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Un’immagine della galea cinquecentesca sui fondali dal Lago di Garda

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Un’immagine della galea cinquecentesca sui fondali dal Lago di Garda

Nel Lago di Garda si tutela una galea cinquecentesca veneziana «autoaffondata»

Nel 1509 il Senato della Serenissima ordinò la distruzione di tre sue imbarcazioni come gesto bellico di autodifesa. Una campagna di perlustrazioni subacquee monitora ora lo stato di conservazione di quella superstite

Vittorio Bertello

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L’8 settembre è iniziata nel Lago di Garda, nel tratto di acque tra Lazise (Vr) e Sirmione (Bs), una nuova campagna di protezione di un relitto di un’imbarcazione cinquecentesca, la cui esistenza era stata scoperta già più di sessant’anni fa, campagna che prevede una serie di ispezioni subacquee che si svolgeranno fino al 28 settembre. Questa ricerca è stata affidata dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza alla Archeotecnica di Dorsoduro Venezia.

«Il relitto giace a una profondità compresa tra i 24 ed i 27 metri su un fondale fangoso, a circa 500 metri dal porto moderno di Lazise, spiega l’archeologo Massimo Capulli. Lo scafo si è conservato per una lunghezza complessiva dì poco meno dì trenta metri e una larghezza massima di 3 metri e mezzo».

L’imbarcazione in questione era una nave da guerra, una galea veneziana affondata nel 1509, scoperta «ufficialmente» nell’estate del 1962 anche se il primo avvistamento risaliva a quattro anni prima. L’affondamento di tre imbarcazioni (una galea e due «fuste») era stato ordinato dal Senato di Venezia, come gesto di autodifesa della Serenissima dopo una guerra perduta.

Riferisce ancora Capulli: «Testimonianze storiche raccontano che il 31 maggio del 1509 il capitano Zaccaria Loredan eseguì l’ordine del Senato facendo appiccare il fuoco alla galea e alle due fuste. Un sacrificio a protezione dei territori della Serenissima. Lo stato delle cose all’epoca non dava possibilità a scelte diverse da un’immediata ritirata, così Venezia ordinò di “brusar la galia e le fuste, et vegnir in questa terra”».

«Se l’inabissamento delle tre navi nel lago di Garda, continua l’archeologo, non rappresenta un fatto storico particolarmente rilevante, per l’archeologia navale costituisce invece un evento eccezionale, poiché il fondale del lago, in quel punto fangoso, l’ambiente freddo e buio e la conseguente scarsa attività biologica hanno permesso la conservazione in buono stato di parte dello scafo di una nave da guerra d’epoca rinascimentale».

I lavori in questi giorni consisteranno nella verifica dello stato di fatto del relitto e del suo interramento. In una seconda fase si provvederà alla pulizia parziale dei resti della galea e alla conservazione dei resti dell’imbarcazione.

Vittorio Bertello, 09 settembre 2025 | © Riproduzione riservata

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