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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliL’Ovest americano non è mai stato soltanto un territorio. È stato, piuttosto, una proiezione: un’idea di libertà, di possibilità, di reinvenzione, costruita e continuamente riscritta attraverso le immagini. A questa stratificazione dello sguardo è dedicata The New American West: Photography in Conversation, la mostra che dall’11 marzo al 7 aprile 2026 la Galleria 10 Corso Como presenta a Milano, in collaborazione con MIA Photo Fair BNP Paribas e nell’ambito del programma MIA OFF.
Co-curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, la mostra mette in dialogo opere storiche della fotografia americana del Novecento con lavori contemporanei di Maryam Eisler e Alexei Riboud, proponendo una lettura non lineare e non nostalgica dell’immaginario occidentale.
Il percorso attraversa quasi cento anni di fotografia, riunendo autori che hanno contribuito in modo decisivo alla costruzione visiva dell’Ovest: da Edward Weston e Paul Strand fino a Diane Arbus, Robert Adams, Joel Meyerowitz, Lee Friedlander, Wright Morris e Minor White, accanto a figure ibride come Allen Ginsberg e Wim Wenders. Le immagini non sono presentate come documenti di un’epoca conclusa, ma come dispositivi ancora attivi, capaci di influenzare lo sguardo contemporaneo. Dal modernismo essenziale di Strand ai paesaggi scultorei di Weston, dalle osservazioni sociali di Esther Bubley ai ritratti frontali e disturbanti di Arbus, emerge un Ovest molteplice, segnato da bellezza e spaesamento, ambizione e contraddizione.
Il cuore concettuale della mostra è il confronto diretto tra archivio e produzione contemporanea. Nel 2024 Eisler e Riboud hanno intrapreso un viaggio attraverso Texas, New Mexico, Arizona e Utah, fotografando gli stessi luoghi senza condividere le immagini durante il processo. Il risultato è un doppio sguardo radicalmente divergente: cinematografico, emotivo e psicologico quello di Eisler; essenziale, architettonico e contemplativo quello di Riboud. Accostate alle opere storiche provenienti dall’archivio Greenberg, le loro fotografie dimostrano come l’Ovest continui a funzionare meno come luogo geografico che come spazio mentale, un territorio di interrogazione piuttosto che di rappresentazione. La mostra suggerisce così che ogni generazione non eredita un’immagine dell’Ovest, ma la riscrive.
Presentata in precedenza a New York e a Parigi, la mostra arriva a Milano con un allestimento progettato appositamente per gli spazi di 10 Corso Como, che rafforza la dimensione storico-artistica del progetto. Senza assumere una posizione esplicitamente politica, The New American West riflette sul mutamento della percezione dell’America e degli ideali a lungo proiettati sull’Ovest riconoscendone al tempo stesso le ambiguità e le esclusioni. La fotografia, in questo contesto, è un mezzo critico attraverso cui le tensioni dell’immaginario occidentale vengono conservate, analizzate e rimesse in discussione. Ne emerge una mostra che non celebra un mito, ma ne osserva la persistenza, mostrando come l’Ovest continui a essere una domanda aperta più che una risposta.
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