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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliChe cosa può avere in comune un artista che ha dipinto su piatti frantumati, velluti e materiali inattesi con un pittore nato nel 1996 che ambienta le proprie figure dentro boschi, feste e scenari da fiaba nera? La risposta arriva a Sassuolo, dove Paggeria Arte mette uno accanto all’altro Julian Schnabel e Pietro Moretti. La mostra, curata da Nicolas Ballario e realizzata con la Galleria Mazzoli di Modena, inaugura il 18 settembre nell’ambito del festivalfilosofia e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 ottobre.
Il confronto non cerca somiglianze di superficie. Schnabel e Moretti appartengono a epoche, culture visive e biografie lontane, ma condividono una stessa libertà nell’uso della pittura: nessuno dei due sembra interessato a rispettarne i confini.
Per il primo, nato a Brooklyn nel 1951, la superficie è da sempre parte del racconto. I celebri piatti rotti delle «Plate Paintings», così come cera e fotografie, diventano materia pittorica e insieme elemento fisico dell’immagine. Emerso nella New York degli anni Ottanta, nel pieno del ritorno alla pittura, Schnabel ha costruito una carriera che dalla tela si è estesa al cinema e ad altri linguaggi, tanto che nel 2000 «Before Night Falls» gli è valso il Gran Premio della Giuria alla 57ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Moretti, invece, guarda alla figura e alla narrazione. Le sue tele sono popolate da personaggi e situazioni che sembrano provenire da un altrove: raduni, vegetazione, episodi quotidiani e atmosfere inquietanti convivono senza comporre una storia univoca. È una pittura espressionista nella quale la realtà viene continuamente spostata verso il sogno, il rito, la rappresentazione.
Alle Paggerie il dialogo sarà affidato a un’opera monumentale di Schnabel e a una selezione dei lavori più raccolti di Moretti. Non un passaggio di testimone, dunque, ma un cortocircuito tra due modi di intendere l’immagine. A tenerli insieme è la capacità di fare della pittura uno strumento per mettere in discussione ciò che si vede, mescolando vissuto e invenzione.
A Sassuolo, città legata per storia e industria alla ceramica, il percorso sarà accompagnato anche da una selezione di volumi sull’esperienza con essa di Schnabel. Un dettaglio che aggiunge alla mostra un’ulteriore chiave di lettura: quella di una materia industriale trasformata dall’artista in linguaggio.
Julian Schnabel, «Gill and Sanchez», 1992. Courtesy Galleria Mazzoli. Foto Rolando Paolo Guerzoni
Alessia De Michelis
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