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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliL'epoca in cui il successo di una mega-galleria si misurava anche dal numero delle sue sedi sembra lasciare spazio a una nuova fase. Gagosian ha deciso di chiudere due dei suoi avamposti europei, lo spazio di Burlington Arcade a Londra e quello di Rheinsprung a Basilea, confermando una strategia che privilegia la qualità delle presenze rispetto alla loro quantità.
Le due sedi avevano caratteristiche simili. Entrambe erano nate come iniziative temporanee in occasione di eventi strategici per poi trasformarsi in spazi permanenti. Burlington Arcade, inaugurata nel 2023, ospitava al piano terra una libreria dedicata alle pubblicazioni della galleria e al piano superiore una piccola sala espositiva, nella quale sono state organizzate sedici mostre. Lo spazio di Basilea, aperto inizialmente come pop-up durante Art Basel 2019, è rimasto operativo per sette anni, ospitando diciassette esposizioni.
Secondo fonti vicine alla galleria, la decisione risponde a un principio pragmatico che da sempre caratterizza Larry Gagosian: mantenere aperte solo le sedi che presentano concrete opportunità di sviluppo. Se il contesto non lo giustifica più, la chiusura diventa una scelta gestionale, non un arretramento strategico. Del resto Gagosian non riduce la propria presenza internazionale. A Londra continueranno a operare le due grandi sedi di Grosvenor Hill e Davies Street, mentre a Basilea la galleria ha lasciato intendere di valutare nuove opportunità in futuro. Parallelamente, negli Stati Uniti il gruppo ha appena inaugurato un nuovo quartier generale a New York di oltre 1.100 metri quadrati, riunendo in un'unica sede le attività precedentemente distribuite tra Madison Avenue e altri spazi cittadini.
La vicenda assume un significato più ampio se osservata insieme alle recenti decisioni degli altri protagonisti del mercato. David Zwirner ha chiuso la sede dell'Upper East Side per concentrare le attività nel campus di Chelsea e nello spazio di Tribeca, mentre Pace Gallery sta ridimensionando la propria presenza londinese, cercando locali più contenuti dopo una fase di ristrutturazione interna che ha comportato anche una riduzione dello staff e del numero di artisti rappresentati. Più che una contrazione del mercato, emerge un diverso modello di crescita. Negli ultimi vent'anni l'espansione internazionale delle mega-gallerie aveva seguito una logica quasi territoriale: presidiare le principali capitali dell'arte con sedi permanenti diventava un elemento di prestigio e di competitività. Oggi quella geografia viene ripensata alla luce di un mercato più selettivo, dell'aumento dei costi immobiliari e di un collezionismo sempre più mobile, che concentra gran parte delle relazioni durante fiere, grandi mostre e appuntamenti internazionali.
In questo contesto la presenza fisica perde valore come semplice simbolo di espansione e diventa uno strumento da utilizzare solo quando produce reale attività culturale e commerciale. La stessa esperienza di Gagosian a San Francisco, definita dallo stesso Larry Gagosian un "fallimento" per la scarsa partecipazione del pubblico, aveva già mostrato come l'apertura di nuove sedi non costituisca più, di per sé, un indicatore di successo. Il riposizionamento delle grandi gallerie racconta quindi una trasformazione più profonda del mercato. Dopo anni in cui la crescita coincideva con l'apertura di nuove sedi, la priorità sembra essere oggi la concentrazione delle risorse, la razionalizzazione degli investimenti e il rafforzamento degli hub realmente strategici. Per le mega-gallerie la sfida non è più occupare più città possibile, ma costruire una presenza internazionale più sostenibile, flessibile e coerente con un mercato che continua a globalizzarsi, ma che richiede modelli organizzativi meno dispersivi.
Angelica Kaufmann
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