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Michelangelo Pistoletto

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Michelangelo Pistoletto

Francesco Monico

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Alla Villa Reale di Monza, l’8 e 9 giugno 2026, il pensiero-arte di Michelangelo Pistoletto entrerà in dialogo con educazione, formazione, scienze umane contemporanee e prospettive quantum-like. È questa la notizia al centro di UR-RA: Educazione, Formazione, Spiritualità, secondo appuntamento del ciclo di convegni legato alla mostra MICHELANGELO PISTOLETTO. UR-RA – Unity of Religions, Responsibility of Art in corso alla Villa Reale di Monza dal 31 ottobre 2025 al 31 ottobre 2026. Il convegno è curato da Francesco Monico e Noemi Marieva, filosofa, scrittrice ed educatrice, e si presenta come un’estensione del percorso artistico: proietta il display espositivo verso un’immaginalità contemporanea e diventa il luogo in cui il pensiero-arte di Pistoletto viene messo alla prova nel confronto con alcuni dei saperi oggi più decisivi: educazione, formazione, tecnica, fisica quantistica, intelligenza artificiale, religioni e nuovi immaginari. A rendere significativo questo confronto sarà la presenza di ospiti di rilievo  nazionale e internazionale, provenienti da ambiti disciplinari differenti ma accomunati dalla necessità di ripensare il rapporto tra conoscenza, vita e trasformazione. Tra gli altri interverranno Timothy Morton della Rice University di Houston, uno dei massimi filosofi del contemporaneo, Massimo Inguscio dell’Accademia dei Lincei che si sta occupando della progettazione del computer quantistico dell’ENI, Massimiliano Sassoli de Bianchi uno dei teorici della teoria concettualistica della fisica quantistica del CLEA - Centre Leo Apostel for Interdisciplinary Studies di Bruxelles, Sandro Sozzo professore di Storia della scienza e della quantistica dell’Università degli Studi di Udine, Derrick de Kerckhove del Politecnico di Milano e già a lungo Direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia dell’Università di Toronto e oggi autore di due libri sul cosiddetto ‘uomo quantistico’, Laura Colombo dell’Università degli Studi di Milano e della Libreria delle Donne, e Stefania Tarantino dell’Università degli Studi di Salerno e del Collettivo Diotima, entrambe testimoni di quella teoria critica storica che lavora sulla differenza.

Michelangelo Pistoletto

UR-RA, Pistoletto e l’educazione

Il convegno parte da un assunto semplice: nel XXI secolo la formazione è una questione decisiva. Da decenni Pistoletto lavora sull’arte come dispositivo di trasformazione sociale, politica e simbolica, spostando progressivamente il baricentro dell’opera dalla dimensione dell’oggetto alla costruzione di campi relazionali e sociali. Da questa traiettoria nasce una vera e propria teoria educativa: non trasmissione di contenuti, ma costruzione di condizioni, responsabilità e forme di coabitazione. Dall’esperienza alla Akademie der bildenden Künste Wien, dove l’artista ha insegnato negli anni Novanta, emerge con chiarezza questa idea di educazione: non produrre allievi secondo un modello, ma creare le condizioni perché ciascuno possa entrare in relazione attiva con il mondo. L’idea non è insegnare una tecnica o trasmettere una competenza, ma formare una postura: abitare la contraddizione, attraversare il conflitto, trasformare la separazione, produrre relazione. In questo senso le Scienze umane contemporanee non sono soltanto un campo disciplinare, ma uno spazio in cui il soggetto impara a riconoscere la propria responsabilità nel mondo. Questa stessa logica attraversa anche esperienze come Tempo-Tag Theater, realizzata da Pistoletto al Teatro Marstall di Monaco nel 1994, dove il tempo non è inteso come semplice successione cronologica, ma come materia artistica, educativa e trasformativa. Educare significa allora imparare a stare nel tempo: non subirlo come accelerazione, non consumarlo come prestazione, ma riconoscerlo come spazio generativo in cui la relazione e la coscienza possono trasformarsi reciprocamente. Il tempo dell’arte diventa così tempo della formazione, perché apre una distanza critica dall’immediatezza del presente e consente di immaginare altre forme di convivenza. In questa stessa traiettoria si colloca anche Progetto Arte, presentato da Pistoletto al Palazzo Comunale di Pistoia nel 1994 come passaggio decisivo verso una concezione dell’arte quale principio di connessione tra i saperi. Con questo manifesto artistico e pedagogico, l’artista attiva relazioni tra educazione, economia, politica, scienza, spiritualità, comunicazione, lavoro e ambiente. L’opera diventa così un dispositivo di relazione e trasformazione, capace di mettere in movimento soggetti, istituzioni e comunità. È un progetto pedagogico perché istituisce condizioni di consapevolezza, partecipazione e responsabilità. L’educazione, in questa prospettiva, non è addestramento né semplice trasmissione, ma pratica di connessione tra saperi, persone e mondi. Nella stessa prospettiva si collocano anche Le porte di Palazzo Fabroni, realizzate a Pistoia l’anno successivo, nel 1995. Qui la porta è soglia, passaggio, dispositivo simbolico di attraversamento: non si tratta semplicemente di varcare uno spazio fisico, ma di mettere in questione il modo stesso in cui si entra in un nuovo sapere e in una nuova forma di responsabilità. Nell’opera di Pistoletto la soglia è cognitiva, perché indica il momento in cui il soggetto è chiamato a trasformare la propria posizione: dall’osservazione alla partecipazione, dalla contemplazione alla responsabilità. È qui che si innesta il senso di UR-RA: Educazione, Formazione, Spiritualità: pensare l’educazione come attraversamento dei saperi e accesso a una nuova soglia paradigmatica. Non si tratta più soltanto di riformare i contenuti dell’insegnamento o aggiornare le discipline umanistiche, ma di riconoscere che la formazione contemporanea entra in un nuovo regime della conoscenza, profondamente segnato dalle trasformazioni del nostro tempo. In questa prospettiva, il riferimento alla fisica quantistica non va inteso come metafora ornamentale, ma come indicazione di un mutamento epistemologico: il reale non appare più soltanto come somma di oggetti separati, ma come campo di relazioni, probabilità, osservazioni, interdipendenze e possibilità emergenti. L’educazione, allora, non forma semplicemente individui posti di fronte al mondo, ma soggetti capaci di partecipare a mondi in formazione. La porta di Pistoletto diventa così immagine e dispositivo di questo passaggio. Entrare nell’educazione significa attraversare una soglia in cui sapere, arte, scienza e spiritualità non restano domini separati, ma si riconfigurano dentro un paradigma relazionale, multiculturale e multidisciplinare. La formazione diventa quindi il passaggio da una conoscenza contemplativa a una conoscenza partecipativa; da una pedagogia della trasmissione a una pedagogia della relazione; da un mondo pensato come oggetto da descrivere a un mondo riconosciuto come processo da abitare responsabilmente. Con il Terzo paradiso e con la Trinamica, questa ricerca trova una delle sue formulazioni più riconoscibili: non una semplice teoria dell’armonia, ma una grammatica della trasformazione. A partire dagli anni Duemila, la riflessione di Pistoletto supera la dinamica binaria degli opposti — natura e artificio, bene e male, individuo e collettività — per introdurre una terza dimensione generativa, fondata su natura, artificio e responsabilità umana. La Trinamica non si esaurisce nella sintesi conciliatoria dei contrari, ma apre un territorio di esplorazione potenziale che prima non esisteva: uno spazio in cui il conflitto può essere trasformato in relazione, la differenza in possibilità, la separazione in costruzione culturale. In questo senso, l’arte non si limita a rappresentare il mondo, ma diventa potenzialità di interrogazione esistenziale e produzione di senso, capace di far incontrare presente, memoria e possibilità. È qui che il pensiero-arte di Pistoletto si lega anche alla nozione di Pace preventiva: non soltanto evitare i conflitti dopo che sono esplosi, ma creare le condizioni perché controversie, opposizioni e dispute disciplinari non si trasformino in fratture insanabili. La Pace preventiva diventa così, anche sul piano accademico, una pratica formativa fondata sul dialogo, sulla trasformazione e sulla responsabilità. In questa prospettiva, il simposio di Monza non usa l’arte come cornice per una discussione accademica, ma la assume come grammatica conoscitiva. Il percorso espositivo di UR-RA si fa convegno, il display della mostra si fa discorso, il pensiero-arte diventa ambiente di pensiero. Al centro vi è posta l’educazione che si domanda che cosa significhi pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale, della pluralità religiosa e della crisi delle grandi narrazioni moderne. È in questo senso che UR-RA: Educazione, Formazione, Spiritualità porta Pistoletto a confronto con la cultura accademica. Non per accademizzare l’artista, né per ridurre la sua opera a oggetto di studio, ma per verificare come l’arte possa diventare metodo di lettura del presente. L’educazione, qui, non è un tema tra gli altri: è il luogo in cui una società decide quale idea di umano intende coltivare.

L’inversione della committenza

L’architettura curatoriale di UR-RA si fonda su un principio preciso: l’inversione della committenza. Storicamente sono state le religioni, le istituzioni e i sistemi di potere a chiedere all’arte immagini, forme, simboli e rappresentazioni. In UR-RA il rapporto viene rovesciato: è l’arte a interrogare le tradizioni spirituali, la scienza, la formazione e la società. Questa inversione non è soltanto un gesto curatoriale. È una strategia conoscitiva. L’arte non illustra il mondo, ma lo mette in questione. Non si limita a rappresentare ciò che esiste, ma apre un campo in cui ciò che non è ancora dato prende forma. Per questo le tradizioni spirituali vengono convocate, non come sistemi confessionali da rappresentare, ma come archivi simbolici vivi. Induismo, buddhismo, ebraismo, cristianesimo e islam sono assunti come depositi di immagini, parole, ritualità, visioni del tempo, forme della conoscenza e strutture di senso capaci di interrogare il XXI secolo. Non identità chiuse ma costellazioni simboliche. Non repertori iconografici, ma campi di immaginazione. Non apparati da illustrare, ma riserve vive di pensiero, esperienza, forma e responsabilità. In questo contesto, la spiritualità non è intesa in senso confessionale, ma come apertura alle dimensioni profonde del senso, della cura, dell’attenzione, dell’interdipendenza e della responsabilità. È qui che il tema dell’educazione assume il suo peso più radicale: educare non significa più soltanto trasmettere conoscenze, ma rendere possibile una forma di vita.

Dalle Contemporary Humanities alle prospettive quantum-like

Il convegno non si presenta pertanto come un appuntamento accademico tradizionale, ma come una stanza di pensiero vivo. È qui che il pensiero-arte di Pistoletto incontra le Contemporary Humanities, le prospettive quantum-like, gli immaginari spirituali e confessionali, le pedagogie, la tecnica e l’intelligenza artificiale, contribuendo alla definizione di possibili Scienze della vita contemporanee. Le Contemporary Humanities non sono intese come un semplice aggiornamento delle discipline umanistiche, ma come una loro riconfigurazione. Il punto non è aggiungere nuovi temi al repertorio delle humanities, ma comprendere che oggi l’umano si forma all’incrocio tra arte, tecnica, educazione, ambiente, immaginazione, spiritualità e intelligenze artificiali. In questo senso, esse raccolgono la sfida di una mutazione già descritta da Alessandro Baricco in The Game (Einaudi, 2018): il digitale non ha soltanto introdotto nuovi strumenti, ma ha ridisegnato la postura dell’umano, i suoi modi di conoscere, desiderare, apprendere. A questa trasformazione si affianca la prospettiva aperta da AA. VV. L’arte della ricerca (Mimesis, 2025), in particolare C. del Pizzo – D. de Kerkchove, dove la ricerca artistica non appare come pratica marginale o ancillare rispetto ai saperi scientifici e umanistici, ma come metodologia capace di costruire contesti, generare forme, orientare immaginari e quindi produrre conoscenza. Le Contemporary Humanities nascono dunque da questa doppia consapevolezza: da un lato, l’umano è ormai immerso in un ambiente tecnico-cognitivo che ne modifica le condizioni di esperienza (Vedere Magnifica humanitas Papa Leone XIV, 2026); dall’altro, l’arte è uno dei luoghi privilegiati per comprendere e reinventare tali condizioni. In questa prospettiva, le Scienze della vita contemporanee indicano un campo transdisciplinare, non una disciplina in più, ma un modo diverso di pensare le relazioni tra saperi, corpi, immagini, tecnologie, comunità e mondi simbolici. Le prospettive quantum-like ci forniscono pertanto una grammatica concettuale utile a pensare i processi cognitivi, culturali e formativi come campi di potenzialità, contesto, relazione e attualizzazione. Non si tratta di trasferire la meccanica quantistica nel campo dell’educazione o della cultura, ma di utilizzarne i modelli formali e concettuali per comprendere fenomeni complessi, contestuali, non riducibili a causalità semplici. Educare, allora, non significa soltanto trasmettere ciò che è già stabilito. Significa creare le condizioni perché nuove forme possano emergere, entrare in relazione, stabilizzarsi provvisoriamente e trasformarsi ancora. In questo senso, l’educazione diventa un dispositivo di apertura del possibile.

La sinterità e l’intelligenza dell’artificiale

Un ruolo centrale ha il concetto di sinterità, presentato nel libro Educene. Il cadavere speculativo della conoscenza, in uscita per Mimesis a giugno 2026. La sinterità — il singolo nell’intero — indica una nuova condizione relazionale tra umano e artificiale. L’individuo contemporaneo apprende, pensa e si orienta all’interno di un campo universale di memorie, linguaggi, immagini, codici e conoscenze, oggi raccolti, riorganizzati e ricalcolati dalle reti, dai big data e dall’intelligenza artificiale. Questa condizione modifica radicalmente il modo in cui intendiamo la formazione. Il soggetto non apprende più soltanto all’interno di istituzioni definite, ma dentro un intelletto comune, un ambiente cognitivo diffuso, continuo, instabile, composto da archivi digitali, piattaforme, modelli linguistici, immagini sintetiche, database, reti sociali e sistemi algoritmici. La conoscenza non è più soltanto trasmessa: è aggregata, inferita, ricalcolata da sistemi umano-artificiali. La sinterità prova a nominare questa nuova condizione. Non l’individuo isolato, non la massa indistinta, ma il singolo dentro l’intero: un soggetto che pensa a partire da un campo di memorie e conoscenze, e che deve imparare a orientarsi dentro questa nuova infrastruttura del sapere. Per questo il rapporto tra educazione e intelligenza artificiale non può essere ridotto all’uso strumentale delle tecnologie: è una questione epistemologica e ontologica. Non si tratta quindi soltanto di introdurre o vietare tecnologie nei percorsi formativi, ma di comprendere quale idea di conoscenza, attenzione, responsabilità e immaginazione diventi possibile in un mondo in cui l’artificiale partecipa alla produzione del sapere.

La Sala della Trinamica

Il simposio si svolgerà nel Salone da Ballo della Villa Reale di Monza, riconfigurata nell’ambito di UR-RA come Sala della Trinamica. Non una semplice cornice, ma un ambiente simbolico, percettivo e relazionale: uno spazio segnato dalla presenza dell’opera artistica, in cui parola, ascolto e produzione di nuovi immaginari possono prendere forma comune. Anche la scelta del luogo è parte del progetto. La Villa Reale non ospita soltanto una mostra, ma diventa teatro di un processo pubblico di elaborazione. Il display artistico non resta immobile: genera incontri, attiva domande, produce discorso. È in questo passaggio dalla visione alla parola, dall’opera al confronto, dall’immagine alla responsabilità, che UR-RA trova una delle sue ragioni più forti. La notizia, dunque, non è soltanto che un ciclo di incontri accompagna una grande esposizione. La notizia è che l’opera di Pistoletto viene assunta come piattaforma di confronto tra la cultura accademica e alcune delle domande più urgenti del presente: l’arte diventa metodo, la spiritualità campo di ricerca sugli immaginari, l’educazione forma viva della responsabilità. UR-RA: Educazione, Formazione, Spiritualità si configura così come un momento di ricerca pubblica generato dal pensiero-arte di Michelangelo Pistoletto: un convegno in cui la conoscenza non viene ridotta a procedura, ma rimessa in circolazione come pratica trasformativa, relazionale e comune. Nel corso delle due giornate di simposio si confronteranno studiosi, artisti, filosofi, scienziati, rappresentanti delle tradizioni spirituali e protagonisti del dibattito contemporaneo internazionale. Oltre a Michelangelo Pistoletto e ai curatori Francesco Monico e Noemi Marieva, parteciperanno, tra gli altri Timothy Morton (Rice University, Houston, Texas), Derrick de Kerckhove (Politecnico di Milano),  Massimo Inguscio (Accademia dei Lincei, Eniquantic), Sandro Sozzo (Università di Udine, Logica e filosofia della scienza), Massimiliano Sassoli de Bianchi (CLEA – Centro Leo Apostel, Bruxelles), Francesco Striano (Università di Torino), Lea Violetta Ferrari (Carocci Editore), Paolo Furia (Università di Torino), Laura Colombo (Libreria delle Donne di Milano, Collettivo Diotima), Tamar Levi (Università di Torino), Stefania Tarantino (Università degli Studi di Salerno, Collettivo Diotima), Maresa Lippolis (NABA – Nuova Accademia di Belle Arti Milano), Vincenzo Cuomo (direttore della rivista online “Kaiak – A Philosophical Journey”), Andrea Pagnes (ArtEZ University of the Arts, Paesi Bassi), Joseph Levi (Rabbino emerito della Comunità Ebraica di Firenze, Shemà School for Jewish Studies and Culture “Margulies Levinas” di Firenze), Nader Akkad (Imam della Grande Moschea di Roma, Università di Trieste), Yahya Pallavicini (COREIS Milano) e Swamini Shuddananda Giri (Matha Gitananda Ashram).

 

Francesco Monico è curatore di UR-RA – Unity of Religions, Responsibility of Art e di UR-RA: Educazione, Formazione, Spiritualità

Francesco Monico, 21 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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