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Still da «Orfeo e Euridice» di Shirin Neshat

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Still da «Orfeo e Euridice» di Shirin Neshat

L’Orfeo ed Euridice di Shirin Neshat è un mito in bianco e nero

L’artista iraniana-americana firma la regia dell’opera di Gluck, su libretto di Calzabigi, che debutta al Teatro Regio di Parma il 23 gennaio. Collocati in un’ambientazione contemporanea, il cantore e la ninfa non sono più figure mitologiche, ma esseri umani attraversati da amore, dolore e incomunicabilità

Daria Berro

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«Ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me, con interessanti possibilità visive e concettuali perfettamente in linea con il mio lavoro passato nella fotografia e nel cinema. Fin dall’inizio ho immaginato quest’opera in bianco e nero per incarnare alcuni di questi paradossi, ma anche per rimanere fedele al mio stile caratteristico, in cui i contrasti tra i diversi elementi di una storia sono sottolineati in termini visivi»: per Shirin Neshat, l’artista iraniana-americana che al Teatro Regio di Parma firma la regia dell’opera composta nel 1762 da Christoph Willibald Gluck su libretto del livornese Ranieri de’ Calzabigi, l’allestimento «in scala di grigi», cifra del suo linguaggio artistico, è dunque la più adatta a dar forma alle dualità che attraversano l’infelice mito del poeta, personificazione del canto, e della sua amata driade: amore e morte, coscienza e subconscio, realtà e illusione. La sua lettura affianca all’azione teatrale un secondo livello narrativo, costruito attraverso film muti in bianco e nero girate a Parma, che si sovrappongono alla scena offrendo uno sguardo intimo sui personaggi e sulle loro relazioni. La ninfa morta per il morso di un serpente e Orfeo, il cantore che la amava e che tentò invano di riportarla indietro dall'Ade, fallendo proprio sul finale del loro viaggio di ritorno, sono da Neshat collocati in un’ambientazione contemporanea, non appaiono come figure mitologiche, ma come esseri umani attraversati da amore, dolore e incomunicabilità, in un viaggio sospeso tra vita e morte.

L’azione teatrale per musica in tre atti, composta con l’intento di riformare dall’interno l’opera lirica, torna nel Teatro parmense per la seconda volta dopo quasi quarant’anni, eseguita nella versione viennese del 1762. Il debutto sarà venerdì 23 gennaio alle ore 20.00 (fino al 31 gennaio, con repliche il 25, 29 e 31 gennaio). Sul podio debutta al Teatro Regio Fabio Biondi, alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. In scena, Carlo Vistoli interpreta Orfeo, Francesca Pia Vitale è Euridice e Theodora Raftis veste il ruolo di Amore. Le scene sono di Heike Vollmer, i costumi di Katharina Schlipf, le luci di Valerio Tiberi, le coreografie di Claudia Greco, la drammaturgia di Yvonne Gebauer, il direttore della fotografia Rodin Hamidi. Lo spettacolo è realizzato in coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia,  dove l’opera arriverà  il 10 e 12 aprile al Teatro Valli.

«Raccogliendo le diffuse insoddisfazioni degli ambienti intellettuali europei di metà Settecento sulla deriva dello spettacolo operistico serio, scrive il musicologo Giuseppe Martini, ormai schiacciato e reso drammaturgicamente inverosimile dalla prevalenza edonistica dell’atletismo vocale dei virtuosi, il compositore boemo, ma di formazione italiana, Christoph Willibald Gluck mise a punto un progetto di riforma in grado di restituire espressione drammatica all’opera seria. A questo scopo si appoggiò a un libretto sul soggetto di Orfeo ed Euridice già preparato da Ranieri de’ Calzabigi e mise a punto un’unità d’azione che non tollerasse spazi lirici fini a sé stessi: eliminazione di personaggi secondari, semplificazione dell’intreccio, sfrondamento del da capo nelle arie, recitativi ridotti al minimo e intersecati fra le arie, spazio ai cori. Calzabigi mutò il finale del mito: Euridice viene restituita a Orfeo per intervento di Amore, che qui diviene personaggio fondamentale. Allestita al Burgtheater di Vienna il 5 ottobre 1762 con l’appoggio dell’ispettore generale degli spettacoli di corte Giacomo Durazzo, Orfeo ed Euridice passò in sordina. Il suo successo partì solo dopo che la ripresa che il 24 agosto 1769 a Parma ne fece lo stesso Gluck, incaricato di curare l’allestimento degli spettacoli teatrali in occasione delle nozze del duca Ferdinando di Borbone, accorciandolo da tre a un solo atto e affidando il ruolo del protagonista a un sopranista anziché a un contraltista. Da allora l’opera cominciò a girare l’Europa con grande successo, e lo stesso Gluck ne fece una nuova versione in francese a Parigi nel 1773».

Shirin Neshat illustrerà al pubblico le sue scelte allestitive in un incontro in programma il 22 gennaio all’Auditorium Niccolò Paganini, nell’ambito del progetto «Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni», ideato dalle ragazze e dai ragazzi di «Direzione Futura» e dal Salone Internazionale del Libro di Torino, in collaborazione col Comune di Parma, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Fondazione Cariparma e con il patrocinio dell’Università di Parma e di Rai. (prenotazione su miprendoilmondo.it o salonelibro.it

Daria Berro, 21 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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