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Dale Chihuly, Blue and Green Tower, 2025, 26½ x 10 x 10' (810 x 312 x 305 cm). Palazzo Balbi Valier, Venice, installed 2026 © 2025 Chihuly Studio. All rights reserved. Photograph by Nathaniel Willson

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Dale Chihuly, Blue and Green Tower, 2025, 26½ x 10 x 10' (810 x 312 x 305 cm). Palazzo Balbi Valier, Venice, installed 2026 © 2025 Chihuly Studio. All rights reserved. Photograph by Nathaniel Willson

Tre sculture monumentali di luce e vetro atterrano lungo il Canal Grande

A trent’anni da Chihuly Over Venice, l’artista americano installa tre nuove opere monumentali lungo il Canal Grande e attiva un centro espositivo e archivistico all’Istituto Veneto. Il progetto intreccia spettacolarità pubblica, rilettura storica e posizionamento istituzionale nel contesto della Biennale

Sophie Seydoux

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Il ritorno di Dale Chihuly a Venezia accade su un doppio binario: intervento nello spazio pubblico e costruzione di un apparato storico-critico. Con CHIHULY: Venice 2026, promosso dalla Pilchuck Glass School e dal Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park, l’artista installa tre sculture monumentali lungo il Canal Grande, visibili dall’asse dell’Accademia. Contestualmente, l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti apre, dal 5 maggio, un centro espositivo e archivistico dedicato al suo lavoro.

Il progetto si colloca esplicitamente in continuità con Chihuly Over Venice (1995–96), esperienza fondativa per l’artista e momento di ridefinizione del linguaggio dello studio glass in rapporto alla tradizione muranese. A trent’anni di distanza, Venezia torna a essere non solo sfondo, ma dispositivo attivo. Le tre opere all’aperto – una torre dorata alta circa nove metri nel giardino di Palazzo Franchetti, una struttura blu e verde a Palazzo Balbi Valier e un chandelier installato a Palazzo Querini alla Carità – sviluppano il vocabolario formale di Chihuly su scala urbana. L’elemento distintivo resta la relazione tra vetro, luce e contesto architettonico. Le sculture si offrono come punti di condensazione visiva all’interno di un paesaggio già saturo di immagini.

In questo senso, il progetto si inserisce in una linea ormai consolidata di interventi spettacolari nello spazio pubblico veneziano, spesso in coincidenza con la Biennale. La dimensione monumentale e l’impatto visivo immediato rispondono a una logica di visibilità globale, in cui Venezia funziona come piattaforma mediatica oltre che come luogo storico. L’apertura del centro all’Istituto Veneto introduce però un secondo livello. Disegni, fotografie, video e documenti ricostruiscono il processo creativo dell’artista, riportando l’attenzione sulla dimensione collaborativa e sperimentale della sua pratica. Il nucleo delle Baskets, con le loro deformazioni intenzionali e l’accettazione dell’asimmetria, evidenzia uno degli scarti più rilevanti rispetto alla tradizione muranese: la rinuncia al controllo assoluto della forma. Qui si gioca una tensione centrale. Da un lato, Chihuly si misura con Venezia come luogo simbolico della lavorazione del vetro; dall’altro, ne scarta i presupposti tecnici e culturali, introducendo un approccio che privilegia processo, serialità e variazione. Le installazioni lungo il Canal Grande operano come segni ad alta visibilità in un contesto di forte competizione simbolica durante la Biennale.

Sophie Seydoux, 18 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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Tre sculture monumentali di luce e vetro atterrano lungo il Canal Grande | Sophie Seydoux

Tre sculture monumentali di luce e vetro atterrano lungo il Canal Grande | Sophie Seydoux