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Sislej Xhafa Paradiso, 2003 courtesy the artist and Galleria Continua Ph. Oak Taylor - Smith

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Sislej Xhafa Paradiso, 2003 courtesy the artist and Galleria Continua Ph. Oak Taylor - Smith

Lo spettacolo del paesaggio di Anacapri nel suo Festival

Il Festival, in scena dal 7 settembre al 3 novembre. sarà costellato da due rassegne: Travelogue. Paesaggi con rovine e RUINA. Ricerca un'identità nell'antico e nell'attuale

Riccardo Deni

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Questo autunno torna a Villa San Michele e nel centro storico di Anacapri il Festival del Paesaggio di Anacapri con la sua nuova edizione curata da Arianna Rosica e Gianluca Riccio. Con un progetto espositivo articolato in due movimenti – Travelogue. Paesaggi con rovine e RUINA. Ricercare un'identità nell'antico e nell'attuale – il Festival propone un'unica narrazione corale che intreccia paesaggio e memoria, arte contemporanea e rovina, viaggio e identità. Con Travelogue la nona edizione del Festival rielabora il tema del Viaggio in Italia, riflettendo sul valore culturale e iconografico delle rovine. Le opere e installazioni site-specific di Angelo Mosca, Masbedo, Katarina Löfström, Alessio de Girolamo, Sislej Xhafa e Luca Pancrazzi contribuiscono a dare nuovi significati e forme alle rovine, allontanandole da un'estetica nostalgica e reinterpretandole come tracce vive di un paesaggio storico, artistico, sociale e personale.

Nel percorso espositivo Alessio de Girolamo (1980) presenta un’installazione sonora che fonde memoria musicale e linguaggio digitale, creando un ponte tra passato e presente attraverso la costruzione di un paesaggio sonoro vivo e intimo che restituisce il respiro di una Capri notturna, personale e astratta. Katarina Löfström (1970) porta nel parco della Villa l’opera Open Source (4:3), una grande parete composta da migliaia di paillettes che reagiscono al vento e alla luce. L’opera riflette il paesaggio circostante, producendo un’immagine frastagliata e in continua mutazione: uno schermo vivo, cangiante, su cui si proiettano cielo, mare e tempo. Angelo Mosca (1961), con l’installazione Reperti, propone invece una serie di dipinti che indagano la relazione tra rovina e ritrovamento, tra ciò che è stato e ciò che può ancora nascere dall’arte come atto di scavo e di visione. MASBEDO, il duo di registi e filmmaker formato da Nicolò Massazza (1973) e Iacopo Bedogni (1970), presenta al Festival l’opera video Resto dal nome dalla barca usata per trasportare un grande schermo a prua, sul quale viene proiettata una sonata andante di Gianandrea Fioroni. Luca Pancrazzi (1961) riflette sulla pratica artistica come processo relazionale e sul valore poetico dello scarto. A Villa San Michele Pancrazzi ha scelto di esporre i suoi paesaggi minuti che fanno appello a una memoria profonda, ad un mito, ad un archetipo poetico. Infine, l’installazione di Sislej Xhafa (1970), un arco sormontato dalla scritta al neon “Paradiso” gioca sulla tensione tra immaginario turistico e realtà quotidiana. Xhafa firma anche due interventi pubblici del Festival allestiti nel centro storico: The Flag Project – III edizione, un’azione simbolica sul concetto di identità attraverso l'installazione di bandiere d'artista e Manifesto, un progetto visivo diffuso dedicato alle affissioni pubbliche della città.

La rassegna RUINA. Ricercare un'identità nell'antico e nell'attuale, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell’ambito del programma Per Chi Crea in collaborazione con Villa San Michele, presenta le opere di cinque giovani artiste italiane under 35 – Clarissa Baldassarri, Morena Cannizzaro, Maria Cavinato, Carmela De Falco, Irene Macalli – che, attraverso differenti linguaggi,  inquadrano il tema delle rovine come presenze attive, come oggetti che, a partire dalla loro dimensione archeologica, appaiono in grado di recuperare tradizioni e relazioni, storie e immagini in via di scomparsa. Carmela De Falco (1994), con le sculture della serie "dentro, fuori" del 2024, affronta la rovina come perdita di una memoria, personale e collettiva, dovuta alla scomparsa di rituali quotidiani della tradizione del sud Italia e al contempo come dispositivo relazionale da riattivare. Le opere di Clarissa Baldassarri (1994) dal titolo "Dove sei?", "Quando piombò il silenzio e il tempo sembrò essersi fermato” e “392 Km”, riflettono sui concetti di mobilità e immobilità, protezione e fragilità, che le rovine di ieri e di oggi evocano; sculture in polistirolo e blocchi di carta che attraverso la leggerezza del materiale sollevano nello spettatore dubbi sulla relazione tra passato e presente. Irene Macalli (1999) presenta due opere scultoree - "Identità" (2021) e la scultura “The journey of hope” (2021) - in cui il tema della rovina emerge nella sua dimensione di stratigrafia di memorie, private e sociali, e nel riferimento costante all'universo domestico come luogo ambivalente, in bilico tra sopravvivenza e dissolvenza. Maria Cavinato (1996) e Morena Cannizzaro (1997), rispettivamente con le serie fotografiche "Aurea interrotta" (2024) e "Nigredo" (2025), inquadrano il tema della rovina come ferita che si apre nel paesaggio, culturale e personale, contemporaneo, riconoscendo proprio nella frattura e nell’usura del tempo che attraversa un ordine storico o naturale, archeologico e oggettuale, lo spazio per configurare nuove strategie poetiche e nuove identità linguistiche.

Riccardo Deni, 31 agosto 2025 | © Riproduzione riservata

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