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Kimiko Bossi

Courtesy of Finarte

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Kimiko Bossi

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Kimiko Bossi: così Finarte guarda al futuro

Dopo il successo dell’asta di fotografia di ottobre, la nuova Senior Director punta su innovazione, sostenibilità culturale e coinvolgimento dei giovani collezionisti per rafforzare il ruolo della maison nel mercato globale

 

Monica Trigona

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La sua nomina a Senior Director arriva in un momento di grande fermento per Finarte, suggellato dal record nell’asta di fotografia di ottobre. È l’inizio di una nuova fase di crescita e di ridefinizione strategica per la maison?
È un momento di grande entusiasmo per Finarte, segnato da risultati straordinari come il record dell’asta di fotografia di ottobre. Questo successo non è un punto d’arrivo, ma una continua crescita, capace di parlare a un pubblico ampio e trasversale. Stiamo ridefinendo la nostra strategia per rafforzare il posizionamento della casa d’aste sul mercato internazionale, investendo in innovazione e diverse modalità di dialogo con i collezionisti. Il mercato è diventato più selettivo, maturo e attento alla qualità, avvicinare i giovani al collezionismo è una delle sfide più stimolanti. L’obiettivo è coniugare la nostra autorevolezza storica con una visione contemporanea e dinamica, lavorando insieme al nostro team di esperti specialisti che ricerca e seleziona opere per le prossime aste.
L’asta di Milano ha segnato un punto di svolta per la fotografia d’autore in Italia, con record per Giacomelli, Carmi e Toscani. Crede che questo successo rifletta una rinnovata maturità del collezionismo italiano o piuttosto una nuova sensibilità internazionale verso la nostra cultura visiva?
L’asta di fotografia, con un totale di 486mila euro di aggiudicazioni e il 93% del valore di riserva raggiunto, ha confermato Finarte come riferimento nazionale per il settore. È un risultato che non solo evidenzia la forza del mercato, ma suggerisce anche una nuova fase di consapevolezza e vitalità per l’arte italiana. I collezionisti fanno attenzione alla qualità, alla curatela e alla storia della fotografia. Autori come Mario Giacomelli, Lisetta Carmi e Oliviero Toscani hanno raggiunto risultati record, segno di un riconoscimento profondo del loro valore artistico e culturale. L’interesse verso la fotografia italiana si sta espandendo oltre i confini nazionali. Le immagini che raccontano l’identità visiva del nostro Paese, tra memoria, denuncia e sperimentazione, stanno conquistando una platea globale sempre più attenta e ricettiva, un indicatore di un autunno positivo per il mercato dell’arte in Italia, che appare oggi più consapevole e aperto alla qualità.
Finarte ha un’identità storica e una forte reputazione nel panorama nazionale, ma oggi il mercato richiede agilità e innovazione. In che modo intende coniugare la solidità di una maison fondata nel 1959 con la necessità di rinnovare linguaggi, strategie e strumenti di dialogo con i collezionisti?
Finarte è stata fondata nel 1959, con una reputazione costruita su competenza e integrità. Oggi il mercato richiede flessibilità, velocità e capacità di innovare. Milano sta vivendo un momento di grande vitalità economica e culturale, diventando punto d’incontro tra cultura, moda, design e finanza, il nostro compito è valorizzare l’eredità della casa d’arte, ma anche rinnovare i linguaggi, i canali e le strategie. Questo significa adottare strumenti digitali avanzati, ma anche ripensare il modo in cui raccontiamo le opere e coinvolgiamo i collezionisti, soprattutto le nuove generazioni.
Ha sottolineato l’importanza di investire nella cybersicurezza e nelle tecnologie digitali applicate alle aste e alla comunicazione. Come si può garantire un’esperienza d’asta digitale sicura, trasparente e al tempo stesso «umana»?
La digitalizzazione delle aste è una grande opportunità, ma richiede responsabilità. Investire in cybersicurezza è fondamentale per garantire la protezione dei dati e la trasparenza delle transazioni. Allo stesso tempo, vogliamo che l’esperienza d’asta resti umana: empatica, coinvolgente, accessibile. Per questo stiamo lavorando su piattaforme che uniscano tecnologia e storytelling, per far sentire ogni partecipante parte di una comunità culturale, non solo di un evento commerciale.
Uno dei suoi obiettivi è avvicinare le nuove generazioni al collezionismo. Come può Finarte farsi interprete di questa trasformazione, mantenendo però intatta la qualità e la competenza che la distinguono?
Finarte è sempre stata un ponte tra generazioni, mantenendo intatta la qualità e la competenza che ci contraddistinguono sviluppiamo nuovi formati, nuove narrazioni e nuove forme di partecipazione, tutto convive in un unico ecosistema di identità, piacere e investimento. Il mercato è diventato più selettivo, maturo e attento alla qualità, avvicinare i giovani al collezionismo è una delle sfide più stimolanti, non si tratta solo di proporre opere accessibili, ma di coltivare un collezionismo tra arte, lusso e oggetti di design che emozioni e coinvolga il nostro pubblico. Le nuove generazioni di collezionisti, sono pronte a portare avanti questa tradizione, ma con una visione propria, più inclusiva e attenta alla diversità.

 

 

 

Monica Trigona, 11 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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