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Édouard Vuillard, «Le Banc rose», 1890, collezione privata

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Édouard Vuillard, «Le Banc rose», 1890, collezione privata

A Barcellona i Nabis, profeti del XIX secolo

Tra le quasi 200 opere riunite a La Pedrera, anche «Le Talisman» di Sérusier, eccezionale prestito dal Musée d’Orsay di Parigi

Roberta Bosco

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Non poteva esserci cornice migliore della Casa Milà di Antoni Gaudí, più nota come La Pedrera, edificio emblematico del Modernismo a Barcellona, per accogliere una grande mostra interamente dedicata ai Nabis. «I Nabis: da Bonnard a Vuillard», dal 6 marzo al 28 giugno, ripercorre la storia di questo movimento attivo a Parigi tra il 1888 e il 1900, nato grazie allo studente Paul Sérusier, che dopo un soggiorno a Pont-Aven (Bretagna) sotto la guida di Paul Gauguin e influenzato dal suo approccio simbolista, realizzò un piccolo dipinto, «Le Talisman», dalle forme semplificate e i colori vividi, che si considera la prima pittura nabi. Quest’opera, che si conserva al Musée d’Orsay di Parigi e si presta in rarissime occasioni, è uno dei pezzi forti della mostra barcellonese. I Nabis si attribuirono la missione di essere profeti di una nuova arte totale, concepita in perfetta sintonia con la vita moderna e per questo adottarono un nome suggestivo che proviene dall’ebraico «nebiim» e dall’arabo «nabi» e significa «profeta» o «illuminato». Secondo la curatrice Isabelle Cahn, conservatrice capo del Musée d’Orsay, «I Nabis non produssero un unico stile uniforme, ma piuttosto una filosofia artistica basata sull’espressione di visioni interiori e sull’importanza delle idee e del colore. Pur esaurendosi verso la fine del ’800, il movimento fu una tappa fondamentale tra l’Impressionismo e le avanguardie moderne, anticipando tendenze come il Fauvismo, l’Espressionismo e l’Astrattismo».

Il percorso espositivo inizia con una presentazione del circolo Nabis, che si formò attorno a Paul Sérusier, inizialmente con allievi dell’Académie Julian di Parigi come Paul-Élie Ranson, Pierre Bonnard e Édouard Vuillard, a cui presto si unirono artisti come Georges Lacombe, Aristides Maillol e Jan Verkade. La rassegna prosegue illustrando le due correnti principali che coesistevano all’interno della piccola comunità. Mentre Sérusier, Denis, Ranson e Verkade optarono per un’analisi spirituale dell’arte, segnata dall’esoterismo e dal Cattolicesimo, Bonnard, Vuillard e Vallotton si dedicarono ai temi della vita moderna e all’espressione della psicologia. Entrambi rifiutarono il Naturalismo e la loro arte, vicina al Simbolismo, trasse ispirazione dal cloisonnisme medievale, dalle stampe popolari e, soprattutto, dalle stampe giapponesi, che scoprirono in gran parte grazie alla mostra organizzata a Parigi nel 1890 e alla rivista di Siegfried Bing, «Le Japon Artistique. Documents d’Art et d’Industrie».

«Nonostante le loro differenze, i Nabis condivisero sempre la volontà di abolire il confine tra belle arti e arti applicate e il gusto per il mistero, la teosofia, l’esoterismo e i testi sacri o profani legati al Simbolismo», afferma Isabelle Cahn che presenta il contesto storico, i principi estetici, le influenze e i concetti che caratterizzano l’arte Nabis, attraverso un’ampia selezione di quasi 200 opere, che mettono in luce la bellezza, la diversità e la creatività di questo movimento.

Organizzata dalla Fundació Catalunya La Pedrera con l’eccezionale sostegno del Musée d’Orsay, la mostra si struttura in nove sezioni tematiche che illustrano le caratteristiche principali delle loro opere (predominio dei colori intensi, delle forme depurate e di una concezione bidimensionale dello spazio), mettendo in evidenza le affinità tra i membri del gruppo, ma anche le loro differenze. Tra i momenti più suggestivi quello dedicato alla passione dei Nabis per le foreste bretoni, luoghi di sogni e mistero, propizi all’esplorazione di mondi paralleli e loro intensa relazione con il teatro come creatori di scenografie, costumi, programmi e locandine. «Incoraggiati dal gallerista ed editore Ambroise Vollard, sperimentarono un’ampia varietà di tecniche, in particolare la stampa con la volontà di produrre opere in serie a un prezzo accessibile, convinti che l’arte dovesse rendere più bella e interessante la quotidianità ed essere accessibile a tutti», conclude la curatrice.

Paul Sérusier, «L’incantation, o Le bois sacré», 1891, Musée des Beaux-Arts di Quimper

Roberta Bosco, 02 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

A Barcellona i Nabis, profeti del XIX secolo | Roberta Bosco

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