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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliDecine di persone vestite di bianco, il 3 giugno hanno occupato Piazza San Marco, unite da un lungo cordone che ha disegnato il simbolo del Terzo Paradiso. Con il flash mob collettivo «Matrimonio con la Laguna», ideato da Michelangelo Pistoletto e organizzato dalla Fondazione Pistoletto Cittadellarte, si è aperta ufficialmente la Venice Climate Week 2026, la manifestazione internazionale dedicata alla crisi climatica e alla transizione ecologica in programma fino all'8 giugno. L'azione riprende e reinterpreta l'antica tradizione veneziana del matrimonio con il mare. Protagonista della cerimonia è stata Meg Avon, attivista britannica conosciuta come la prima «sposa del fiume», che ha celebrato simbolicamente il legame tra comunità umana e ambiente acquatico. Non è una scelta casuale. Da anni il Terzo Paradiso rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della ricerca di Pistoletto. Tre cerchi intrecciati che evocano l'incontro tra natura e artificio, tra mondo naturale e intervento umano, indicando la necessità di un nuovo equilibrio. Un'immagine che ben sintetizza lo spirito della manifestazione veneziana.
Ad aprire la settimana è stato anche l'intervento di Jeremy Rifkin, economista e teorico sociale tra le voci più influenti del dibattito internazionale sui temi dell'energia, dell'innovazione e del cambiamento climatico, autore del recente «Planet Aqua». La sua dichiarazione sull'acqua ha introdotto uno dei temi centrali dell'edizione 2026. Il titolo scelto per quest'anno, «Planet Aqua, Planet Peace», propone infatti una riflessione sul ruolo dell'acqua come elemento chiave per comprendere le sfide ambientali contemporanee. Non soltanto una risorsa da proteggere, ma un punto di incontro tra crisi climatica, sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale e nuovi modelli economici.
Ma facciamo, un passo indietro. Perchè è necessaria la Venice Climate Week 2026. Perché esistono luoghi che raccontano il proprio tempo. Ed esistono luoghi che anticipano il futuro. Venezia appartiene a entrambe le categorie. Da secoli la città lagunare rappresenta uno dei grandi simboli della civiltà europea, un laboratorio di scambi economici, culturali e diplomatici che ha costruito la propria identità sul rapporto con l'acqua. Oggi proprio quell'elemento che ne ha determinato la fortuna storica la colloca al centro di una delle questioni più urgenti del nostro tempo: il cambiamento climatico. Venezia rappresenta un caso emblematico. L'innalzamento del livello del mare, l'erosione degli ecosistemi lagunari, gli eventi meteorologici estremi e la pressione antropica rendono la città un osservatorio privilegiato delle conseguenze del cambiamento climatico. Ciò che accade oggi in laguna anticipa dinamiche che interesseranno progressivamente molte altre aree costiere del pianeta.
La rilevanza della Venice Climate Week non risiede però soltanto nella fragilità del contesto veneziano. La sua forza deriva dalla capacità di collegare una questione ambientale a una riflessione più ampia sui modelli di sviluppo, sulla pianificazione urbana, sulle infrastrutture, sulla produzione energetica, sulla mobilità e sulla gestione delle risorse. Il clima non è più un tema settoriale. È il quadro entro cui si ridefiniscono economia, geopolitica, innovazione tecnologica e qualità della vita. Oggi appare sempre più evidente che la transizione ecologica richiede anche una trasformazione culturale. Cambiare i modelli energetici significa modificare abitudini, comportamenti, sistemi di valore e immaginari collettivi. Per questa ragione il dialogo tra arte, architettura, design, ricerca e scienza diventa uno degli aspetti più interessanti di una manifestazione come la Venice Climate Week. La necessità della Venice Climate Week nasce dall'incontro tra una condizione geografica concreta e una responsabilità culturale più ampia. Venezia è una delle città che più direttamente sperimentano le conseguenze della crisi climatica. È anche una delle poche che possiedono la forza simbolica necessaria per trasformare una questione ambientale in una questione globale. Per la Climate Week a Venezia è il tentativo di costruire uno spazio stabile di confronto tra discipline, istituzioni e generazioni diverse. Un luogo in cui il clima non venga affrontato come emergenza temporanea, ma come una delle infrastrutture intellettuali attraverso cui immaginare il futuro.
Fino all'8 giugno Venezia ospita così oltre cento relatori provenienti da tutto il mondo tra scienziati, imprenditori, rappresentanti istituzionali, artisti e attivisti. In programma sei giorni di incontri, dibattiti e iniziative distribuiti in alcuni dei luoghi più significativi della città, dalle Procuratie a Ocean Space, dalla Fondazione Giorgio Cini all'Università IUAV, fino all'Arsenale e all'isola di San Servolo. Promossa dal Future Food Institute con il sostegno della Città di Venezia e della Regione Veneto, la Venice Climate Week è riconosciuta come attività ufficiale della United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development. L'obiettivo è creare una piattaforma permanente di confronto capace di mettere in dialogo ricerca scientifica, istituzioni, imprese, cultura e società civile. E la scelta di Venezia stessa assume in questo contesto un valore simbolico importante: città costruita sull'acqua e da sempre esposta alle trasformazioni ambientali, il capoluogo lagunare diventa il luogo ideale per riflettere sulle conseguenze della crisi climatica e sulle possibili strategie di adattamento. Tra gli ospiti dell'edizione 2026 figurano personalità provenienti da ambiti diversi, tra cui Michelangelo Pistoletto, Jeremy Rifkin, Sylvia Earle, Olafur Eliasson, Luca Mercalli, Telmo Pievani, Marco Paolini, Enrico Giovannini, Pietrangelo Buttafuoco e Gilberto Pichetto Fratin.
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