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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliA sei anni dalla scomparsa di Philippe Daverio continua il lavoro di recupero e pubblicazione delle sue lezioni, che hanno contribuito a rendere la storia dell'arte accessibile a un pubblico vasto senza rinunciare alla complessità del pensiero. Il 22 settembre Solferino pubblica Le origini dell'eleganza. Un viaggio nella storia dell'arte per capire noi stessi, un volume che raccoglie una serie di riflessioni dedicate all'evoluzione della cultura figurativa occidentale, proponendo una lettura trasversale delle grandi stagioni dell'arte europea.
Più che una storia lineare dell'arte, il libro si presenta come un itinerario attraverso alcune delle grandi questioni che hanno attraversato la civiltà occidentale. L'eleganza, nel lessico di Daverio, non coincide infatti con una categoria estetica legata al gusto o allo stile, ma diventa una chiave per comprendere il modo in cui ogni epoca ha costruito la propria idea di armonia, bellezza, potere e rappresentazione. Il percorso si sviluppa tra mondi apparentemente lontani. Dalla misura dell'arte greca alla verticalità delle cattedrali gotiche, dall'astrazione spirituale delle icone bizantine alla rivoluzione umana di Giotto, dall'equilibrio rinascimentale di Raffaello fino alla sensualità barocca di Rubens e alle fratture del linguaggio moderno incarnate da Pablo Picasso. Ne emerge una storia costruita non come successione ordinata di movimenti, ma come una continua catena di rimandi, riprese e trasformazioni.
È una prospettiva che caratterizza da sempre il lavoro di Daverio. La storia dell'arte, nelle sue lezioni, non è mai un catalogo di capolavori né una cronologia da memorizzare. È piuttosto un sistema di relazioni nel quale ogni artista dialoga con chi lo ha preceduto e, spesso inconsapevolmente, anticipa chi verrà dopo. Ogni epoca risponde alle domande lasciate aperte dalla precedente e ne formula di nuove, in un processo che rende la cultura figurativa un organismo in continua evoluzione. Il titolo del volume riflette questa impostazione. Parlare di "origini dell'eleganza" significa interrogarsi sulle radici profonde della cultura occidentale, evitando però l'idea di un'origine unica o definitiva. Per Daverio l'eleganza nasce infatti dalla stratificazione della storia, dall'incontro tra mondi differenti, dalle tensioni tra ordine e disordine, tra armonia e deformazione, tra regola e invenzione.
Il libro riprende così uno dei temi più ricorrenti nella sua attività divulgativa: il rifiuto delle categorie rigide. Classico e moderno, razionalità e fantasia, misura e eccesso non sono mai presentati come opposti inconciliabili, ma come polarità che si richiamano continuamente. È proprio da questa dialettica che, secondo Daverio, prende forma la storia dell'arte europea. La pubblicazione si inserisce nel percorso editoriale che Solferino dedica da alcuni anni all'opera dell'autore, dopo Racconto dell'arte occidentale, Il giro del mondo dell'arte, Che cos'è la bellezza, Geniali, I segreti delle città italiane e Come San Francesco inventò l'arte moderna. Volumi che hanno progressivamente ricostruito il patrimonio di lezioni, conferenze e interventi lasciato da Daverio, restituendo la ricchezza di un pensiero che continua a parlare anche a nuove generazioni di lettori. La fortuna editoriale di questi libri testimonia il ruolo particolare che Daverio ha occupato nella cultura italiana. Storico dell'arte, docente universitario, gallerista, direttore di Art e Dossier e volto televisivo, è stato tra i pochi intellettuali capaci di attraversare mondi differenti senza rinunciare al rigore disciplinare. La televisione, da Passepartout a Emporio Daverio fino a Il Capitale, non rappresentò una semplificazione del suo lavoro, ma uno strumento per riportare il patrimonio artistico al centro del dibattito pubblico.
Anche Le origini dell'eleganza conserva questa impostazione. Il linguaggio mantiene il tono colloquiale che caratterizzava le sue lezioni, ma invita il lettore a interrogarsi sul significato culturale delle immagini più che sulle loro qualità formali. Le opere d'arte diventano così testimonianze di un modo di pensare il mondo, specchi delle società che le hanno prodotte e strumenti per comprendere le trasformazioni della sensibilità occidentale. Il volume si chiude con una considerazione che sintetizza efficacemente la visione di Daverio: l'arte non racconta soltanto ciò che siamo stati, ma suggerisce anche ciò che potremmo diventare. È un'idea che attraversa tutta la sua attività di storico e divulgatore e che continua a rappresentare uno dei lasciti più significativi del suo lavoro. Per Daverio la storia dell'arte non era una disciplina rivolta esclusivamente al passato, ma una forma di educazione dello sguardo capace di orientare il presente.
Riccardo Deni
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