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La seconda barca solare di Cheope riprende il suo viaggio al GEM

Dal 23 dicembre, al Grand Egyptian Museum, è iniziato il restauro e la ricomposizione pubblica della seconda barca solare di Cheope. Un cantiere aperto che durerà circa quattro anni restituisce al pubblico uno dei manufatti più complessi e simbolici dell’Antico Regno

Jenny Dogliani

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Smontata, studiata, e oggi in corso di ricomposizione come un enorme enigma di legno, la barca solare di Khufu (Cheope per dirlo alla greca) è uno degli oggetti più straordinari giunti fino a noi dall’Antico Egitto. Non solo per le sue dimensioni — oltre 43 metri di lunghezza — ma per il modo in cui ha attraversato il tempo: deposta in oltre 1.600 elementi lignei all’interno di una fossa scavata nella roccia e sigillata accanto alla Grande Piramide, pronta per iniziare il suo viaggio in qualche altra dimensione. Datata attorno al 2600 a.C., la barca con i suoi 4.500 anni appartiene all’orizzonte ideologico della IV dinastia. È tradizionalmente interpretata come un’imbarcazione rituale legata al destino ultraterreno del sovrano, forse destinata ad accompagnarlo nel viaggio cosmico accanto al dio sole Ra. Ma al di là della funzione simbolica — ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi — colpisce la perfezione tecnica: tavole di cedro del Libano lavorate senza chiodi, assemblate tramite cuciture in fibra vegetale secondo una tradizione nautica di straordinaria raffinatezza, capace di coniugare flessibilità e solidità strutturale.

 

Cheope, denominazione originaria Khufu (Khnum-Khufu, Khnum mi protegge), in onore alla divinità egizia protettrice delle sorgenti del Nilo, fu sovrano tra il 2589 e il 2566 a.C. ca, oggi ricordato come il committente della Grande Piramide di Giza, una delle sette meraviglie del mondo antico. Paradossalmente, a fronte di un monumento di tale scala, le informazioni dirette sul suo regno sono relativamente scarse e filtrate da fonti posteriori, spesso segnate da interpretazioni ideologiche o leggendarie. Oggetti come la barca solare assumono un valore storico cruciale, testimonianze materiali dirette del mondo simbolico e tecnico dell’Antico Regno. La storia della barca ha scritto il 23 dicembre la prima pagina di un nuovo e modernissimo capitolo della sua storia, aprendo ufficialmente al pubblico, negli spazi del Grand Egyptian Museum, la fase di restauro e ricomposizione «a vista». I visitatori possono osservare il lavoro di documentazione, consolidamento e riassemblaggio progressivo dei singoli elementi lignei. È l’inizio di un cantiere dichiaratamente incompiuto, destinato a durare circa quattro anni, al termine dei quali la barca dovrebbe essere esposta nella sua interezza accanto alla «gemella», in un allestimento permanente. Nel 1954, accanto alla Grande Piramide di Cheope, furono infatti individuate due fosse scavate nella roccia, entrambe contenenti un’imbarcazione rituale associata al complesso funerario del sovrano: la prima e la seconda barca solare di Khufu. La prima (scomposta in 1224 pezzi) a tutt’oggi considerata la nave più antica del mondo mai rinvenuta, fu oggetto di un lungo intervento di restauro tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento e, una volta ricomposta, venne esposta per decenni in un museo appositamente costruito nei pressi della piramide; oggi è già allestita negli spazi del Grand Egyptian Museum. La seconda barca, invece, rimasta in condizioni di maggiore fragilità, è entrata solo in tempi recenti in una nuova fase di studio e conservazione: ed è proprio questa l’imbarcazione al centro del cantiere di restauro avviato al GEM.

Dopo millenni trascorsi in un ambiente sigillato, il legno deve affrontare il cambiamento controllato delle condizioni microclimatiche: una delle fasi più delicate per qualsiasi manufatto organico antico. Ogni tavola viene analizzata, stabilizzata e monitorata; le tensioni strutturali vengono studiate prima di qualsiasi operazione di assemblaggio. Il restauro procede secondo un principio oggi centrale nella disciplina: intervenire il minimo necessario, mantenendo leggibili le tracce del tempo e del lavoro umano. Una grande architettura lignea che continua la sua rotta verso l’immortalità.

Jenny Dogliani, 28 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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