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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliQuando nel 2013 la famiglia Rothschild annunciò l'intenzione di vendere i ritratti di Marten Soolmans e Oopjen Coppit, dipinti da Rembrandt van Rijn nel 1634, sul mercato dell'arte si aprì una delle trattative più complesse del secolo. L'Olanda si mosse immediatamente per acquistarli, ma il valore economico di 160 milioni di euro rendeva l'operazione complessa, oltre che estremamente costosa. Per risolverla fu necessario un inedito e sorprendente accordo diplomatico tra Francia e Olanda, esito di una trattativa sciolta solo nel 2016 con la firma del cosiddetto «Trattato di Rembrandt». Ma partiamo dall'opera.
Quando nel 1634 Rembrandt riceve la commissione ha solo ventotto anni, ma si è già imposto come il pittore più richiesto dalla ricca borghesia di Amsterdam. Marten Soolmans, ventunenne figlio di un facoltoso raffinatore di zucchero d'origine fiamminga, e Oopjen Coppit, ventunenne proveniente da una delle più influenti famiglie patrizie della città, decidono di celebrare il proprio matrimonio regalandosi un monumento visivo alla propria ascesa sociale. Rembrandt concepisce per loro due ritratti monumentali a grandezza naturale - oltre due metri d'altezza - un formato imponente tradizionalmente riservato alla sola alta nobiltà o alle case regnanti europee.
Nelle due tele, il giovane maestro olandese fonde l'ostentazione del lusso e una sottile indagine psicologica. Marten è ritratto mentre muove un passo verso l'osservatore, fasciato in un suntuoso abito di seta nera cangiante arricchito da pizzi, rosette sulle scarpe ed enormi fiocchi alle ginocchia, con guanti di pelle morbida che sottolineano il suo status. Oopjen risponde con una posa più composta ed elegante. Un abito nero impreziosito da un colletto piatto in pizzo di fiandra di ultimissima moda, un velo leggero tra i capelli e preziosi fili di perle al collo e ai polsi, mentre con la mano destra tiene un ventaglio di piume d'struzzo. Nonostante le due tele siano visivamente autonome, la direzione degli sguardi e la prospettiva pavimentale le rendono inscindibili: sono due corpi che dialogano nello stesso spazio di finzione.
Rembrandt van Rijn, «Ritratto di Marten Soolmans / Ritratto di Oopjen Coppit», 1634
Rimasti nelle collezioni private olandesi fino al XIX secolo, i due ritratti vennero acquistati nel 1877 dal barone Gustave de Rothschild e trasferiti a Parigi. Per quasi 140 anni, la coppia di sposi è rimasta custodita nel ramo francese della famiglia Rothschild, lontana dagli occhi del pubblico se si esclude un'unica e fugace apparizione espositiva nel 1956.
La svolta avviene nel 2013, quando la famiglia Rothschild manifesta l'intenzione di alienare la coppia di opere per 160 milioni di euro. L'annuncio innesca immediatamente una complessa contesa diplomatica tra Francia e Olanda. Da un lato, il Rijksmuseum di Amsterdam considera il rientro dei due sposi in patria come un dovere d'orgoglio nazionale, mobilitando il governo olandese e donatori privati. Dall'altro, la Francia non intende rinunciare a due capolavori notificati e presenti sul proprio suolo da oltre un secolo. L'eventuale concessione del licenziamento d'esportazione verso l'Olanda avrebbe rappresentato una perdita inestimabile per il patrimonio nazionale francese. Ma al contempo il Musée du Louvre non dispone della liquidità necessaria per coprire l'intera somma da solo.
Lo stallo, che rischiava di incrinare i rapporti culturali tra Parigi e L'Aia, viene risolto con un'intuizione giuridica senza precedenti. Sotto l'egida dei rispettivi ministeri della cultura - guidati all'epoca da Fleur Pellerin per la Francia e Jet Bussemaker per i Paesi Bassi - le due nazioni siglano all'inizio del 2016 il «Trattato di Rembrandt». Poiché la legge francese proibisce la comproprietà statale diretta di un singolo bene culturale con un altro Stato sovrano, l'accordo stabilisce una suddivisione formale: la Francia rileva la titolarità di Oopjen Coppit per 80 milioni di euro (con il contributo fondamentale della Banca di Francia), mentre i Paesi Bassi acquistano per la medesima cifra il ritratto di Marten Soolmans.
Il cuore dell'intesa non sta tuttavia nella divisione, seppure brillante; bensì nella clausola d'inscindibilità. Il trattato vincola giuridicamente i due Paesi a non separare mai i dipinti: le opere vengono esposte e restaurate sempre e solo insieme. La coppia alterna la propria residenza tra il Musée du Louvre e il Rijksmuseum, secondo un calendario prefissato che prevede lunghi soggiorni alternati di cinque e otto anni, vietandone categoricamente il prestito a terzi per preservarne l'integrità conservativa.
Un caso giuridico unico, che partecipa ad accrescere il fascino di una doppia opera che nel Seicento suggellava una complicità matrimoniale, oggi l'intesa condivisa di due Stati europei.
Alberto Camogli
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