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Il collettivo punk femminista Pussy Riot

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Il collettivo punk femminista Pussy Riot

Le Pussy Riot preparano una «massiccia protesta» contro il Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia

Il progetto del Padiglione russo, dedicato a folklore e musica globale, provoca le proteste dei dissidenti russi e degli artisti ucraini. La Biennale difende la propria posizione: «Nessuna esclusione della cultura».

Sophie Seydoux

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Il ritorno della Federazione Russa alla Biennale di Venezia, per la prima volta dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, ha già provocato forti reazioni nel mondo culturale internazionale. Tra le critiche più nette figurano quelle del collettivo punk femminista Pussy Riot, che ha definito la partecipazione russa «un duro colpo alla sicurezza dell’Europa».

Secondo l’elenco dei partecipanti pubblicato sul sito della Biennale, il progetto del padiglione russo sarà costruito attorno a un programma dedicato al folklore russo e alla musica del mondo. L’iniziativa includerà un festival di tre giorni, previsto dal 5 all’8 maggio che verrà filmato e successivamente proiettato all’interno del padiglione. Il titolo del programma, “L’albero ha le radici nel cielo”, è tratto da un’opera della filosofa e mistica francese Simone Weil.  L’iniziativa è stata tuttavia accolta con forte scetticismo da parte della comunità dissidente russa e da numerosi esponenti del mondo culturale ucraino. In un post pubblicato su Facebook, le Pussy Riot hanno affermato che, dall’inizio della guerra, il soft power culturale è diventato parte integrante della strategia politica e militare del Cremlino.

«Dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina», scrivono, «il soft power culturale è diventato parte della dottrina militare russa e uno strumento di guerra ibrida. Il Cremlino utilizza da tempo la cultura come estensione della politica estera e come mezzo per legittimare il regime all’estero». Il collettivo ha inoltre richiamato alcuni precedenti storici legati alla Biennale veneziana durante i regimi totalitari europei. «Non dovremmo calpestare due volte lo stesso rastrello», scrivono. «Nel 1934 Hitler e Mussolini parteciparono insieme alla Biennale. Nel 1942 la manifestazione fu dedicata all’arte militare, mentre il catalogo non conteneva alcun riferimento alla Seconda guerra mondiale. Non è una novità che i regimi autoritari utilizzino l’arte per normalizzare il proprio potere».

Il gruppo ha annunciato l’intenzione di organizzare proteste durante la manifestazione. 

Il ritorno della Russia alla Biennale riapre così il dibattito sul ruolo della cultura nelle relazioni internazionali e sul confine, sempre più controverso, tra diplomazia culturale e propaganda politica.

Sophie Seydoux, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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