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La personificazione della Fortuna tratto dall'Allegoria del colle della Sapienza, Duomo di Siena

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La personificazione della Fortuna tratto dall'Allegoria del colle della Sapienza, Duomo di Siena

I mosaici più belli del pavimento del Duomo di Siena

Qualche consiglio da sfruttare durante la finestra di visibilità della celebre opera senese, scoperto fino al 15 novembre 2026

Alberto Camogli

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Tra le pieghe del marmo del Duomo di Siena si nasconde un universo visivo che va ben oltre la semplice narrazione sacra, trasformando il pavimento in una galleria di intuizioni bizzarre, dettagli simbolici ed esperimenti figurativi di rara bellezza. Lontano dall'essere una rigida sequenza catechistica, questo manto di pietra - frutto di oltre cinque secoli di invenzioni e maestranze - accoglie storie che oscillano tra l'esoterismo, la crudeltà teatrale e il puro virtuosismo tecnico. Svelato agli occhi dei visitatori solo per pochi mesi all'anno, il percorso si compone di tarsie che mettono in scena miti pagani, reati efferati e filosofi stravaganti, lasciando la sensazione di camminare sopra un manoscritto illustrato a grandezza naturale.

Il viaggio comincia con la Mosca e la ruota della Fortuna, una delle scene più enigmatiche e meno battute dal grande flusso turistico. Realizzata all'inizio del Trecento e incastonata nella navata sinistra, la tarsia raffigura una ruota attorno alla quale si arrampicano quattro figure umane, sormontata da una mosca gigante posata proprio sulla cima. Questo dettaglio dall'ironia amara e quasi surreale trasforma l'allegoria classica del destino in una satira sulla precarietà delle ambizioni umane: il più grande successo terrena non è che una posizione momentanea dominata dall'insetto, simbolo di caducità e molestia, che vola via non appena la ruota riprende a girare.

Un dettaglio de «La ruota della Fortuna»

Un dettaglio di «Assalonne sospeso per i capelli»

Poco distante, la scena con Ermete Trismegisto accoglie i visitatori con una presenza del tutto inaspettata per una cattedrale cristiana. Il leggendario fondatore dell'ermetismo e dell'alchimia viene mostrato mentre offre un libro aperto a due discepoli, uno dei quali indossa un vistoso copricapo d'ispirazione orientale. A rendere straordinario questo tassello quattrocentesco è il sincretismo culturale che incornicia la figura del sapiente pagano. Ai suoi piedi una scritta in latino lo definisce infatti "contemporaneo di Mosè", elevando la sapienza antica e i misteri dell'esoterismo a tappe fondamentali di preparazione per la rivelazione sacra, in un dialogo visivo di sorprendente apertura intellettuale.

L'impatto visivo si fa vertiginoso ed estremamente drammatico nella Strage degli Innocenti ideata da Matteo di Giovanni, dove la pietra perde ogni freddezza per farsi carne e movimento. L'artista organizza un massacro febbrile racchiuso in una rigida architettura circolare dal sapore rinascimentale, creando un contrasto stridente tra la geometria perfetta della loggia e il caos mostruoso dei soldati che strappano i bambini ai patti delle madri. Ciò che colpisce è la violenza quasi espressionista delle espressioni e dei gesti, resa con un uso magistrale di marmi neri e bianchi che conferiscono all'episodio un'atmosfera da incubo teatrale di rara potenza figurativa.

Un dettaglio dalla scena di «Ermete Trismegisto»

Un dettaglio della «Strage degli Innocenti»

Nel transetto, l'attenzione viene catturata dalla figura tragica di Assalonne sospeso per i capelli, un riquadro che sembra un'illustrazione uscita da un codice cavalleresco tradito. Il figlio del re Davide, in fuga su un mulo bardato con minuzia, rimane incastrato con la chioma ai rami di una grande quercia mentre la sua cavalcatura prosegue la corsa. La composizione gioca sulla sospensione fisica e temporale del personaggio, bloccato a mezz'aria tra la vita e la morte imminente per mano dei soldati in arrivo; un'immagine bizzarra e dolorosa dove la cura per i dettagli delle armature e delle fogliame trasforma una punizione divina in un racconto visivo di singolare eleganza.

Il percorso culmina nel virtuosismo quasi pittorico del Sacrificio di Isacco, dove Domenico Beccafumi rivoluziona completamente il concetto stesso di tarsia marmorea. Rifiutando la linea di contorno netta e il forte contrasto tra bianco e nero, il maestro del Manierismo accosta lastre di marmo dalle infinite sfumature di grigio e cinerino, riuscendo a "dipingere" con la pietra gli effetti di luce, le ombre morbide e i volumi dei panni agitati dal vento. Nel momento in cui l'angelo blocca la mano di Abramo, il marmo sembra perdere la sua natura solida per farsi fumo, roccia friabile e carne, sigillando il pavimento con una delle prove tecniche ed emotive più audaci dell'intera storia dell'arte.

Un dettaglio del «Sacrificio di Isacco»

Alberto Camogli, 29 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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I mosaici più belli del pavimento del Duomo di Siena | Alberto Camogli

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