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I restauratori al lavoro sulla «Madonna di san Sebastiano» del Correggio

© Staatliche Kunstsammlungen Dresden. Foto Klemens Renner

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I restauratori al lavoro sulla «Madonna di san Sebastiano» del Correggio

© Staatliche Kunstsammlungen Dresden. Foto Klemens Renner

La Madonna di san Sebastiano di Correggio torna a brillare a Dresda

Il dipinto, che fin dalla sua realizzazione rivelò problemi di fragilità e che venne restaurato a più  riprese nel corso dei secoli, ha ritrovato i colori originari e farà parte della mostra su Correggio alla Gemäldegalerie Alte Meister a settembre

Vittorio Bertello

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A Dresda, dopo quasi quattro anni di restauri, la «Madonna di san Sebastiano» di Correggio torna a mostrare i colori, le profondità e i dettagli originari. L’opera, conservata alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, è uno dei capolavori rinascimentali del museo, accanto alla «Madonna Sistina» di Raffaello. Il dipinto di Correggio è però da tempo considerato una delle opere più fragili della collezione.

Realizzata intorno al 1524 per una confraternita di Modena, la pala venne dipinta su un supporto già in partenza problematico: una serie di tavole verticali di pioppo, integrate con strisce di tela. La struttura si dimostrò fragile già pochi decenni dopo la conclusione del dipinto. Nel corso dei secoli, i restauratori intervennero più volte, allo scopo di ovviare a crepe e deformazioni. Furono assottigliate le tavole, ricoperte le fratture, aggiunti ritocchi e stesi strati di vernice. Nel tentativo di proteggere l’opera, questi interventi finirono per alterarne profondamente la leggibilità.

Gli ultimi lavori, conclusisi alla fine del 2025, hanno seguito una strada diversa. Per evitare all’opera ogni possibile shock dovuto a un trasferimento, la Gemäldegalerie ha fatto costruire uno speciale laboratorio a poche centinaia di metri dalla sua sede abituale. Qui i restauratori hanno potuto lavorare per quasi quattro anni, sotto gli occhi dei passanti, rimuovendo le vecchie vernici e vaste porzioni di ridipinture.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La veste della Vergine, che prima appariva quasi verdastra, ha recuperato un intenso color blu, mentre la fodera è tornata di un verde profondo. Le vesti di san Sebastiano e di san Geminiano, patrono di Modena, hanno recuperato la loro luminosità e acquistato tonalità bianche, quasi marmoree. Anche il san Rocco addormentato, nell’angolo inferiore destro, pare trasformato: la sua camicia bianca, che prima risultava quasi invisibile e confusa con le gambe bruno-grigiastre, ora risalta con forza nel contrasto con il chiaroscuro dell’incarnato.

Per poter lavorare con rigore filologico, i restauratori hanno utilizzato anche una preziosa testimonianza cinquecentesca: un’incisione realizzata dall’incisore modenese Cristofano Bertelli nella seconda metà del XVI secolo. Conservata nel Kupferstichkabinett di Dresda, la stampa è stata tenuta come riferimento durante l’intervento. Pur non essendo una riproduzione perfettamente fedele all’originale, mostrava ciò che Bertelli era ancora in grado di vedere quando la superficie della pala non era stata ancora compromessa da perdite e ridipinture.

Nella circostanza sono riemersi particolari importanti. San Sebastiano non è trafitto da un ramo, come poteva sembrare prima del restauro, ma da una sottile freccia, dalla cui ferita sgorgano alcune gocce di sangue. E quello che sembrava un elemento del paesaggio alle spalle di San Rocco si è rivelato essere un cappello da pellegrino, con la caratteristica conchiglia.

La nuova leggibilità della pala fa comprendere meglio il posto dell’opera nella carriera di Correggio. La ritrovata profondità dello spazio avvicina la «Madonna di San Sebastiano» ai suoi lavori più maturi, come la celebre «Notte», la scena della Natività illuminata dalla luce soprannaturale del Bambino.

Il dipinto sarà ora protagonista di «Correggio: commovente e umano», la prima grande mostra dedicata all’intera carriera dell’artista organizzata fuori dall’Italia. Dal 19 settembre al 10 gennaio 2027, la Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda riunirà circa 40 opere di Correggio e un’ampia selezione di dipinti, oggetti, tessuti e materiali capaci di ricostruire il contesto artistico del suo tempo.

Al centro dell’esposizione ci sarà un ideale «trittico» composto dalla «Madonna di san Sebastiano», dalla «Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria» del Louvre e dal «Noli me tangere» del Prado. Il prestito del Louvre è particolarmente eccezionale: secondo il museo, l’opera non era mai stata concessa in prestito in precedenza.

La mostra vuole anche tornare a focalizzare l’attenzione su un artista che per secoli godette di una reputazione altissima. Correggio in passato fu considerato a lungo alla pari di Raffaello e persino superiore a Leonardo e Michelangelo. Con il mutare del gusto, nell’Ottocento la sua fama si ridimensionò. Oggi, grazie anche alla rinascita della Madonna di San Sebastiano, Dresda offre l’occasione per guardare nuovamente a Correggio con occhi diversi; per capire, in altre parole, perché un tempo fosse considerato uno dei «grandi» assoluti del Rinascimento.

Vittorio Bertello, 14 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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