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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliLa Biennale di Sydney continua a ridefinire la propria identità all'interno del sistema globale delle grandi esposizioni internazionali. Per la ventiseiesima edizione, in programma nel 2028, la manifestazione australiana ha nominato direttore artistico Low Kee Hong, figura che incarna una traiettoria professionale capace di attraversare alcune delle più importanti istituzioni culturali dell'area Asia-Pacifico e dell'Europa. La scelta arriva a poche settimane dalla conclusione dell'edizione 2026, Rememory, curata da Hoor Al Qasimi, e rappresenta un ulteriore tassello nella progressiva ridefinizione geopolitica della Biennale.
Originario di Singapore, Low Kee Hong è oggi direttore creativo fondatore di Factory International, l'istituzione inaugurata nel 2023 a Manchester che gestisce anche il Manchester International Festival. Prima di trasferirsi nel Regno Unito ha ricoperto ruoli di primo piano nel panorama culturale asiatico, dirigendo il Singapore Arts Festival, contribuendo alla nascita della Biennale di Singapore e guidando il dipartimento di teatro e arti performative della West Kowloon Cultural District Authority di Hong Kong. La sua nomina segna inoltre un passaggio simbolico: è il primo curatore proveniente dal Sud-est asiatico a dirigere la Biennale di Sydney.
Più che il profilo individuale del nuovo direttore artistico, è la direzione culturale della manifestazione a emergere con chiarezza. Da tempo la Biennale di Sydney ha smesso di essere semplicemente la principale rassegna d'arte contemporanea australiana per proporsi come una piattaforma che guarda all'intera regione Asia-Pacifico. La scelta di Low Kee Hong consolida questa prospettiva, privilegiando una figura la cui esperienza si è sviluppata attraverso reti culturali transnazionali piuttosto che all'interno di un unico sistema nazionale. Non è un caso che il nuovo direttore abbia posto al centro delle prime dichiarazioni il tema dell'incontro. La Biennale del 2028, ha spiegato, intende promuovere partecipazione e scoperta, coinvolgendo artisti, comunità e istituzioni culturali dell'Australia e dei Paesi vicini. Una formulazione che riflette un'idea ormai consolidata delle biennali contemporanee: non più semplici esposizioni temporanee, ma dispositivi relazionali capaci di costruire connessioni tra territori, discipline e pubblici differenti. Questa impostazione è coerente con il percorso sviluppato da Low Kee Hong negli ultimi anni. Factory International, da lui fondata a Manchester, nasce infatti come un'organizzazione interdisciplinare nella quale arti visive, musica, performance e produzione culturale convivono stabilmente. La recente mostra site specific di Ai Weiwei e il ruolo centrale del Manchester International Festival testimoniano una pratica curatoriale che privilegia la collaborazione tra linguaggi piuttosto che la distinzione tra discipline.
Per la Biennale di Sydney la nomina arriva in una fase particolarmente delicata. L'edizione diretta da Hoor Al Qasimi, presidente della Sharjah Art Foundation, ha ricevuto ampi consensi per il progetto curatoriale dedicato alla memoria e alle forme della sua cancellazione, ma è stata accompagnata anche da forti tensioni politiche. Alcuni gruppi ebraici australiani hanno contestato la presenza di artisti ritenuti vicini a posizioni filo-palestinesi, alimentando un dibattito che ha investito il ruolo stesso delle grandi manifestazioni internazionali come spazi di confronto politico oltre che culturale. La scelta di Low Kee Hong non rappresenta necessariamente una risposta diretta a quelle polemiche, ma sembra indicare la volontà della Biennale di riportare l'attenzione sulla costruzione di relazioni culturali di lungo periodo. Le parole con cui il nuovo direttore descrive il progetto del 2028 insistono infatti sulla generosità, sulla possibilità di ricostruire comunità e sulla capacità dell'arte contemporanea di produrre esperienze condivise in un contesto internazionale attraversato da tensioni geopolitiche sempre più evidenti.
Angelica Kaufmann
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