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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliIn un momento in cui il mercato dell’arte internazionale appare attraversato da segnali contrastanti, le ultime aste londinesi hanno offerto un banco di prova significativo. Tra risultati sorprendenti e una crescente selettività da parte dei collezionisti, il sistema sembra orientarsi verso una nuova fase in cui la qualità torna a essere il principale criterio di valutazione. Ne parliamo con Filippo Di Carlo della Galleria dello Scudo, realtà storica del mercato italiano del moderno, che da quasi tre decenni partecipa alle principali fiere internazionali e continua a promuovere i grandi protagonisti del Novecento. Dalla resilienza delle aste internazionali alla preparazione per miart e Art Basel, l’intervista affronta i nodi centrali del momento: il ritorno del moderno come “bene rifugio”, il ruolo delle fiere nel sistema globale, il valore curatoriale del lavoro di galleria e le prospettive del mercato italiano.
Partiamo dalla stretta attualità, le ultime grandi aste londinesi. Che segnali arrivano dal mercato internazionale in questo momento? Avverte prudenza, ripresa o un nuovo tipo di selettività?
I risultati delle ultime aste tenutesi a Londra mi hanno sinceramente stupito, sia per numero di lotti venduti che per i singoli prezzi di vendita. Il mercato ha dimostrato, per ora, di essere resiliente se non, addirittura, scollegato dai recenti tragici eventi. Il collezionista è diventato estremamente attento e selettivo. Per i capolavori, data la scarsità di opere di tale livello sul mercato internazionale, si è disposti a compiere vere e proprie pazzie.
Negli ultimi mesi molti operatori parlano di un mercato meno euforico ma più attento alla qualità. È una percezione che condividete?
Certamente. Oggigiorno si vendono solo esclusivamente opere di qualità buona se non superiore. L’opera media, “da arredamento”, oggigiorno si fa veramente molta fatica. Il suo mercato è praticamente congelato.
Dall’appena trascorso al futuro prossimo: miart (17-19 aprile, preview 16 aprile). Qual è il progetto della Galleria dello Scudo per la fiera di Milano?
Uno stand nella sezione Established dedicato ai lavori realizzati da Emilio Vedova a cavallo degli anni 80 e 90.
Il tema della rassegna è il jazz e l’improvvisazione. Il tema si riverbererà sulle pareti dello stand attraverso le vostre opere?
Più che di improvvisazione, riferendomi alla pittura di Vedova e al Jazz come genere musicale, posso parlare di lucida visione fatta di gesti/suoni veloci e improvvisi. Come una partitura basata su talento, velocità d’esecuzione e ritmo sincopato.
A proposito di improvvisazione: da galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisare?
Purtroppo ci è capitato di dovere improvvisare ed essere italiani, avere un’ottima capacità di adattamento ci ha fortemente aiutato.
Visto il prossimo cambio di guida della fiera milanese. Quali consiglio darebbe al nuovo direttore?
Attenzione, doverosa e necessaria, alla sezione del moderno. Rappresenta un porto sicuro in tempi difficili e la nostra legacy. Si ritengono blue chip in momenti difficili non è certamente una casualità.
Allestimento della mostra Carla Accardi oroargento. Dipinti 1964-1965, in collaborazione con Archivio Accardi Sanfilippo, Verona, Galleria dello Scudo, 13 dicembre 2025 – 24 aprile 2026
Guardando un po’ più in là, oltre Milano, cosa state preparando per Art Basel a Basilea?
Sono 29 anni che la Galleria dello Scudo partecipa. Come sempre, nostro biglietto da visita, uno stand dedicato ai grandi capolavori dell’arte italiana del primo e secondo Novecento.
Quanto è cambiato negli ultimi anni il ruolo delle fiere internazionali per una galleria storica come la vostra? Rimangono ancora piattaforme centrali?
Le fiere, oggigiorno, sono un indispensabile, ma ahimè estremamente costosa, vetrina. Luogo d’incontro per eccellenza di grandi collezionisti desiderosi di poter vedere, ed acquistare, il meglio che l’arte italiana possa offrire. Rimangono piattaforme centrali ed indispensabili per il nostro lavoro. Senza di esse non potremmo raggiungere collezionisti provenienti da mercati lontani.
In una fase di mercato incerta si torna spesso a parlare del grande Novecento come di un “bene rifugio”. È davvero così? I grandi maestri storici continuano a rappresentare una garanzia per i collezionisti?
Certamente sì! Possiamo affermare con assoluta certezza che oggigiorno il collezionista acquista un capolavoro d’arte moderna sia per il piacere di avere un pezzo significativo della storia dell’arte italiana sia per la giusta convinzione che la sua resilienza economica sia a prova degli alti e bassi dei cicli economici.
Quali artisti del Novecento italiano ritiene che oggi meritino una nuova attenzione da parte del mercato e delle istituzioni?
Lo scultore Alberto Viani.
Che mostra è attualmente in corso alla Galleria dello Scudo a Verona?
Una mostra dedicata alle opere di Carla Accardi. Un ciclo di lavori realizzato dall’artista tra il 1964 ed il 1968 caratterizzato dalla pittura oro e argento.
Cosa state preparando, nel frattempo, per i prossimi mesi?
A dicembre la Galleria ha in programma un’esposizione dedicata ai lavori degli anni Sessanta di Vedova.
Le sembra che stia cambiando il modello della galleria d’arte? Tra fiere, advisory, collezionismo e nuove piattaforme digitali, come si sta trasformando il vostro lavoro quotidiano?
La galleria è il luogo principe dedicato alla realizzazione di mostre e quindi di “fare cultura”. Così è sempre stato è e sempre sarà. La realizzazione di esposizioni di taglio curatoriale, con il preciso scopo di analizzare e portare all’attenzione del pubblico specifici periodi o determinati cicli di lavori assieme alla realizzazione di cataloghi connotati da una forte impronta scientifica sono alla base di un lavoro serio e sempre più attuale per le gallerie.
Guardando al sistema italiano, cosa manca ancora perché il mercato dell’arte moderna e contemporanea possa esprimere pienamente il suo potenziale?
Una maggior sinergia tra tutti gli attori del sistema dell’arte. Solo stando uniti si possono mettere le basi per lo sviluppo di un sistema che, purtroppo, oggigiorno è sottocapitalizzato, frammentato e regolato da logiche campanilistiche di poco valore.
Allestimento della mostra Carla Accardi oroargento. Dipinti 1964-1965, in collaborazione con Archivio Accardi Sanfilippo, Verona, Galleria dello Scudo, 13 dicembre 2025 – 24 aprile 2026
Ritratto di Filippo Di Carlo, foto Studio Vandrasch, Milano
Sophie Seydoux
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