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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliUna direzione artistica collettiva, quattro curatori under 40 e un programma triennale che punta a trasformare Fotografia Europea in una piattaforma culturale attiva durante tutto l'anno. È il progetto con cui Kublaiklan si è aggiudicato la selezione internazionale per la guida del festival di Reggio Emilia nel triennio 2027-2029, inaugurando una nuova fase per una delle principali manifestazioni italiane dedicate alla fotografia. La nomina, annunciata il 2 novembre 2026 dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia, introduce un cambiamento nel modello curatoriale della manifestazione, con una maggiore attenzione alle produzioni originali, al coinvolgimento delle comunità e alla costruzione di relazioni continuative tra artisti, istituzioni e territorio.
Il collettivo, composto da Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Elsa Moro e Aleksander Masseroli Mazurkiewicz, è stato selezionato da una commissione presieduta da Giorgio Van Straten e composta da Matilde Barbieri, Daniele De Luigi, Monica Leoni, Francesca Mattioli e Davide Zanichelli. La procedura, avviata attraverso un bando pubblico internazionale, ha coinvolto candidati individuali e gruppi curatoriali chiamati a presentare una strategia di sviluppo per le prossime tre edizioni. Nella graduatoria pubblicata il 30 ottobre, Kublaiklan ha ottenuto 93 punti, precedendo Silvia Franceschini, Arianna Rinaldo, Andrea Tinterri e Arianna Catania. Una scelta che attribuisce la responsabilità del programma a un gruppo di professionisti formatosi attraverso esperienze differenti, con competenze che spaziano dalla curatela alla progettazione espositiva, dall'editoria alla formazione. Il cambiamento arriva dopo una stagione che ha visto Walter Guadagnini tra i principali riferimenti curatoriali della manifestazione, affiancato nelle ultime edizioni da figure internazionali come Luce Lebart, Tim Clark e Arianna Catania. Fotografia Europea, nata nel 2006, ha progressivamente consolidato il proprio ruolo nel panorama italiano attraverso mostre diffuse, committenze e collaborazioni con importanti autori e istituzioni. L'edizione 2026, la ventunesima, si è sviluppata attorno al tema Fantasmi del quotidiano, con esposizioni ai Chiostri di San Pietro, a Palazzo da Mosto e in altri spazi della città. Il nuovo incarico si inserisce dunque in una storia curatoriale consolidata, con l'obiettivo di rafforzarne la dimensione produttiva e il legame con il territorio.
Il progetto di Kublaiklan parte da una concezione precisa della fotografia, intesa come strumento di conoscenza e partecipazione. L'educazione visiva viene considerata una componente dell'educazione civica, nella convinzione che comprendere il funzionamento delle immagini sia indispensabile per interpretare la società contemporanea. In un contesto caratterizzato dalla circolazione continua di contenuti visivi, dalla trasformazione delle tecnologie di produzione e dalla diffusione dell'intelligenza artificiale, questa impostazione attribuisce al festival una funzione che supera la presentazione di opere fotografiche. La manifestazione dovrebbe diventare anche un luogo di formazione, confronto e sviluppo di competenze, rivolto a pubblici differenti e capace di coinvolgere le persone che abitano Reggio Emilia durante tutto l'anno. Uno degli elementi più significativi della proposta riguarda le committenze partecipative. Il collettivo intende invitare artisti italiani e internazionali a trascorrere periodi di residenza a Reggio Emilia, lavorando direttamente con cittadini, associazioni, scuole e altre realtà locali. L'obiettivo è costruire, nell'arco dei tre anni, una sorta di cartografia umana della città, attraverso opere e progetti capaci di registrare le trasformazioni sociali, le memorie individuali e le relazioni tra persone e luoghi. La fotografia viene così interpretata come una pratica di ricerca, nella quale il processo di produzione e l'incontro con i soggetti coinvolti assumono un'importanza centrale. La scelta introduce anche una questione curatoriale rilevante: come conciliare la partecipazione delle comunità con l'autonomia degli artisti, evitando che il progetto si riduca a una semplice documentazione sociale o a una forma di animazione culturale.
L'esperienza precedente del collettivo offre alcuni riferimenti utili per comprendere questa direzione. Kublaiklan ha collaborato con manifestazioni come Cortona On The Move, sviluppando progetti espositivi e partecipativi, e ha curato iniziative che mettono in relazione fotografia, ricerca scientifica e trasformazione urbana. Tra queste, The Cooling Solution, realizzato con la fotografa Gaia Squarci e il gruppo di ricerca dell'Università Ca' Foscari di Venezia, dedicato alle disuguaglianze sociali e ambientali legate all'aumento delle temperature. Presentato inizialmente a Venezia nel 2023 e successivamente in sedi internazionali, il progetto ha utilizzato il linguaggio fotografico per rendere accessibili temi complessi attraverso un confronto tra ricerca scientifica ed esperienza quotidiana. Un'altra esperienza significativa è Living Certosa, realizzata nel 2024 a Milano con l'artista Robin Lopvet, che ha coinvolto abitanti e lavoratori del quartiere Certosa nella costruzione di un racconto visivo dedicato alla trasformazione del territorio. Il progetto, presentato attraverso installazioni fotografiche nello spazio pubblico, ha affrontato il rapporto tra rigenerazione urbana, identità e rappresentazione delle comunità. Nel 2026 Kublaiklan ha inoltre inaugurato a Torino K!, uno spazio dedicato alla fotografia collaborativa, con un programma di mostre, laboratori, incontri e attività educative. Sono esperienze che delineano un orientamento curatoriale riconoscibile, fondato sulla possibilità di utilizzare la fotografia come strumento di relazione e costruzione di conoscenza condivisa.
Il rapporto con la città costituisce uno dei nodi principali del nuovo programma di Fotografia Europea. Il collettivo prevede di sviluppare mostre nello spazio pubblico, rafforzare il Circuito OFF e costruire collaborazioni con le istituzioni civiche, le fondazioni culturali e le realtà educative del territorio. Accanto alle esposizioni saranno sperimentati formati interdisciplinari, capaci di mettere in relazione fotografia, musica, teatro, danza e altri linguaggi. L'obiettivo è ampliare le occasioni di partecipazione e ridurre la distanza tra la manifestazione e la vita quotidiana della città, trasformando il periodo del festival nel momento più visibile di un lavoro sviluppato durante l'intero anno.
Questa prospettiva si colloca in una trasformazione che interessa numerosi festival fotografici europei. Manifestazioni nate prevalentemente come appuntamenti espositivi stanno ampliando le proprie funzioni attraverso residenze, laboratori, attività editoriali, programmi educativi e produzione di nuove opere. In questo scenario, la continuità delle relazioni con artisti e comunità diventa un fattore importante quanto la qualità delle mostre. La sfida per Fotografia Europea sarà tradurre questa impostazione in un modello organizzativo ed economico sostenibile, capace di mantenere una programmazione di alto livello e di assicurare alle nuove produzioni condizioni adeguate di ricerca, realizzazione e conservazione.
Angelica Kaufmann
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