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Il Museo dei Mosaici di Zeugma a Gaziantep, in Turchia:

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Il Museo dei Mosaici di Zeugma a Gaziantep, in Turchia:

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La Turchia ha la sua Lista Rossa dell’Icom dei beni culturali a rischio

Il Paese, molto attivo nella lotta ai traffici illeciti, dispone ora di un ulteriore strumento che illustra le categorie di oggetti più vulnerabili

Dal 2000 l’Icom-International Council of Museums, organizzazione non governativa con sede a Parigi, pubblica le «Liste Rosse», realizzate in collaborazione con esperti di musei, istituzioni culturali e forze dell’ordine, strumenti che contribuiscono alla protezione dei beni culturali provenienti dalle aree più vulnerabili al traffico illecito. Ne sono già disponibili una ventina, relative a Paesi tradizionalmente «fonte» di beni archeologici e a regioni interessate da conflitti armati o turbolenze politiche (liste di emergenza sono state pubblicate su Iraq, Libia, Siria, Haiti, Yemen, Egitto e Ucraina). Sono strumenti pratici, risorse preziose che aiutano in particolare i professionisti dell’arte e del patrimonio culturale e le forze dell’ordine a identificare i beni culturali protetti dalla legislazione nazionale e internazionale, e a prevenire il commercio e il movimento illeciti di questi oggetti. Come sottolinea l’Icom, «una Lista Rossa non è un elenco di oggetti effettivamente rubati. I beni culturali raffigurati sono oggetti inventariati all'interno delle collezioni di istituzioni riconosciute. Servono a illustrare le categorie di beni culturali più vulnerabili al traffico illecito». 

Da poche settimane l’elenco si è arricchito di un nuovo titolo. In un evento svoltosi a Bodrum lo scorso ottobre, l’Icom, l’Icom Türkiye e il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia hanno infatti annunciato il lancio della Lista Rossa Icom degli oggetti culturali a rischio - Türkiye, compilata con la collaborazione di esperti turchi, tra cui archeologi e professionisti museali. A Bodrum erano presenti, tra gli altri, Emma Nardi, presidente dell'Icom, Elif Denel, direttrice dell’Arit (American Research Institute in Türkiye) e Mehmet Nuri Ersoy, ministro turco della Cultura e del Turismo. «I nostri partner in Turchia stanno già svolgendo un lavoro impressionante in prima linea nella lotta contro il traffico illecito, ha commentato Sophie Delepierre, responsabile del Dipartimento per la Protezione del Patrimonio-Icom. Questo strumento è stato progettato per rafforzare gli sforzi esistenti, fornendo alle autorità e alle parti interessate una nuova risorsa per individuare, prevenire e rispondere al traffico illecito di beni culturali. La selezione degli oggetti da parte dei principali esperti culturali in Turchia ne garantisce la qualità e la pertinenza al contesto». 

Le organizzazioni governative e non governative in Turchia hanno intrapreso, soprattutto nell’ultimo decennio, misure significative per proteggere il patrimonio culturale del Paese, come dimostrano i recenti casi di restituzioni di beni dagli Stati Uniti. Le prime norme sulla protezione dei beni culturali durante l'Impero Ottomano risalgono tuttavia al 1869. L’ultima legge promulgata nel 1906 è rimasta in vigore nella Repubblica di Turchia fino all'introduzione della Legge sulle antichità n. 1710 nel 1973. La lotta contro il traffico illecito è però complessa e il ricchissimo patrimonio locale continua a essere minacciato da furti, saccheggi e traffico illecito di reperti antichi che esportati illegalmente dal Paese, raggiungono mercati globali e illeciti. Come ha sottolineato Zeynep Boz, capo del Dipartimento per la lotta al traffico illecito di beni culturali del Ministero della Cultura e del Turismo turco, «la Lista Rossa dell’Icom-Turchia, non solo sensibilizza l'opinione pubblica sugli oggetti più a rischio di traffico, ma dimostra anche il forte impegno internazionale della Turchia nella prevenzione del traffico illecito di beni culturali».

La Lista Rossa è accessibile online e viene distribuita alle forze dell'ordine (dogana e polizia), ai musei e al mercato dell’arte di tutto il mondo. Comprende sette categorie di beni culturali a rischio (Documenti, manoscritti e libri; Vasi; Sculture, statuette e figurine; Elementi architettonici; Monete; Accessori e strumenti; Oggetti religiosi), e include 53 esempi fotografici provenienti dalle principali collezioni museali turche. Dai manoscritti alle monete, dalle sculture ai documenti, non è solo un inventario, ma una mappa di appartenenza. Turkish Museums sottolinea che ognuno di questi oggetti «è un testimone silenzioso della storia, un narratore che collega il passato al presente. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi preventivi, molti di questi oggetti rischiano di scomparire nell'ombra del traffico illecito. La Lista Rossa dell’Icom ci ricorda la responsabilità condivisa di proteggerli. Salvaguardare un oggetto di questo tipo non significa solo preservare un manufatto, ma anche mantenere viva la storia. La Lista  funge da monito, promemoria e invito all'azione: il patrimonio culturale deve essere protetto, perché senza di esso le storie svaniscono e la memoria viene cancellata. Perché proteggere non significa solo possedere, ma anche comprendere, raccontare e mantenere vivo».

 

 

 

 

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Daria Berro, 11 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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La Turchia ha la sua Lista Rossa dell’Icom dei beni culturali a rischio | Daria Berro

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