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Francesco Monico
Leggi i suoi articoliLa proclamazione di Papa Francesco come “Primo Santo dell’Arte”, compiuta da Michelangelo Pistoletto il 17 dicembre 2025 attraverso un videomessaggio diffuso sui social media, non costituisce un episodio isolato né una semplice dichiarazione simbolica. Si offre piuttosto come il punto di emersione di una ricerca spirituale, artistica e civile che attraversa l’opera e la vita dell’artista. Il gesto con cui Pistoletto pronuncia la canonizzazione artistica del pontefice si colloca pertanto entro una traiettoria ben riconoscibile, avviata fin dalle opere quali Il Sacerdote (1957) e i vari Tempio e Chiesa (1957-1958), e oggi leggibile anche in UR-RA alla Villa Reale di Monza. È il percorso che conduce dalla riflessione sulla responsabilità dell’arte al confronto con le grandi tradizioni spirituali, fino alla costruzione di un immaginario pubblico capace di attraversare religione, politica e società. Questa traiettoria trova pertanto una sua articolazione riconoscibile in due dispositivi distinti ma convergenti. Il primo è UR-RA – Unity of Religions, Responsibility of Art, la grande mostra di Michelangelo Pistoletto alla Villa Reale di Monza, aperta dal 31 ottobre 2025 al 1° novembre 2026. Il progetto si fonda su una vera e propria inversione della committenza: non sono più le religioni a commissionare all’arte immagini e forme del sacro, ma è l’arte stessa a interrogare le religioni, convocandole entro un nuovo spazio simbolico e critico. In questo quadro, la libertà dell’arte si afferma come il luogo in cui diventa possibile non solo il confronto, ma anche una contrattazione alta tra immaginari, tradizioni e responsabilità pubblica. Il secondo è l’attività dell’Ufficio Spiritualità della Fondazione Pistoletto, che dà forma e continuità a una parte rilevante della più recente produzione spirituale dell’artista: tavoli interreligiosi, progetti espositivi, simposi, incontri pubblici, opere e una riflessione sempre più strutturata sull’arte come infrastruttura della cognizione immaginale del presente.
Michelangelo Pistoletto, Tempio e Chiesa (1957-1958) Photo Marco Beck Peccoz
In tale orizzonte si inscrive, inde ab initiis, la proclamazione di Papa Francesco come PRIMO SANTO dell’Arte, resa una prima volta pubblica il 17 dicembre 2025 attraverso un videotesto, un proclama in forma d’opera — videoarte, intelligenza artificiale, realtà virtuale — che assume la riflessione estetica come campo metaforico attraverso cui interrogare il sacro. Francesco è infatti una figura capace, secondo l’artista, di trasformare la vita in opera e la spiritualità in responsabilità condivisa. Questo itinerario conosce un nuovo momento di esplicitazione con FRANCISCUS. Fratello in arte, inaugurata il 23 aprile 2026 alla Rocca Maggiore di Assisi: un progetto promosso dal Comune di Assisi, prodotto da Opera Laboratori in collaborazione con Cittadellarte e Galleria Continua, visitabile dal 24 aprile al 4 ottobre 2026. La mostra, assumendo come proprio punto di avvio il gesto con cui Pistoletto ha proclamato Papa Francesco “Primo Santo dell’Arte”, accoglie quell’opera e ne sviluppa ulteriormente il nesso con l’arte, la spiritualità e la responsabilità sociale. Assisi si impone così non soltanto come sede espositiva, ma come luogo di convergenza tra l’immaginario francescano, la vicenda del santo e il presente dell’arte contemporanea.
Se la prima proclamazione era stata affidata alla diffusione mediatica della rete e dei social, questa seconda trova ad Assisi una forma pubblica e situata: prende corpo attraverso la presentazione da parte dell’artista stesso e nel confronto aperto con padre Antonio Spadaro, Sottosegretario al Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione, fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi, monsignor Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, e i rappresentanti istituzionali coinvolti nell’iniziativa. In questo dispositivo, l’Ufficio Spiritualità di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto svolge una funzione culturale e operativa precisa: elaborare e rendere pubblicamente percepibile il nesso tra ricerca artistica, riflessione spirituale e costruzione di uno spazio condiviso di interlocuzione. In questa prospettiva, l’opera e la riflessione di Michelangelo Pistoletto fanno emergere una genealogia della rinuncia e della verità entro cui si inscrive la sua stessa ricerca. Cristo, Francesco d’Assisi, Galileo Galilei e Papa Francesco sono le figure evocate dall’artista come stazioni di una medesima tensione tra potere, verità, sacrificio e trasformazione: Gesù compie un gesto di ribellione nel Tempio; alla sua vicenda seguono la distruzione del Tempio e l’aprirsi della diaspora. Francesco d’Assisi rinuncia ai privilegi e all’autorità paterna, ma accetta un compromesso con Roma e dà forma a un ordine destinato a divenire una forza spirituale, sociale e politica. Galileo, dal canto suo, spinge la verità fenomenologica fino al punto dell’abiura. In questa costellazione, la scelta del nome Francesco da parte di Jorge Mario Bergoglio appare, nell’interpretazione di Pistoletto, come l’assunzione consapevole di una lunga catena di responsabilità. La santificazione artistica si situa esattamente in questo punto: non come canonizzazione confessionale, ma come riconoscimento di una figura che ha abitato il potere svuotandolo dall’interno. Uno dei nuclei più sorprendenti di questa traiettoria è l’idea che tanto Cristo quanto Francesco tendano a una forma di “arte povera”, non della miseria ma dell’essenza spirituale, economica, sociale e fenomenologica. Pistoletto sottrae così l’espressione alla cornice storica del secondo Novecento e la restituisce a una dimensione archetipica, come pratica di spoliazione dell’inutile e di restituzione all’essenziale. In questa chiave, la povertà non è privazione ma precisione dell’essere. Nel percorso di Pistoletto, la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca occupa un posto decisivo: da quella costruzione prospettica e fenomenologica si dipana una linea che attraversa il quadro specchiante e giunge fino alla formula della creazione. Si tratta di una genealogia formale e spirituale che lega il suo lavoro alla grande tradizione della costruzione dello spazio, dal Rinascimento fino alle più recenti elaborazioni.
È proprio per questo che Assisi non costituisce un episodio isolato, né un semplice spin-off di UR-RA, ma una tappa pienamente coerente con l’opera di una vita di uno dei più importanti interpreti dell’arte del XX e primo XXI secolo, di cui il cantiere aperto a Monza rappresenta una delle espressioni più alte, mature e compiute. Se UR-RA ha delineato, alla Villa Reale, il campo della responsabilità dell’arte nel confronto con le religioni e con una possibile nuova cognizione del XXI secolo, FRANCISCUS. Fratello in arte concentra tale orizzonte su una figura determinata — Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco — ponendola in tensione con la memoria di san Francesco e con il paesaggio simbolico della città umbra: città sacra, città rifugio. In questa concentrazione simbolica, la canonizzazione artistica di Bergoglio non appare come la fine, ma come il fine: una metonimia concreta di un’umanità superiore, nella quale l’umano è chiamato a trascendersi non abbandonando sé stesso, ma portando a compimento la propria dimensione etica e relazionale. A garantire continuità e struttura a questo percorso è l’Ufficio Spiritualità di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, luogo di elaborazione culturale e di mediazione curatoriale in cui la produzione spirituale dell’artista prende forma come progetto pubblico e si apre a un confronto vivo tra arte, spiritualità e responsabilità condivisa. In questa prospettiva, la santificazione artistica di Papa Francesco appare come il punto più visibile di un processo ben più ampio. Da Monza ad Assisi, attraverso il lavoro dell’Ufficio Spiritualità, Pistoletto va costruendo una vera e propria drammaturgia del simbolico del primo XXI secolo, entro la quale l’arte torna a interrogare il sacro non per restaurarne le forme del passato, ma per aprire, nel presente, uno spazio condiviso di responsabilità. In questo senso, il suo gesto rimette al centro l’arte come fenomeno originario dell’umano: una soglia in cui la spiritualità stessa, senza farsi dottrina, torna a offrirsi come esercizio di relazione, di orientamento e di trasformazione comune, al servizio di un umano che è il fine, ma non la fine.
Francesco Monico è curatore della mostra UR-RA Unity of Religions – Responsibility of Art e curatore dell’Ufficio Spiritualità della Fondazione Pistoletto
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