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Giorgia Aprosio
Leggi i suoi articoliUna scuola di pittura che comincia a Manchester, continua a Latina e si conclude in un’abbazia cistercense del XIII secolo. È la traiettoria tutt’altro che convenzionale scelta da Apollo Painting School, il programma fondato nel 2023 da Louise Giovanelli, Alice Amati e Ian Hartshorne per accompagnare giovani pittori nel passaggio, spesso ancora troppo poco assistito, dalla formazione alla professione. Gli esiti dell’edizione 2026 sono ora riuniti in Via Apollo, la mostra ospitata fino al 12 settembre nella Sala capitolare dell’Abbazia di Valvisciolo, a Sermoneta.
I tre fondatori conoscono quel passaggio fin troppo bene, anche se da posizioni differenti. Giovanelli è una delle pittrici britanniche più affermate della sua generazione. Vive e lavora a Manchester, è rappresentata da White Cube e GRIMM e le sue opere sono presenti nelle collezioni di oltre venticinque istituzioni internazionali, tra cui il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e la Manchester Art Gallery. Amati, originaria di Latina, dirige a Londra la galleria che porta il suo nome, dopo aver lavorato per anni in realtà come David Zwirner e Workplace Gallery. Hartshorne è invece artista e docente, con oltre venticinque anni di esperienza nelle scuole d’arte britanniche, nonché co-curatore del volume Teaching Painting: How Can Painting Be Taught in Art Schools?, pubblicato nel 2016, il cui titolo era già tutto un programma.
«Apollo è nato dal confronto tra amici», aveva raccontato Amati a Il Giornale dell’Arte quando questa avventura era ancora agli inizi. Giovanelli ha attraversato la formazione accademica come artista, Hartshorne la conosce dall’interno come docente, mentre Amati tocca ogni giorno con mano le difficoltà incontrate dai giovani nel passaggio dalle acque relativamente tranquille delle aule di pittura al mare aperto del sistema dell’arte globale.
Apollo Painting School. Foto: Timon Benson. Courtesy of Apollo Painting School.
Apollo Painting School. Foto: Timon Benson. Courtesy of Apollo Painting School.
Per evitare di perdere talenti durante la traversata, a un certo punto i tre si sono detti: «Abbiamo tutti gli strumenti per proporre qualcosa di diverso». E così hanno fatto. I risultati non sono mancati. Tra i partecipanti della prima edizione figurava Ally Fallon, diventato l’anno successivo, a 27 anni, il più giovane vincitore nella storia del John Moores Painting Prize, uno dei principali riconoscimenti britannici dedicati alla pittura.
Arrivato alla terza edizione, Apollo conserva l’obiettivo dichiarato in partenza: «decentrare». Da qui la scelta programmatica di Manchester e Latina anziché Londra e Roma. Il programma dura tre mesi e segue il ritmo dell’estate. Tra giugno e luglio gli artisti si incontrano ogni settimana a Manchester per lezioni, seminari, sessioni di revisione e critica collettiva, visite a studi e istituzioni. Gli appuntamenti online permettono di coinvolgere anche artisti, curatori e accademici da altri Paesi. Una parte delle lezioni affronta inoltre il momento in cui il lavoro esce dallo studio: come presentare la propria ricerca, orientarsi tra gallerie, mostre e residenze e gestire il passaggio dalla scuola alla professione. Ad agosto il gruppo si trasferisce in Italia, dove gli spazi del Liceo Artistico Statale Michelangelo Buonarroti di Latina diventano studi d’artista per un mese di lavoro intensivo in vista della mostra finale.
Courtesy of Apollo Painting School. Foto: Gennaro Busiello
Courtesy of Apollo Painting School. Foto: Gennaro Busiello
I sei pittori selezionati quest’anno tramite open call sono Lauren Conway, Oscar Grasby, Grace McNerney, Harry Miller, Tom White e Francis Voss, tutti residenti nel Regno Unito. A sceglierli è stata una giuria composta da Giovanelli e Hartshorne insieme agli artisti Chloé Wise e Lenz Geerk.
Conway parte da documenti e materiali d’archivio per interrogare gli spazi dell’educazione; Grasby sovrappone memoria personale e immagini ereditate in scene dalla temporalità incerta. McNerney mescola cultura pop, iconografia religiosa e cinema d’epoca, mentre Miller dipinge figure sospese tra la veglia e il sonno. Voss trasforma fotografie, diagrammi e oggetti in composizioni solo in parte riconoscibili; White affida invece al ritratto una pratica quasi diaristica.
Alla fine della residenza, gli studi si svuotano e le opere prodotte entrano in mostra. Dopo due edizioni concluse al Museo Cambellotti di Latina, ad accoglierle quest’anno è l’Abbazia di Valvisciolo, ai piedi dei Monti Lepini. Via Apollo occupa la Sala capitolare affacciata sul chiostro, l’ambiente in cui un tempo si riuniva quotidianamente la comunità monastica. Un approdo coerente per una scuola nata con l’idea che, per trovare nuovi talenti, qualche volta sia necessario avere il coraggio di allontanarsi dalle solite rotte.
Giorgia Aprosio
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