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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliL’Antico Vinaio si prepara a entrare a Palazzo Strozzi. Il marchio fiorentino fondato da Tommaso Mazzanti, diventato negli ultimi anni uno dei casi più riconoscibili dell’internazionalizzazione della gastronomia popolare italiana, sarebbe vicino ad assumere la gestione degli spazi dedicati alla ristorazione all’interno del complesso rinascimentale che ospita una delle principali istituzioni italiane per le mostre d’arte moderna e contemporanea. L’operazione, anticipata da La Nazione, non sarebbe ancora formalmente conclusa: il contratto deve essere sottoscritto e potrebbero trascorrere alcune settimane prima della firma definitiva. L’indirizzo del progetto appare tuttavia già definito.
L’ingresso a Palazzo Strozzi rappresenterebbe un passaggio particolare nella traiettoria dell’Antico Vinaio. Nato nel centro storico di Firenze e cresciuto intorno alla schiacciata farcita, il marchio ha progressivamente trasformato un prodotto profondamente locale in un format internazionale, sviluppando una rete di oltre cinquanta punti vendita e arrivando da Firenze a Milano e Roma, fino agli Stati Uniti e a New York. Palazzo Strozzi introduce però un contesto diverso: non una strada commerciale o una destinazione prevalentemente gastronomica, ma un’istituzione culturale inserita nei circuiti internazionali dell’arte.
Per questa ragione anche il format dovrebbe cambiare. Secondo le anticipazioni, non si tratterà della semplice trasposizione del modello dell’Antico Vinaio: il progetto dovrebbe assumere la forma di un vero bar-ristorante, con un menu più articolato e una maggiore attenzione al consumo sul posto. Le schiacciate resteranno presumibilmente uno degli elementi identitari dell’offerta, inserite però all’interno di una proposta costruita in relazione alla sede e al pubblico di Palazzo Strozzi. La scelta intercetta una trasformazione ormai evidente nel sistema museale internazionale. Ristorazione, bookshop, retail e hospitality sono diventati componenti strutturali dell’esperienza delle istituzioni culturali, con un peso crescente tanto sul piano economico quanto sulla costruzione dell’identità dei luoghi. Dal ristorante del museo alla caffetteria firmata, questi spazi hanno progressivamente abbandonato la condizione di servizi accessori per diventare ambienti capaci di estendere i tempi di permanenza, attrarre pubblici differenti e generare ricavi complementari rispetto alla biglietteria.
Pasquale Ruocco
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