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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliL’Irlanda punta a dotarsi di un sistema nazionale per affrontare le richieste di restituzione dei beni culturali acquisiti durante l’epoca coloniale o trafugati nel periodo nazista. La proposta arriva dal Comitato consultivo sulla restituzione e il rimpatrio del patrimonio culturale, istituito dal Governo nel 2023, che nella relazione finale, pubblicata recentemente, raccomanda una profonda riforma legislativa e amministrativa.
Il documento suggerisce l’istituzione di un Comitato consultivo nazionale incaricato di valutare le richieste di restituzione e rimpatrio, affiancato da una normativa che attribuisca al Ministro della Cultura il potere di autorizzare la restituzione delle opere anche nei casi in cui vincoli statutari, fiduciari o accordi preesistenti ne impediscano formalmente la dismissione.
Secondo il rapporto, il settore museale irlandese manifesta una diffusa sensibilità etica sul tema, ma si scontra con ostacoli concreti: carenza di personale specializzato, ricerca sulla provenienza insufficiente, catalogazione incompleta e limiti giuridici. Da qui la richiesta di un programma nazionale finanziato dallo Stato per rafforzare simili competenze. I dati evidenziano infatti che il 77% delle istituzioni non dispone di personale dedicato agli studi di provenienza e il 90% non possiede cataloghi online completi.
Presieduto da Donnell Deeny, già alla guida dello Spoliation Advisory Panel britannico, il comitato propone inoltre linee guida ispirate alle migliori pratiche internazionali per la gestione delle richieste relative a beni coloniali, opere saccheggiate dai nazisti, resti umani e oggetti sacri.
«È importante riconoscere che alcuni oggetti presenti nelle collezioni irlandesi sono stati acquisiti in circostanze oggi considerate inaccettabili», si legge nel rapporto, che sostiene come l’attuazione delle raccomandazioni consentirebbe di costruire un sistema «coerente, moderno ed eticamente solido».
Il ministro della Cultura Patrick O’Donovan ha accolto favorevolmente le proposte, annunciando l’intenzione di consultare gli stakeholder del settore e di presentare al Governo un piano per la loro attuazione. Positivo anche il giudizio della World Jewish Restitution Organization, che considera il documento una base solida per un quadro di restituzione trasparente. L’iniziativa si inserisce nel solco dei Principi di Washington del 1998 (un codice etico internazionale sottoscritto da 44 Paesi che condividono l’impegno di identificare e restituire opere d’arte e beni culturali confiscati sotto il regime nazista ai legittimi proprietari o ai loro eredi, Ndr) e segue l’esempio di nazioni come Paesi Bassi e Svizzera, che hanno già istituito commissioni nazionali dedicate alle controversie sulla restituzione dei beni culturali.
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