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Henri Matisse, «Finestra aperta a Collioure», 1905, Washington, National Gallery of Art

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Henri Matisse, «Finestra aperta a Collioure», 1905, Washington, National Gallery of Art

Jan Brokken, viaggi nell’arte tra memoria, incontri e vite tormentate

Quattordici racconti attraversano Italia, Francia, Olanda e altri luoghi d’Europa sulle tracce di artisti, musicisti e scrittori, tra episodi curiosi, passioni, esili e scoperte inattese

Arabella Cifani

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Come può essere triste viaggiare se lo si fa con un carico di ricordi malinconici e si procede di luogo in luogo ricercando tracce di grandi artisti dalle vite tormentate. Si incomincia incontrando la tomba di Antonio Machado al cimitero di Collioure, una ridente cittadina di mare dei Pirenei dove Henri Matisse dipinse alcuni dei suoi più bei dipinti. Si prosegue con la tormentosa storia dell’esilio di Béla Bartók e di sua moglie dall’Ungheria agli Stati Uniti per sfuggire al nazismo, una storia che pare un singhiozzo trattenuto. Si passa a meditare sul grande violoncellista olandese Anner Bijlsma e sui suoi inquietanti rapporti con i violini di Stradivari e poi ancora su Monteverdi in un improbabile incontro dentro la Camera degli sposi a Mantova con un nobile che afferma di possedere le parti perdute dell’«Arianna» e trascina l’autore in un labirinto di ipotesi e di inganni.
Con Paolo Maria Noseda si indaga la sua viscerale passione per Napoli «paradiso abitato da diavoli», città «strana, matta, diabolica e paradisiaca». E poi si torna in Francia a evocare Monique Bourgeois, entrata a servizio come infermiera da Matisse, diventata la sua modella preferita e poi suora domenicana. Per lei e per le sue consorelle il pittore dipinse quello straordinario capolavoro che è la Cappella del Rosario a Vence convertendosi al cristianesimo: ma era in realtà per amore, per amore di Monique.
L’autore, l’olandese Jan Brokken, grande appassionato viaggiatore, ricorda, lusingato, anche una proposta di matrimonio ricevuta a bruciapelo a Rovereto dalla vedova di Fortunato Depero, e poi, passando a Venezia, si diverte a delineare un Goethe irriverente e leggero che fa la cacca nell’angolo di un campiello non avendo trovato altro posto ove liberarsi. E ancora Roma e l’Olanda del Modernismo con un’arte che doveva «guidare l’uomo e la società verso la verità e la purezza» (ma chissà se lo ha fatto sul serio).
Jan Brokken ama sopra ogni altra cosa l’Italia, e si vede: più o meno sempre qui, e ne parla, con quel misto di stupore e meraviglia che può avere solo «un frisone con i piedi ben piantati per terra» guardando degli esotici piumati. In Olanda evidentemente ci sta poco e lo capiamo. «Se c’è qualcosa che rende indimenticabile un viaggio è un incontro inatteso», dichiara Brokken, ma in realtà è questo libro, sorprendente con i suoi 14 racconti, l’incontro inatteso della lunga estate delle letture.

Arabella Cifani, 19 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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