Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliNel 1755, nella Milano governata dagli Asburgo, il patrizio Giulio Gregorio Orsini viene nominato Sovrintendente Generale alla Milizia Urbana, la massima carica di comando deputata al mantenimento dell'ordine pubblico e della sicurezza cittadina. Un incarico prevalentemente onorifico, che nella società dell'Antico Regime conserva tuttavia un significativo valore di rappresentanza. Per celebrarlo, Orsini si affida a Giacomo Ceruti (1698-1767), tra i maggiori interpreti della pittura lombarda del Settecento, commissionandogli un monumentale ritratto equestre destinato a tramandarne il prestigio.
A oltre due secoli e mezzo di distanza, quell'opera torna all'attenzione del pubblico milanese grazie a BKV Fine Art, che la presenta alla ottava edizione di AMART, la fiera dell'antiquariato promossa dall'Associazione Antiquari Milanesi, in programma dal 5 all'8 novembre 2026 al Museo della Permanente. Il dipinto, oggi appartenente alla Collezione Koelliker, è un olio su tela di dimensioni imponenti, 297,5 per 236,5 centimetri, e costituisce una testimonianza della cultura figurativa e delle gerarchie sociali della Milano settecentesca. La scelta di Ceruti rivela un aspetto significativo della sua produzione artistica. Conosciuto come il «Pitocchetto» per le rappresentazioni di mendicanti, lavoratori e figure appartenenti ai ceti più poveri, il pittore fu anche un apprezzato ritrattista dell'aristocrazia, capace di interpretarne le aspirazioni sociali attraverso un linguaggio aggiornato sulle principali esperienze pittoriche europee. È proprio questa duplice identità a rendere particolarmente interessante il Ritratto di Giulio Gregorio Orsini, Sovrintendente Generale alla Milizia Urbana. Da una parte, la tradizione del ritratto ufficiale e celebrativo, costruita attraverso codici iconografici consolidati; dall'altra, la sensibilità naturalistica di Ceruti, riconoscibile nell'attenzione ai tratti individuali, alla resa dell'abbigliamento e all'osservazione della realtà.
Il modello è quello del grande ritratto equestre europeo, espressione per eccellenza dell'autorità politica e militare. Dalla tradizione imperiale romana, rappresentata dall'immagine di Marco Aurelio, alle interpretazioni moderne di Tiziano, Rubens e Velázquez, la raffigurazione del personaggio a cavallo costituisce uno degli strumenti attraverso cui il potere costruisce e trasmette la propria immagine. Ceruti si inserisce in questa genealogia, adattandola al contesto della Milano austriaca. Orsini viene rappresentato come un uomo investito di autorità militare, secondo una formula che traduce visivamente il prestigio di un incarico la cui importanza era soprattutto simbolica. Il paesaggio prealpino sullo sfondo e l'accuratezza dei particolari dell'abbigliamento introducono una componente naturalistica che attenua la rigidità della rappresentazione ufficiale.
L'opera appartiene inoltre a una vicenda collezionistica strettamente legata alla storia della città. Il ritratto equestre proviene dalle raccolte della famiglia Orsini Falcò Pio, conservate in passato nel palazzo milanese di via Borgonuovo e successivamente trasferite nella villa di Imbersago. Dello stesso personaggio Ceruti realizzò, sempre nel 1755, anche un ritratto a mezzo busto, utilizzato come modello per la composizione monumentale. La relazione tra i due dipinti consente di comprendere il passaggio dall'osservazione individuale del soggetto alla costruzione della sua immagine pubblica. Il rapporto tra rappresentazione del potere e osservazione della società attraversa l'intera produzione di Ceruti. La sua pittura è stata oggetto negli ultimi anni di una significativa rivalutazione critica, culminata nel 2023 con la mostra Miseria & Nobiltà. Giacomo Ceruti nell'Europa del Settecento al Museo di Santa Giulia di Brescia e con il progetto Giacomo Ceruti: A Compassionate Eye al J. Paul Getty Museum di Los Angeles.
Queste iniziative hanno contribuito a restituire al pittore una dimensione pienamente europea, superando una lettura concentrata prevalentemente sulla sua produzione dedicata alle classi popolari. La capacità di Ceruti di muoversi tra generi, committenze e ambienti sociali differenti costituisce oggi uno degli elementi centrali della sua fortuna critica. La presenza del ritratto alla Permanente assume anche un significato per il rapporto tra collezionismo privato, mercato antiquario e patrimonio storico-artistico locale. La Collezione Koelliker custodisce un importante nucleo di pittura lombarda, mentre la presentazione promossa da BKV Fine Art offre l'occasione di riportare all'attenzione pubblica un'opera strettamente legata alla storia della città.
In questa prospettiva, AMART diventa anche uno spazio di valorizzazione e conoscenza. La presenza di opere provenienti da raccolte private, accompagnate da una storia attributiva e collezionistica documentata, permette di avvicinare il pubblico a testimonianze artistiche che normalmente hanno una circolazione limitata. Il grande ritratto di Ceruti restituisce così un'immagine della Milano settecentesca attraverso uno dei suoi protagonisti e i codici visivi con cui l'aristocrazia rappresentava se stessa. E ricorda quanto la storia di un'opera possa contribuire alla conoscenza di una città, delle sue élite e degli artisti chiamati a costruirne la memoria.
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
L'artista francese Philippe Parreno presenta alla 21ª Festa del Cinema di Roma «Riverrun», il suo primo lungometraggio di finzione, con Charlotte Gainsbourg, Zoë Saldaña, Vicky Krieps e Ángela Molina. Al centro del film, una musicista che perde progressivamente il controllo del corpo e della voce e che, durante un soggiorno in una clinica spagnola, intraprende un percorso di trasformazione personale. Dopo i ritratti cinematografici di Zinedine Zidane e Marilyn Monroe, Parreno estende alla narrazione il proprio lavoro sulla percezione, sull'identità e sul tempo. Presentato in anteprima mondiale nella sezione Freestyle, il film arriverà nelle sale italiane nella primavera del 2027, distribuito da Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures
All’ex Teatro dell’Oriuolo e alla Strozzina di Palazzo Strozzi, «The Ballad of the Blue Kind» trasforma un’esperienza intima in un racconto corale. Tra performance, disegno e installazione, l’artista indaga le forme della distanza, la memoria dei corpi e ciò che resta di un incontro quando le voci si interrompono
Lo storico Tuxedo di via Belfiore 8, uno dei luoghi simbolo della cultura underground torinese, diventerà nel 2027 la nuova sede della Galleria Umberto Benappi. Prima dell'avvio dei lavori di riqualificazione, dal 29 ottobre al 1° novembre gli spazi riaprono con «Join me in the Underground», un progetto che intreccia arte contemporanea, musica, performance e cultura editoriale. Dall'Arte Povera di Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto alle ricerche delle nuove generazioni, la mostra sarà accompagnata da listening party, interventi sonori e appuntamenti ispirati alla storia del club e all'«Evergreen Review», rivista americana di riferimento per le avanguardie del secondo Novecento.
Ad Art Basel Paris 2026, Galleria Raffaella Cortese presenta undici artisti in un percorso che attraversa disegno, pittura, fotografia, scultura e installazione. A collegare lo stand al programma pubblico della fiera è Marcello Maloberti, con «CIEL», una scritta al neon sospesa a venti metri d'altezza su avenue Winston-Churchill, e una seconda opera luminosa all'interno del Grand Palais. Dai lavori di Anna Maria Maiolino e Roni Horn alle ricerche di Monica Bonvicini, Zoe Leonard, Gabrielle Goliath e Mirosław Bałka, la selezione riflette sui rapporti tra linguaggio, memoria, vulnerabilità e percezione dello spazio.


