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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliNel cuore di Prato esiste una collezione nella quale, nel giro di poche sale, si incontrano Caravaggio, Giovanni Bellini, Filippo Lippi e Lorenzo Bartolini. È custodita nella Galleria di Palazzo degli Alberti, edificio di proprietà di Intesa Sanpaolo che conserva un patrimonio formatosi nel corso della storia della Cariprato e profondamente legato alla città. Una raccolta importante e, rispetto alla notorietà dei suoi protagonisti, ancora relativamente poco conosciuta dal grande pubblico. La Galleria è oggi aperta gratuitamente ogni prima domenica del mese, dalle 10.30 alle 19, oltre a festività e giornate speciali previste dal calendario. La riapertura al pubblico è stata promossa e realizzata da Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura, attraverso il dialogo con Banca Popolare di Vicenza S.p.A. in liquidazione coatta amministrativa — proprietaria delle opere provenienti dalla raccolta Cariprato — e con la collaborazione del Comune di Prato e della competente Soprintendenza.
La distinzione proprietaria è significativa: Intesa Sanpaolo possiede Palazzo degli Alberti, mentre la collezione acquisita a suo tempo da Cariprato appartiene oggi a Banca Popolare di Vicenza S.p.A. in L.C.A. È dunque la collaborazione fra soggetti differenti ad avere permesso di mantenere le opere nel loro contesto e di restituirle alla fruizione pubblica. Un caso interessante anche all’interno della più ampia storia delle raccolte bancarie italiane, patrimoni costruiti nel corso del Novecento attraverso acquisizioni, fusioni e trasformazioni degli istituti di credito e oggi chiamati a trovare nuovi modelli di conservazione e accessibilità. Il percorso di Palazzo degli Alberti attraversa un arco cronologico molto ampio. La presenza di Puccio di Simone e Filippo Lippi riconduce alla tradizione medievale e rinascimentale toscana e stabilisce un rapporto particolarmente stretto con Prato, città nella quale Lippi lasciò uno dei nuclei fondamentali della propria attività. A questa matrice territoriale si affiancano opere capaci di allargare immediatamente la geografia della raccolta, a partire da Giovanni Bellini e Caravaggio, fino alla pittura fiorentina del Cinque e Seicento.
Il risultato non è quindi quello di una collezione costruita intorno a una singola scuola, ma di un percorso nel quale la storia artistica locale incontra alcuni dei protagonisti della pittura italiana. Ed è proprio Caravaggio a costituire inevitabilmente uno dei principali poli d'attrazione della visita: la sua presenza inserisce una raccolta nata all'interno della storia bancaria pratese nel circuito di quei patrimoni diffusi che, lontano dai maggiori musei nazionali, conservano opere centrali della storia dell'arte italiana. Il percorso arriva quindi all'Ottocento attraverso Lorenzo Bartolini, nato a Savignano di Prato nel 1777 e tra le figure di riferimento della scultura italiana della prima metà del XIX secolo. La sua presenza restituisce alla raccolta un ulteriore legame con il territorio, permettendo di seguire attraverso le sculture un'altra stagione della cultura artistica toscana.
È proprio il rapporto tra patrimonio e territorio a rendere Palazzo degli Alberti qualcosa di più di un contenitore di opere importanti. Le collezioni bancarie italiane sono state spesso costruite anche come rappresentazione dei luoghi nei quali gli istituti erano radicati: acquistare un dipinto, un documento o un'opera di un artista locale significava contribuire alla conservazione di una memoria collettiva. Quando gli assetti societari cambiano, si pone inevitabilmente il problema di che cosa accada a quei patrimoni e del rapporto che continuano ad avere con le comunità nelle quali si sono formati. Nel caso pratese, la risposta passa attraverso l'apertura della Galleria. Non si tratta soltanto di rendere visibili i capolavori, ma di mantenere accessibile una collezione nel luogo al quale la sua storia è legata. La gratuità dell'ingresso rafforza questa dimensione pubblica: ogni prima domenica del mese Palazzo degli Alberti può essere visitato gratuitamente, con possibilità di visite guidate su richiesta e aperture straordinarie. Particolare attenzione è riservata anche alle scuole. La Galleria propone gratuitamente attività didattiche dalla primaria alla secondaria di primo e secondo grado, con percorsi pensati per rendere accessibile il patrimonio anche agli studenti con disabilità motoria e lievi deficit cognitivi. La collezione diventa così materiale attraverso il quale costruire una relazione continuativa con il pubblico più giovane, oltre la visita occasionale. Palazzo degli Alberti racconta quindi una storia che riguarda contemporaneamente arte, collezionismo bancario e responsabilità verso il patrimonio. La presenza di alcuni grandi nomi rende immediatamente riconoscibile il valore della raccolta; il suo interesse più profondo, però, sta probabilmente nella possibilità che quelle opere continuino a essere viste là dove la collezione ha costruito nel tempo la propria identità. Perché un patrimonio può cambiare proprietari e attraversare trasformazioni societarie, ma conserva una geografia. E quella di Palazzo degli Alberti continua a essere, prima di tutto, Prato.
Sophie Seydoux
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