Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Francesco Jodice, Racconti di boschi, di fabbriche e di persone, Valdilana

Image

Francesco Jodice, Racconti di boschi, di fabbriche e di persone, Valdilana

Francesco Jodice a Casa Zegna, tra paesaggio, fabbrica, comunità

Nel volume e nella mostra a Casa Zegna, Francesco Jodice indaga il rapporto tra Lanificio, Oasi Zegna e comunità locale, mostrando come industria e paesaggio abbiano costruito nel tempo un ecosistema produttivo e culturale nel Biellese

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Il 24 febbraio 2026 lo studio milanese di Francesco Jodice ospita la presentazione di Racconti di boschi, di fabbriche e di persone, volume che restituisce il progetto realizzato per Fondazione Ermenegildo Zegna in occasione del venticinquesimo anniversario dell’istituzione. Curato da Ilaria Bonacossa con Sara Gentile, edito da Dario Cimorelli, il libro raccoglie una serie di lavori sviluppati tra l’Oasi Zegna e il Lanificio, nel Biellese, dove produzione industriale e paesaggio si sono modellati reciprocamente per quasi un secolo. Il progetto si sviluppa attorno a tre nuclei — fabbrica, comunità, paesaggio — trattati non come categorie autonome, ma come elementi di un sistema relazionale. L’Oasi Zegna e il Lanificio sono affascinanti scenari e soggetti da documentare, ma anche strutture storiche attraversate da stratificazioni economiche, sociali e simboliche. La fotografia passa così da strumento illustrativo a metodo di indagine, registrando permanenze, tensioni, trasformazioni. Le fotografie insistono sugli interni della fabbrica: corridoi, linee di tessitura, superfici metalliche, geometrie funzionali, luci artificiale che tagliano gli spazi produttivi. Accanto a questi ambienti, il bosco riforestato negli anni Trenta da Ermenegildo Zegna non è più l’espressione e uno spazio di natura incontaminata, ma l’esito di un intervento pianificato: un’infrastruttura ambientale legata alla presenza industriale. E così la montagna, non solo uno sfondo romantico, ma territorio trasformato, amministrato, mantenuto. 

Francesco Jodice, Racconti di boschi, di fabbriche e di persone, Valdilana, Diptych #030, 2025

Francesco Jodice, Racconti di boschi, di fabbriche e di persone, Valdilana, Diptych #030, 2025

I tre assi dichiarati - fabbrica, comunità, paesaggio — trovano così una dimensione operativa. La fabbrica è macchina organizzativa, spazio di lavoro e di disciplina; il paesaggio è risultato di una scelta imprenditoriale; la comunità è composta da generazioni che hanno abitato, lavorato, attraversato quel sistema. Le immagini di Jodice mettono sullo stesso piano macchinari e radure, volti e strade di servizio, interni produttivi e vedute dall’alto, costruendo sequenze in cui industria e paesaggio si rispecchiano senza gerarchie. Il confronto con il precedente intervento di Mimmo Jodice, realizzato quasi vent’anni fa negli stessi luoghi, segna uno scarto evidente. Là dove Mimmo Jodice lavorava su sospensione e silenzio, Francesco Jodice inserisce la dimensione temporale e sociale. Il Lanificio non è solo architettura, ma organismo produttivo; l’Oasi non è solo paesaggio, ma territorio amministrato. La fotografia è con lui lo strumento per leggere le relazioni tra economia, ambiente e identità locale. È l’attraversamento critico di un patrimonio che è insieme culturale e industriale. L’artista opera all’interno di un incarico esplicito, legato a una realtà imprenditoriale precisa, e proprio in questa chiarezza si misura il margine di autonomia. Le immagini non eludono la fabbrica, non la neutralizzano in chiave estetica, ma la includono come elemento strutturale del paesaggio. Il bosco esiste perché la fabbrica è esistita. La comunità si è formata attorno alla produzione e il territorio è il risultato di una connessione tra capitale, lavoro e visione.

Francesco Jodice, Racconti di boschi, di fabbriche e di persone, Valdilana

Una parte del progetto si sviluppa invece attraverso il workshop Che cosa vedi?, condotto con Sara Gentile e rivolto agli studenti delle scuole locali. Le tre opere inedite nate da questo processo mettono in dialogo lo sguardo dell’artista con quello degli adolescenti, introducendo un livello ulteriore di lettura: come viene percepito oggi un territorio segnato da un’eredità industriale così forte? Le immagini raccolgono frammenti, dettagli, prospettive non canoniche, mostrando come il paesaggio sia anche costruzione mentale e narrativa. Oltre a documentare il progetto, attraverso i testi e il dialogo tra artista e curatrice, il volume interroga il ruolo della fotografia in un’epoca dominata dalla circolazione immediata delle immagini. In un contesto di sovrapproduzione visiva, Jodice mantiene un metodo lento, per accumulo e stratificazione, restituendo densità ai luoghi. La presentazione milanese anticipa l’apertura delle opere presso Casa Zegna, Trivero Valdilana (21 marzo–26 aprile 2026), in concomitanza con le Giornate FAI di Primavera. La committenza d’impresa assume qui lo spazio di produzione culturale capace di affrontare il proprio contesto senza retorica. Fabbrica, bosco e comunità sono elementi concreti di un ecosistema in cui economia e territorio hanno agito insieme nel tempo. La fotografia registra infine queste interconnessioni restituendole come materia visiva, lasciando emergere le frizioni, le continuità, le responsabilità.

Jenny Dogliani, 26 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

La mostra in piazza Meda riunisce dipinti, sculture e design della raccolta bancaria, ricostruendo l’evoluzione della città dall’età borghese all’industrializzazione

Dalle Olimpiadi di Cortina 1956 al Totocalcio, Sisal riattiva un immaginario collettivo fatto di sport e sogni di vittoria. Il restauro di Sport Italia e l’installazione Halo trasformano la memoria in un’esperienza contemporanea

Con l’opera dedicata a Caterina Sforza nella sede CUBO in Unipol Tower, l’arte diventa parte di una strategia che lavora su memoria, tempo lungo, tutela del valore e posizionamento culturale

Dalla BMW 3.0 CSL dipinta da Calder nel 1975 al Rétromobile Parigi, oltre venti artisti, da Warhol a Mehretu, hanno trasformano l’auto in un archivio mobile che oggi sfida la velocità dell’immagine

Francesco Jodice a Casa Zegna, tra paesaggio, fabbrica, comunità | Jenny Dogliani

Francesco Jodice a Casa Zegna, tra paesaggio, fabbrica, comunità | Jenny Dogliani