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Materia, alchimia, potere. L’operazione Unipol con Anselm Kiefer

Con l’opera dedicata a Caterina Sforza nella sede CUBO in Unipol Tower, l’arte diventa parte di una strategia che lavora su memoria, tempo lungo, tutela del valore e posizionamento culturale

Jenny Dogliani

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L’operazione culturale sviluppato da Unipol sul lavoro di Anselm Kiefer porta un artista internazionale nello spazio corporate aperto a Milano dalla compagnia assicurativa, che lo scorso aprile ha inaugurato nella Unipol Tower, progettata dallo studio Mario Cucinella Architects, la terza sede di CUBO, dove è esposta fino al 30 giugno l’opera dell’artista tedesco dedicata a Caterina Sforza (1493-1509). Figlia di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, signora di Imola e contessa di Forlì, la sua figura appartiene pienamente agli assetti del potere rinascimentale, un sistema integrato di governo, sapere tecnico e produzione culturale. Fu anche committente e mecenate, come era uso nelle corti italiane del suo tempo, oltre che studiosa appassionata di scienza, medicina e alchimia. Un filo profondo quello lega la sua figura all’opera di Kiefer allo spazio milanese. Nato a Donaueschingen nel 1945, in una Germania materialmente e moralmente distrutta dalla seconda guerra mondiale, segnata per decenni dal rapporto irrisolto tra memoria storica, identità tedesca e trauma del nazismo, lavora da sempre sulla trasformazione della materia e il ciclo di vita e morte: il piombo, legato all’industria bellica, la cenere, traccia della distruzione e dell’olocausto, la terra, memoria fisica e luogo di sepoltura, e la paglia e i semi, materia organica simbolo di rinascita. Temi amplificati da uno spazio dove capitale finanziario, responsabilità culturale e un’idea di protezione — del patrimonio, della memoria e della produzione culturale — si estendono dalla tutela economica alla conservazione del valore culturale nel tempo. La scelta di un linguaggio artistico costruito su materia, storia e trasformazione reale non è un contenuto culturale accessorio, ma il veicolo per la costruzione di un immaginario coerente con un’idea di impresa che lavora su tempo lungo, rischio, sedimentazione, resilienza. Estensione del progetto espositivo «Anselm Kiefer. Le Alchimiste», a Palazzo Reale fino al 27 settembre, l’opera entra nella stessa traiettoria curatoriale della mostra che ruota intorno a materia, memoria, alchimia, storia europea e figure del potere femminile, ampliandone la presenza nello spazio urbano milanese. La grande tela, realizzata con emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro e sedimenti elettrolitici, raffigura il volto di Caterina Sforza che emerge da una complessa stratificazione materica, incarnando il dialogo tra storia, memoria e simbolismo. Ossidazioni e corrosioni implementati nell’opera sono processi fisici reali, come in altri lavori lo sono la combustione, la decomposizione, l’accumulo: l’opera non rappresenta la trasformazione, la contiene. 

 

 

Nel ciclo legato alla figura alchemica e storica di Caterina Sforza — figura politica, militare, medica, sperimentatrice — Kiefer costruisce un doppio asse. Da una parte il potere femminile storico, dall’altra la trasformazione della materia come processo conoscitivo. L’alchimia, nel suo lavoro, non è solo simbolismo esoterico superficiale, è protoscienza della trasformazione: passaggio di stato, instabilità, mutazione, costruzione di conoscenza attraverso materia e corpo. La superficie pittorica non è stesa. È accumulata. Stratificata. Compressa. Le opere si costruiscono per addizione e attrito. Pigmento, metallo, materia minerale, residui combusti convivono dentro strutture instabili. Il tempo continua a lavorare dentro l’opera anche dopo la sua realizzazione. Nulla è definitivo, nulla è fissato. È uno dei punti più radicali del lavoro di Kiefer: l’opera non è mai conclusa. Caterina Sforza è una figura perfettamente coerente con questa visione. Una figura di attraversamento: è politica, guerriera, studiosa di medicina empirica, praticante di conoscenze alchemiche. È corpo e sapere, potere e trasformazione, violenza e conoscenza. È il tipo di figura storica che Kiefer usa per raccontare l’Europa come stratificazione, collisione, accumulo di sistemi di sapere e distruzione.Lo stesso piano nel quale viene traslato lo spazio corporate che ospita l’opera, un sistema che tiene insieme azienda, museo, città, produzione finanziaria e produzione culturale. La scelta di Kiefer è centrale proprio perché non è un artista «compatibile», è portatore di una memoria europea complessa, di materiali instabili, iconografie non concilianti, temporalità lunga. Associare una company a questo tipo di linguaggio significa dichiarare profondità storica, complessità, capacità di lavorare sul lungo periodo. È una scelta estetica, ma è anche una scelta reputazionale precisa. La trasformazione non come slogan, ma come processo strutturale.

Headquarters Gruppo Unipol ph Duccio Malagamba

Jenny Dogliani, 15 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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