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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliIl 14 maggio 1948, Israele proclamò la propria indipendenza al Museo d’Arte di Tel Aviv. Poco più di 75 anni dopo, questa stessa istituzione è stata tra le tante in tutto il Paese che si sono impegnate a proteggere le proprie collezioni in seguito agli attacchi del 7 ottobre 2023, il giorno più sanguinoso nella storia di Israele. Questi attacchi, seguiti dalla guerra condotta da due anni da Israele contro Hamas a Gaza, sono stati accompagnati da un «silenzio assordante» da parte del mondo dell’arte, deplora Tania Coen-Uzzielli, direttrice del Museo d’Arte di Tel Aviv dal 2019. «La maggior parte delle nostre collaborazioni internazionali sono state sospese, rinviate o annullate», ha dichiarato alla stampa specializzata.
Il museo si è costruito ora una reputazione di impegno civico e politico, un orientamento che i suoi precedenti direttori non avevano intrapreso. L’istituzione aveva chiuso parzialmente i battenti durante la «giornata di paralisi» del marzo 2023, quando i manifestanti avevano organizzato a Tel Aviv una serie di azioni di protesta contro la riforma giudiziaria del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il museo ha anche preso pubblicamente posizione per chiedere la fine della guerra e delle sofferenze a Gaza.
Coen-Uzzielli si sente in una sorta di morsa tra le critiche provenienti dalla destra israeliana e quelle del mondo dell’arte, più orientato a sinistra, proprio mentre si impegna a promuovere artisti arabi e ad attirare nuovi pubblici grazie al programma «Il Museo d’Arte di Tel Aviv parla arabo».
Ragionamenti analoghi si sentono al Museo della città Tel Aviv-Yafo, che ha inaugurato nel settembre 2023 il suo nuovo edificio (l’ex municipio) alla presenza del sindaco, e avrebbe dovuto aprire al pubblico in ottobre. Dopo l’attacco di Hamas, l’istituzione si è rapidamente concentrata sulla documentazione della vita quotidiana della città in tempo di guerra e sul sostegno agli artisti che affrontano difficoltà economiche o personali, ha dichiarato la direttrice e conservatrice Michal Baharav Uzrad. «Dirigere un museo dopo il 7 ottobre, ha spiegato, ha significato trovare un equilibrio tra resilienza e lutto, lavorare all’ombra di un trauma nazionale». La dirigente lamenta l’assenza di sostegni diretti da parte dei propri omologhi internazionali.
A meno di un chilometro di distanza, Suzanne Landau ha assunto la carica di direttrice dell’Israel Museum (il maggiore del Paese) il 9 settembre 2023. Il 7 ottobre, nel tardo pomeriggio, il personale ha trasferito i manoscritti del Mar Morto, i più antichi testi biblici conosciuti, in spazi di conservazione sicuri. Il giorno successivo, le opere più importanti del museo erano state messe al sicuro. Due prestiti del British Museum, invece, hanno potuto essere trasferiti solo il 9 ottobre, dopo il via libera dell'istituzione londinese. Da allora, la cooperazione internazionale si è rivelata particolarmente difficile. «In realtà viviamo in un isolamento totale. Non chiedo nemmeno più prestiti: non voglio mettere nessuno in una situazione delicata», spiega Landau, che però ritiene che dopo la guerra sarà più facile ristabilire normali relazioni con i musei stranieri.
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