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Primo portfolio che illustra la futura Maison Martin Margiela, 1987

Courtesy of Maurice Auction

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Primo portfolio che illustra la futura Maison Martin Margiela, 1987

Courtesy of Maurice Auction

Martin Margiela apre il suo archivio personale

A Parigi, durante la couture week, 195 lotti provenienti dall’universo privato del designer vengono messi all’asta per la prima volta: tra Tabi, prototipi e oggetti d’atelier

Lavinia Trivulzio

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Nel mondo della moda, dove l’archivio è spesso trattato come un oggetto sacro, da conservare intatto o da esporre come reliquia, l’asta che si terrà a Parigi il 9 luglio rappresenta un passaggio importante. Per la prima volta, infatti, un designer ancora in vita ha scelto di collaborare direttamente con una casa d’aste per mettere in circolazione una parte del proprio archivio personale. Il protagonista è Martin Margiela, una delle figure più influenti e insieme più sfuggenti della moda contemporanea. L’evento, organizzato da Maurice Auction in collaborazione con Kerry Taylor Auctions, si svolgerà durante la couture week parigina e riunisce tra circa 150 e oltre 200 lotti provenienti dall’universo privato del designer belga, con una stima complessiva di circa 400mila euro. Una cifra che racconta solo in parte la portata dell’operazione, perché qui il valore non è soltanto economico ma soprattutto culturale e simbolico.

Tra i pezzi più significativi emerge il dossier del 1987, uno dei primi portfolio che Margiela portava con sé nei suoi viaggi in Italia per presentare la sua visione della moda decostruita. Collage surrealisti, schizzi e prime sperimentazioni che anticipano elementi destinati a diventare iconici, come la Tabi shoe. Il documento ha una storia quasi romanzesca: rubato su un treno, recuperato un anno dopo dalla polizia, oggi arriva in asta con una stima di circa 8mila euro. Accanto a questo nucleo fondativo, uno dei pezzi più emblematici è il celebre blouse blanche, il camice in cotone bianco indossato negli atelier tra la fine degli anni ’80 e i 2000, segnato da macchie di lavoro e firmato all’interno con il nome «Martin». La stima si colloca tra i 6mila e i 10mila euro, e lo stesso oggetto riassume l’estetica del lavoro invisibile che ha definito la maison.

 

Coppia di stivaletti Tabi ricoperti di graffiti, 1991. Courtesy of Maurice Auction

Maglione unico nel suo genere creato da Martin Margiela, intorno al 2020. Courtesy of Maurice Auction

La dimensione domestica e quotidiana entra in scena anche attraverso oggetti trasformati in dispositivi concettuali: un telefono da ufficio completamente dipinto di bianco e segnato a mano con il numero personale del designer, stimato tra 3mila e 5mila euro, e altri elementi provenienti dal celebre headquarter in cui tutto - pareti, pavimenti, mobili - era uniformato al bianco come gesto radicale di cancellazione dell’ego autoriale. Uno dei lotti più riconoscibili resta però il paio di Tabi boots del 1991 provenienti da una mostra al Musée Galliera di Parigi, dove il pubblico era stato invitato a intervenire fisicamente sugli spazi espositivi. Le scarpe, segnate da scritte e interventi dei visitatori, diventano un oggetto collettivo e irripetibile, con una stima tra 30mila e 50mila euro, il valore più alto dell’intera asta.

Accanto ai pezzi più iconici compare anche una serie di prototipi e miniature di collezione, tra cui figurini, studi su silhouette e piccoli manichini utilizzati per sviluppare look in scala ridotta, con stime variabili tra 2mila e 7mila euro a seconda della complessità e dello stato di conservazione. Si tratta di materiali raramente visti, che restituiscono il lato più tecnico e laboratoriale del processo creativo. Un capitolo a parte è dedicato alla sezione Hermès, frutto della direzione creativa di Margiela tra il 1997 e il 2003. Qui emergono circa 60 pezzi provenienti dal guardaroba di Léa Bouchet, madre del designer, che includono cappotti in cashmere, abiti in seta minimalisti e accessori iconici del periodo. Tra questi spicca una borsa in pelle marrone Hermès, stimata tra 4mila e 6mila euro, che rappresenta perfettamente la sua idea di lusso silenzioso e funzionale.

Questa asta, dunque, non riguarda soltanto la dispersione di un archivio ma la sua trasformazione in narrazione condivisa. È anche la prima volta che un creativo vivente partecipa direttamente alla messa sul mercato delle proprie tracce, un gesto che apre interrogativi più ampi sul significato stesso di archivio nella moda contemporanea.  Margiela ha dichiarato che la decisione nasce dal desiderio di «lasciare andare» parte del proprio materiale, immaginando che possa trovare nuova vita tra collezionisti e istituzioni.

Lavinia Trivulzio, 17 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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