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Ancora una volta, come accade da ormai quattro anni, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana ha chiuso un anno di successi: successi di numeri (più 50 per cento di ingressi rispetto al 2024, pari a 470 mila visitatori, e oltre 700 mila euro di utile netto, terzo bilancio consecutivo in attivo), ma anche successi d’immagine, perché questa istituzione che vanta la prima biblioteca in Europa aperta al pubblico e il museo d’arte (con capolavori di Leonardo, Raffaello, Caravaggio...) più antico di Milano, è tornata a essere un punto di riferimento centrale della cultura non solo milanese, dopo lunghi anni in cui non aveva certo cessato, grazie ai suoi Dottori, di produrre studi preziosi né di conservare al meglio i suoi tesori, senza però ottenere la consapevolezza della collettività: il che rappresenta un must nella società attuale. Ne parliamo con il suo Segretario generale, Antonello Grimaldi, insediatosi nel 2022 e ora rinnovato nel suo ruolo (prima ancora della scadenza del mandato) per altri cinque anni.
La Cripta di San Sepolcro, Milano © Maurizio Montagna
Dottor Grimaldi, a quattro anni e mezzo dalla sua prima nomina e con la sua riconferma anticipata per altri cinque anni, si può parlare di un «modello Ambrosiana»? Innanzitutto, desidero ringraziare tutti coloro che hanno avuto fiducia in me: i presidenti (il professor Lorenzo Ornaghi prima, il professor Andrea Canova ora), la Congregazione dei Conservatori, il Collegio dei Dottori e tutti i miei collaboratori, perché senza di loro non ci sarebbero stati né i risultati né la riconferma. Io ho fatto solo il mio dovere, nutrendomi di emozioni: questo mi permette di lavorare ogni giorno con rinnovato entusiasmo e la consapevolezza che si può fare di più e meglio. Sono onorato che i miei e nostri sforzi siano stati riconosciuti e di qui intendo ripartire, perché penso che occorra sempre inseguire un traguardo più ambizioso. Lo faccio da manager prestato alla cultura (e innamorato della cultura), convinto che nella gestione dei luoghi della cultura debba essere privilegiata la managerialità delle “competenze” e non delle “appartenenze”, seppure affiancata dagli esperti dell’ambito culturale. Mi chiede se si può parlare di un modello Ambrosiana: direi di sì e credo che derivi da un modo (che è da sempre il mio) non elitario né autoreferenziale d’interpretare la cultura non meno che dalla costante ricerca della sostenibilità economica. Non è vero che la cultura non si può sostenere da sola: è troppo semplice organizzare, per esempio, mostre magnifiche ma dai costi esorbitanti, ricorrendo poi ai fondi pubblici o privati per ripianare i bilanci e gravando così sulla collettività. Noi non riceviamo contributi, se non piccoli fondi «a progetto», eppure nel 2025 abbiamo avuto un utile netto superiore ai 700mila euro. Poi, è fondamentale saper comunicare, ma comunicare il museo, non sé stessi come persone, come spesso accade. Quindi sì, il «modello Ambrosiana» esiste e direi che si può riassumere nella formula «bisogna saper fare e saperlo comunicare».
La Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Milano
È stato delineato anche il Piano strategico per i prossimi cinque anni (2027-2032): quali sono i punti salienti?
Dopo aver portato a termine il risanamento dei conti (la situazione al mio arrivo era molto pesante) e il rilancio del brand, ora è necessario consolidare i risultati con un’apertura a fasce sempre più ampie di pubblico. Dobbiamo lavorare (e questo è un aspetto che sta molto a cuore al nostro Presidente) sul nostro patrimonio librario, inestimabile ma finora trascurato rispetto alle opere d’arte e, aggiungo, dobbiamo lavorare sulla Cripta di San Sepolcro: i milanesi stessi spesso non sanno che qui s’incrociano il Cardo e il Decumano di Mediolanum (è «lo vero mezzo di Milano», come disegnato da Leonardo da Vinci in un foglio del Codice Atlantico, che è conservato qui). La cripta di San Sepolcro festeggerà a breve il suo millenario: fu fondata nel 1030 e con la Congregazione dei Conservatori e il Collegio dei Dottori stiamo già iniziando a lavorare a questo traguardo. Quanto alla sala del Foro Romano, contigua, che sinora ospitava solo mostre di arte contemporanea, entro fine anno avrà tutte le dotazioni necessarie per presentare anche mostre di arte antica, come quella, fortemente voluta dal Presidente Canova, che nell’autunno del 2027 sarà dedicata a Pellegrino Tibaldi (1527-96), architetto e pittore a suo tempo di gran fama, che lavorò anche al Duomo di Milano progettando tra l’altro alcune vetrate, di cui noi possediamo i disegni preparatori e i cartoni. Sarà un modo per restituire ai milanesi un pezzo importante ma oggi poco noto della loro storia.
Sono previsti anche restauri o interventi strutturali?
Certo, nelle 150 pagine del Piano strategico figurano il restauro dell’atrio e interventi per la sicurezza, come le nuove videocamere, che installeremo anche nel Cortile degli Spiriti Magni e sui ballatoi, ma porremo mano pure alla segnaletica e alle didascalie e, più prosaicamente, ai bagni. Sono del parere, infatti, che non si possa fare cultura senza “ascoltare”: ascoltare le richieste del territorio, dei cittadini, dei visitatori. Per questo chiunque acquisti un nostro biglietto on line, riceve un’email a cui, se vuole, potrà rispondere, ma non per farci i complimenti, bensì per segnalarci le criticità. Al tempo stesso, e allo stesso scopo, abbiamo incrementato il numero delle interviste ai visitatori. E poiché il nuovo Piano strategico è per molti versi il prosieguo del precedente, continueremo a essere presenti in tutte le attività culturali di Milano, da Orticola a Cortili Aperti, da Open House a Book City. Non solo abbiamo stipulato un accordo con il Comune di Milano ma abbiamo aderito al Tavolo della Cultura, l’ottima iniziativa promossa da Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, grazie alla quale tutti coloro che frequentano le Fiere milanesi, operatori e visitatori, sono informati delle iniziative culturali presenti in città.
Voi vi sostenete con il vostro lavoro, ma ora che il «brand» Ambrosiana è così conosciuto, perché non pensare a un gruppo di donatori e mecenati?
Anche questo è previsto nel nuovo Piano strategico: credo che a breve anche l’Ambrosiana avrà i suoi «Patrons».
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