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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliNel 1956, nel pieno della ricostruzione postbellica, mentre a Cortina si celebravano le Olimpiadi invernali, un settimanale sportivo raccontava i miracoli dell’Italia in trasformazione attraverso immagini, cronache e linguaggio popolare. Era Sport Italia, organo ufficiale dei concorsi Sisal, pubblicato a partire dal primo Totocalcio. Le Olimpiadi di Cortina rappresentarono uno dei primi grandi eventi internazionali trasmessi in televisione, contribuendo a proiettare l’Italia del dopoguerra in una dimensione moderna e mediatica, tra entusiasmo sportivo e costruzione di una nuova identità nazionale. Oggi quelle pagine, fragili e ingiallite, tornano al centro di un progetto che lega restauro, archivio e arte contemporanea, riportando alla luce non solo un oggetto editoriale, ma un pezzo di cultura visiva e sociale del Paese.
In occasione di Milano MuseoCity 2026 (27 febbraio – 5 marzo), l’Archivio Storico Sisal costruisce un articolato programma attorno a questo patrimonio cartaceo. Sisal (Società Italiana a Responsabilità Limitata), fondata nel 1945, è stata la prima azienda a operare nel settore del gioco come concessionario dello Stato e ha dato origine a giochi come Totocalcio, Totip e SuperEnalotto, contribuendo alla diffusione di una cultura popolare legata allo sport e alla partecipazione collettiva.
Halo, opera site specific
Il fulcro del progetto è il restauro dei primi numeri di Sport Italia, affidato alla Scuola di Restauro di Botticino – Valore Italia. L’intento non si esaurisce in un atto di conservazione: il restauro diventa un dispositivo di accesso a un reperto unico e ricco di storia e un’occasione per osservare da vicino materiali, tecniche e fragilità della stampa novecentesca, oltre che per riscoprore il modo in cui sport, informazione e industria ponevano le basi di un moderno immaginario condiviso. Le visite guidate ai laboratori, in programma il 3 e 4 marzo alle ore 15.00 e 16.00, rendono visibile questo processo. Carta, inchiostro, legature: ogni elemento restituisce una dimensione concreta della produzione editoriale dell’epoca. Allo stesso tempo, il racconto curatoriale ricostruisce il ruolo di Sisal nella nascita di una cultura popolare legata allo sport, attraverso strumenti — come il Totocalcio — che hanno inciso profondamente sulle abitudini collettive italiane, fatto sognare intere generazioni della classe media e alimentato il racconto cinematografico da Fantozzi a Febbre da cavallo. Il materiale restaurato entra anche nello spazio espositivo con Memorie di carta – Sisal, Sport Italia e Cortina 1956”, nell’ambito della mostra «Che imprese!» nel Tortona District (27 febbraio – 5 marzo, con inaugurazione il 27 febbraio ore 18.00). Qui il giornale si ritaglia il suo ruolo di documento storico: le Olimpiadi non sono solo evento sportivo, ma momento di costruzione dell’identità nazionale. Le pagine raccontano entusiasmo, linguaggio e retorica di un’Italia che si riconosce nello sport come forma di partecipazione collettiva, dal rito del campionato di calcio alla domenica al crco bianco dei grandi campioni di sci.
Sport Italia, n.5, 1956, la prima pagina
Con Halo, installazione realizzata da Buma Studio e visitabile presso l’Headquarters Sisal di via Ugo Bassi 6 nelle giornate del 27 febbraio e dal 2 al 5 marzo (ore 9.00–18.00), nell’ambito della sezione «Museo Segreto», questi documenti diventano un materiale artistico d’eccezione. La composizione lavora sul contrasto tra pieno e vuoto. Il pieno è la densità delle schedine, accumulo e archivio fisico della memoria aziendale; il vuoto è lo spazio centrale, che introduce una dimensione più aperta, legata alla possibilità, al caso, all’idea stessa di gioco. In questo passaggio l’oggetto perde la sua funzione originaria e acquista una nuova leggibilità, diventando traccia visiva di un’epoca. Restauro, archivio e arte diventano così parti dello stesso processo in una nuova vita della nostra memoria. La forma è simile a un occhio, l’occhio del passato che guarda nel futuro. La partecipazione di Sisal a Milano MuseoCity funziona infatti come operazione di riattivazione di un patrimonio: quello della cultura sportiva italiana, della grafica editoriale del Novecento, e più in generale di un sistema di immagini e pratiche che hanno accompagnato la costruzione dell’Italia contemporanea. Sport Italia diventa il dispositivo culturale che permette di leggere, attraverso lo sport, il rapporto tra impresa, comunicazione e società. E le schedine — oggetti minimi, seriali, quotidiani — a distanza di decenni sono ancora capaci di trasportarci in un magico altrove.
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