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Luca Zuccala
Leggi i suoi articoli«Il bilancio della mia direzione alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Gnamc), iniziata il 12 febbraio 2024, è decisamente positivo. Sono aumentati i visitatori, i finanziamenti privati, gli incassi della biglietteria e del caffè, le donazioni. Il patrimonio è cresciuto e la sede si sta modernizzando. Sono in corso i lavori di risanamento conservativo dell’Ala Cosenza, riprogettata da Mario Botta...». Renata Cristina Mazzantini (Roma, 1971), nominata il 15 dicembre 2023 dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano alla guida della Gnamc, è laureata in Architettura, ha un dottorato in Progettazione ambientale ed è stata curatrice del progetto «Quirinale contemporaneo».
Direttrice, come ha trovato la Gnamc al suo insediamento e come l’ha riplasmata?
Ho trovato un istituto apparentemente chiuso in sé stesso, di fatto isolato. Ho promosso, subito, un’apertura a 360 gradi: agli artisti, alle accademie, alla comunità locale, alla cittadinanza e al mondo. Innanzi tutto rafforzando la presenza nel quartiere, mediante accordi con l’Asl, la Luiss, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e i Municipi; poi creando una rete nazionale e internazionale di relazioni tramite accordi con musei (Musei Reali Torino, Brera, Galleria Nazionale dell’Umbria), enti, media partner e sponsor... Sono stati stretti rapporti con gli artisti, che hanno offerto generose donazioni, e con gli studiosi. Grazie a questa rete, dopo il successo riscosso dalla mostra dei capolavori a Torino, oggi due mostre prodotte dalla Galleria sono a Parma e a Catania: la Galleria ha diffuso il proprio patrimonio materiale e immateriale rendendolo «migrante» sul territorio e condiviso.
Quali sinergie ha attivato tra pubblico e privato?
Ideando il Patto per la Gnamc, ho coinvolto otto grandi aziende (Autostrade, Banca Ifis, Banca Intesa Sanpaolo, Enel, Ferrovie dello Stato, Fondazione Roma, Maire, WeBuild) che versano un contributo annuale, partecipano a un «advisory board» e promuovono sinergie. Non si tratta di semplice sponsorizzazione, ma di una vera e propria collaborazione, in cui la Gnamc agisce come produttore di contenuti culturali. Un esempio: gli omaggi natalizi di Enel e Maire sono due diversi libri editi dalla Gnamc con Electa. La Galleria, infatti, ha adottato una nuova identità visiva, qualificandosi come editore. Con Maire, poi, stiamo lavorando alla promozione della creatività nelle scuole superiori. Con Techbau abbiamo coinvolto le accademie attraverso il concorso Connessioni Urbane.
Nuovo allestimento, nuovo apparato comunicativo... Che cosa vuole ancora fare?
Il museo è stato completamente riallestito, rimanendo aperto ai visitatori. Abbiamo raddoppiato il numero di opere esposte, rendendo fruibili centinaia di capolavori nascosti nei depositi. Ho adottato un discorso narrativo basato su criteri monografici che, seguendo un ordine cronologico, racconta l’evolversi dell’arte dal Neoclassicismo ai nostri giorni, individuando alcune figure chiave a cui sono dedicate le sale. Considerando prioritaria la finalità pedagogica del museo pubblico, il nuovo allestimento è corredato da schede di sala divulgative a più livelli di lettura. A breve saranno restaurate opere da esporre in esterno, avendo avviato il recupero dei cortili e del giardino Aldrovandi, che diverrà un «giardino delle sculture». Sono state acquisite 43 nuove opere per la collezione permanente, grazie a donazioni e a finanziamenti del MiC e di privati: tramite bandi, di autori noti e assenti in collezione, come Cattelan, Stingel e Cecchini; tramite donazione anche lavori di Vangi, Isgrò, Güneştekin. E la collezione continuerà a crescere.
Il successo della mostra «Il tempo del Futurismo», curata da Gabriele Simongini, ha riportato al centro dell’attenzione internazionale tanto il Futurismo italiano, quanto la Gnamc: come ha vissuto l’esperienza?
La mostra, che è stata davvero epocale con oltre 500 opere esposte e 170mila visitatori, era sotto i riflettori già prima del mio arrivo e del suo debutto. C’era molta aspettativa, perché era stata inopinatamente risucchiata nel dibattito politico, quindi ho sentito una grande responsabilità. Grazie all’impegno profuso dal comitato organizzatore, dal curatore e dal personale del museo, la mostra (prodotta internamente) è stata un successo. Ha illustrato alle nuove generazioni la straordinarietà dell’avanguardia futurista con un approccio focalizzato sul rapporto tra arte e tecnologia.
Una veduta della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma. Photo: Massimo Listri
Lorenzo Marini, «Futurpioggia», Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma. Photo: Massimo Listri
Il 19 settembre avete presentato la nuova Sala Cy Twombly, frutto di una generosa donazione da parte della Cy Twombly Foundation (presieduta da Nicola Del Roscio) di 11 opere dell’artista americano innamorato di Roma. A ciò si aggiungono anche la donazione di un Picasso, di tre milioni di dollari per la riqualificazione del laboratorio di restauro e l’istituzione di un master e di borse di studio che saranno intitolati al pittore americano. Come è avvenuto tutto questo?
Grazie a un rapporto solido e a lungo termine con la Fondazione, basato sul riconoscimento dell’eccellenza del MiC e volto a finalizzare obiettivi condivisi. La donazione, del valore di oltre 42 milioni di dollari, della Cy Twombly Foundation, infatti, può essere esemplare e incoraggiante, perché dimostra che, anche da noi, come all’estero, la professionalità nella gestione dei musei e della formazione specialistica dei restauratori paga e ispira fiducia. Credo che l’eccezionalità della donazione Twombly possa, sotto l’egida del ministro Giuli, diventare normalità.
Come risponde alle polemiche suscitate dalla gestione degli archivi storici del museo, compreso quello di Carla Lonzi recentemente restituito agli eredi?
La situazione degli archivi era caotica: in pochi anni erano stati acquisiti 49 fondi storici a fronte dei 12 raccolti dalla Galleria dalla sua nascita sino al 2015. Tra l’altro senza rispettare quanto previsto dalla Circolare Direzione Generale Archivi del 30 marzo 2017, n. 16, in assenza delle dichiarazioni di rilevante interesse culturale della Soprintendenza e senza valutarne la compatibilità con gli spazi e le risorse del museo. Va ricordato che lo Statuto della Gnamc, approvato con Decreto ministeriale 23 marzo 2017 n. 145, non menziona gli archivi. Per questo, all’interno della sede non sussistono né locali idonei per accoglierli né personale specializzato per occuparsene. Le difficoltà, quindi, sono anche conseguenza di atti condotti sulla base di procedure non conformi alle direttive, che devono essere necessariamente sanate. Diventando museo autonomo e ufficio dirigenziale, la Gnamc non ha assunto autonoma personalità giuridica ma soltanto autonomia finanziaria e contabile, quindi è evidente che le donazioni (che sono allo Stato e non al singolo museo) impegnano direttamente il Ministero e devono seguire le procedure stabilite. Lo ribadisce all’art. 18 proprio lo Statuto della Gnamc, chiarendo che «i beni della Galleria appartengono al patrimonio dello Stato e sono concessi in uso alla Galleria stessa» e che per tali beni si osservano le norme previste dalla legge. Per questo, sulla base delle delibere del Cda, si sta cercando di sanare la situazione, ricordando che il direttore di un museo autonomo resta un funzionario pubblico, quindi deve agire in base alle deleghe conferitegli e comunque tenendo conto delle normative vigenti.
Quali sono i principali problemi delle donazioni ereditate dalla precedente gestione?
In sintesi, che sono da considerarsi in gran parte nulle, se non inesistenti. Per questo vanno sanate rapidamente, come si sta già facendo, in vista della prossima apertura del Centro Studi, finanziato dal MiC con oltre 15 milioni di euro e inserito da Mario Botta all’interno dell’Ala Cosenza. Oltre 2mila metri quadrati dell’ampliamento, infatti, accoglieranno gli archivi e la biblioteca della Gnamc. Gli archivi rappresentano un patrimonio prezioso: non vi sono contrarietà nei confronti delle donazioni, ma solo la necessità di adeguare gli atti alla legalità.
Parentesi politica e legislativa. Qual è il suo bilancio della «riforma Franceschini» avviata nel 2014?
L’idea di riformare i musei con un’ottica aziendalista è stata ottima, ma ancora oggi, dopo tanti anni, deve essere definitivamente «messa a terra». Fino all’istituzione dei Dipartimenti nel MiC mancava un coordinamento e la definizione puntuale delle procedure da seguire per avviare le attività commerciali. Finalmente oggi il dipartimento DiVa per la valorizzazione del patrimonio culturale se ne sta occupando, quindi il passo è decisamente cambiato e credo che «la messa a terra» non si farà attendere.
Quali progetti futuri della Gnamc può già annunciare?
Per il 2027 abbiamo in programma varie mostre, a partire da Bice Lazzari fino al grande al grande progetto con Marina Abramovic. Vi do un’anticipazione: a novembre 2026 l’artista festeggerà a Roma il suo ottantesimo compleanno con una mostra importante, che illustrerà la sua carriera con testimonianze storiche e includerà le magnifiche opere recenti presentate in Cina. Un’altra anticipazione riguarda l’avvio di partenariati con aziende di design per lanciare una linea di merchandising che promuova le opere della collezione trasformandole in oggetti d’arte. Infine, nel 2026 la Gnamc sarà spesso in Tv in quanto set di serie televisive e film girati nel 2025.
Renata Cristina Mazzantini. Photo: dfi Dirk Vogel
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