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Antonello da Messina, «Ecce Homo» (recto) e «San Girolamo penitente» (verso), 1465 ca

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Antonello da Messina, «Ecce Homo» (recto) e «San Girolamo penitente» (verso), 1465 ca

La prima tappa dell’«Ecce Homo» di Antonello da Messina è a Roma, nel Palazzo della Minerva

Per dieci giorni la Sala Capitolare, sede della Biblioteca del Senato della Repubblica, ospiterà l’opera acquisita dal Ministero della Cultura tramite la Direzione generale Musei e destinata a L’Aquila

Gianfranco Ferroni

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Prima tappa italiana per l’«Ecce Homo» di Antonello da Messina, opera acquisita dal Ministero della Cultura tramite la Direzione generale Musei per 14,9 milioni di dollari da Sotheby’s: nella giornata del 25 marzo il quadro è arrivato in Italia, pronto per il trasporto nel centro storico di Roma, con destinazione Palazzo della Minerva. Qui, il 26 marzo, dopo una cerimonia ufficiale con il presidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa e il ministro della Cultura Alessandro Giuli, la tempera grassa su tavola verrà esposta al pubblico dal 27 marzo fino al 7 aprile. Successivamente, andrà nel Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, scelta come la sua sede permanente. 

Per dieci giorni la Sala Capitolare di Palazzo della Minerva, sede della Biblioteca del Senato della Repubblica, ospiterà l’opera che era stata riscoperta da Federico Zeri nel 1981, già appartenuta alla collezione newyorkese Wildenstein e «probabilmente conservata in Spagna agli inizi del Novecento». Nella scheda dedicata all’opera e firmata da Federica Zalabra, direttrice del Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, si legge: «Le dimensioni estremamente ridotte, cm 20,3 × 14,9, collocano il dipinto nell’ambito della devozione privata. È plausibile che il proprietario lo portasse con sé in un piccolo contenitore di stoffa o di cuoio per rivolgere le proprie preghiere sia al Cristo sofferente sia all’eremita penitente. La forte usura dell’immagine del verso testimonia una devozione intensa: la figurina di san Girolamo veniva ripetutamente baciata durante gli atti devozionali. Questa tipologia di opere si inserisce nel clima della devotio moderna, movimento di rinnovamento spirituale nato nei Paesi Bassi nel XIV secolo e diffusosi in tutta Europa. L’“Imitatio Christi” spingeva il fedele alla meditazione silenziosa e alla preghiera intensa, finalizzate a modellare la propria vita su quella di Cristo e sulle sue sofferenze. In questo contesto l’“Ecce Homo” di Antonello, con gli occhi lucidi, la bocca socchiusa, il pianto trattenuto, diventa uno strumento meditativo capace di instaurare con l'osservatore un rapporto di immedesimazione emotiva che trascende il semplice atto contemplativo». E Massimo Osanna, in qualità di direttore della Direzione generale Musei, sottolinea che «circa la metà delle opere note di Antonello è oggi conservata in musei stranieri. Il rientro dell’“Ecce Homo” rappresenta dunque non soltanto un evento di grande rilievo culturale, ma una vera e propria festa per il patrimonio nazionale. L’opera si inserisce con coerenza nel contesto del Quattrocento abruzzese, territorio di snodo tra culture figurative diverse e profondamente connesso alle dinamiche artistiche del Regno di Napoli e ai linguaggi di matrice nordica che Antonello seppe magistralmente sintetizzare».

Il dipinto è assegnato al Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, da poco riaperto nel Castello cinquecentesco. E da L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, l’«Ecce Homo» partirà per un itinerario espositivo nei principali musei italiani. È da ricordare che il Palazzo della Minerva ha ospitato fino a febbraio l’esposizione della Bibbia di Borso d’Este, in occasione della quale è avvenuta la visita di Papa Leone XIV. Ingresso gratuito, senza prenotazione.

Gianfranco Ferroni, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

La prima tappa dell’«Ecce Homo» di Antonello da Messina è a Roma, nel Palazzo della Minerva | Gianfranco Ferroni

La prima tappa dell’«Ecce Homo» di Antonello da Messina è a Roma, nel Palazzo della Minerva | Gianfranco Ferroni