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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliLife with P. è la mostra che Hauser & Wirth dedica a Philip Guston in una delle sue sedi di Chelsea. Nessun pensiero alla scala museale delle ultime esposizioni internazionali, la galleria per questa volta sceglie una direzione diversa. Riduce la scala. Sposta il centro dalla storia pubblica alla vita privata, e il risultato è una delle letture più umane e meno retoriche dedicate a Guston negli ultimi anni. La mostra raccoglie dipinti e opere su carta realizzati tra il 1964 e il 1978, concentrandosi soprattutto sul rapporto tra l’artista e la moglie, la poetessa Musa McKim. Accanto ai lavori compare anche il libro Life with P., pubblicato da Hauser & Wirth Publishers, che raccoglie per la prima volta i diari inediti di McKim curati dalla figlia della coppia, Musa Mayer. L’operazione non ha il tono archivistico o celebrativo tipico di molte operazioni postume. Serve piuttosto a rimettere in tensione il lavoro di Guston con la sua quotidianità.
È importante perché la tarda pittura di Guston nasce esattamente lì: nella cucina, nella camera da letto, nei piccoli oggetti accumulati dentro la casa di Woodstock dove l’artista si trasferisce nel 1967 dopo aver lasciato New York. Il percorso racconta il momento in cui Guston abbandona progressivamente l’astrazione lirica che lo aveva reso uno dei protagonisti dell’espressionismo astratto per entrare in quella lingua figurativa brutale, semplificata e quasi caricaturale che scandalizzerà gran parte della critica americana all’inizio degli anni Settanta. Ma qui il passaggio viene osservato da vicino, dentro il laboratorio intimo del disegno.
Tra il 1966 e il 1967 Guston sospende quasi completamente la pittura per concentrarsi sui cosiddetti “pure drawings”, lavori essenziali costruiti attraverso linee nervose e oggetti minimi. È una fase cruciale. Nei disegni iniziano ad apparire libri, scarpe, tavoli, sigarette, lampadine, letti, targhe automobilistiche, mattoni: il lessico privato che diventerà poi la struttura delle grandi tele tarde. Questi oggetti non hanno nulla di neutrale. Sono tracce di presenza. Indizi domestici. Modi per registrare il passaggio del tempo e della vita condivisa.
È qui che il dialogo con Musa McKim diventa centrale. La mostra include una selezione di Poem Pictures, i disegni realizzati da Guston in risposta ai testi poetici della moglie. Non funzionano come semplici illustrazioni. Sono esercizi di ascolto reciproco. McKim e Guston costruiscono una forma di osservazione condivisa del quotidiano, quasi una microfisica sentimentale della convivenza. Una frase annotata da McKim nel 1969 sintetizza bene questa atmosfera: osservare il tavolo della cucina, i fornelli, gli oggetti lasciati dall’altro per capire cosa abbia mangiato, letto o fatto durante il giorno. La casa diventa un sistema di segni. Guston traduce questo sistema in pittura.
La forza della mostra emerge soprattutto nei grandi dipinti figurativi del periodo finale, alcuni dei quali mai esposti prima in una galleria o in un museo. Opere come Two Hearts (1978) o Blue Cover (1977) trasformano il matrimonio stesso in immagine pittorica. I corpi diventano masse molli, cuori feriti, figure bloccate dentro letti o spazi chiusi. L’ironia tipica di Guston resta presente, ma è ormai attraversata da una vulnerabilità molto più esplicita. Non c’è eroismo in queste tele. Non c’è monumentalità esistenziale. C’è piuttosto una forma di stanchezza lucida.
Anche il celebre immaginario grotesque di Guston qui perde gran parte della sua aggressività pubblica e si riconnette alla dimensione privata della paura: l’invecchiamento, la mortalità, la dipendenza affettiva, il tempo che si restringe. La frase riportata in mostra e scritta dall’artista negli ultimi anni diventa allora quasi programmatica: “Non c’è altro da fare ora che dipingere la mia vita; i miei sogni, ciò che mi circonda, la mia situazione, la mia disperazione, Musa, l’amore, il bisogno”. È probabilmente questo il punto decisivo di Life with P.. La mostra dimostra come la tarda pittura di Guston non nasca da un semplice ritorno alla figurazione o da una scelta stilistica provocatoria. Nasce da una compressione sempre più radicale tra vita e pittura. Gli oggetti quotidiani diventano forme mentali. La casa diventa cosmologia privata. La biografia diventa linguaggio.
Ginevra Borromeo
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