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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliSalvare una fortezza di quattro secoli da un crollo imminente senza abbatterne nemmeno una pietra: è la sfida conservativa affrontata a Hirosaki, nella prefettura di Aomori, dove un violentissimo terremoto aveva compromesso la tenuta muraria del mastio locale. Invece di demolire e ricostruire l'edificio - la scelta più rapida ma anche la più devastante per l'integrità del sito - le autorità e la comunità locale hanno optato per un'operazione d'ingegneria e restauro senza precedenti, culminata in un'imponente mobilitazione collettiva durante il penultimo fine settimana di agosto.
La torre, eretta nel 1810 a seguito dell'incendio che nel 1627 distrusse l'originaria struttura del 1611 a causa di un fulmine nel deposito di munizioni, rappresenta un capolavoro architettonico unico. Si tratta dell'unico mastio sopravvissuto nella regione del Tohoku e di uno degli ultimi dodici esemplari rimasti nell'intero Giappone, cuore di un parco cittadino capace di attirare due milioni di visitatori all'anno per la fioritura dei ciliegi. Per preservare intatta la costruzione da 360 tonnellate si è attuata la tecnica tradizionale dell'«hikiya», che prevede l'innalzamento dell'intero Blocco e lo scorrimento su massicci rulli guida senza smontare le componenti storiche.
A rendere straordinario il cantiere è stata la partecipazione di circa 1800 volontari che, divisi in squadre da ottanta persone alla volta, hanno afferrato cavi lunghi trenta metri per trascinare la struttura a forza di braccia. Il primo giorno l'edificio è avanzato di 1,13 metri, seguiti da un altro metro abbondante la domenica. L'iniziativa a trazione manuale prosegue fino alla fine del mese e coinvolgerà complessivamente circa 4100 persone per coprire i primi cinque metri del tracciato: un gesto dal valore simbolico e identitario, pensato per stringere la popolazione attorno al proprio patrimonio artistico, mentre i restanti 73 metri necessari per riposizionare la torre prima dei lavori di rifinitura saranno coperti da macchinari di cantiere entro l'anno.
L'entusiasmo attorno al progetto ha superato ogni aspettativa. Alla chiamata pubblica del Comune hanno risposto oltre 8000 candidati per 1800 posti disponibili, attirando partecipanti non solo dalla città ma da Europa, Nord America e Sud-Est Asiatico, come confermato da Kensuke Hayasaka, responsabile municipale per i parchi e gli spazi verdi. Non si tratta di una prima assoluta: già nel 2015 la cittadinanza era stata coinvolta in una prima fase di traino manuale dell'edificio per consentire lo smontaggio e il restauro certosino del muro di cinta, i cui 2.185 blocchi di pietra sono stati ricollocati uno a uno entro il 2024. Terminati i traslochi della torre, la struttura verrà nuovamente protetta per consentire gli interventi di conservazione interna, il cui completamento definitivo è previsto per il 2033.
Alberto Camogli
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