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Uno degli affreschi della Chiesa di S. Lorenzo a Berzo Inferiore, prima dei restauri

Foto: Fai-Fondo Ambiente Italiano

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Uno degli affreschi della Chiesa di S. Lorenzo a Berzo Inferiore, prima dei restauri

Foto: Fai-Fondo Ambiente Italiano

In Valcamonica, a Berzo Inferiore, è stata restaurata una gemma tre-quattrocentesca: la chiesa di San Lorenzo

Dopo importanti lavori di recupero, il 10 ottobre riapre al pubblico l’antico edificio, custode di affreschi del XV secolo e di una storia che intreccia fede, arte e tradizioni popolari. È una delle proposte delle Giornate Fai d’Autunno

Gaspare Melchiorri

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Sulla collina che domina il centro storico di Berzo Inferiore, in media Valcamonica, la chiesa di San Lorenzo si prepara a riaprire le sue porte dopo un importante intervento di restauro. Per la comunità è l’occasione di ritrovare uno dei luoghi più significativi del patrimonio storico e artistico locale, in cui gli affreschi raccontano storie di santi, antiche devozioni e leggende profondamente radicate nel territorio. Si tratta di una delle molte proposte delle Giornate Fai d’Autunno (10 e 11 ottobre).

Le prime testimonianze documentarie dell’edificio risalgono al 1334, ma le analisi delle murature indicano origini ancora più antiche, con strutture riconducibili al XII secolo. La tradizione popolare lega la fondazione della chiesa al leggendario passaggio di Carlo Magno in Valle Camonica. Secondo il racconto, l’imperatore, giunto a Berzo presso un antico castello, avrebbe convertito il signore del luogo e promosso la costruzione di un edificio dedicato a san Lorenzo. Una narrazione che appartiene alla memoria leggendaria della valle, ma che testimonia il forte legame tra il luogo sacro e l’identità della comunità.

Nel corso del Quattrocento la chiesa fu interessata da rilevanti trasformazioni: nel 1459 è ricordata come «ricostruita e restaurata», mentre negli anni successivi venne ampliata. La facciata a capanna conserva il portale datato 1486; all’interno, l’aula unica, scandita da archi a sesto acuto, conduce al presbiterio, articolato in due ambienti voltati.

È qui che si concentra una parte fondamentale del patrimonio artistico. Le Storie di san Lorenzo, attribuite a Girardo da Cemmo, decorano la volta del presbiterio, mentre la Crocefissione e le pitture dedicate a san Glisente restituiscono un universo di immagini in cui arte e devozione si fondono. La tradizione vuole che Glisente fosse un cavaliere al seguito di Carlo Magno, divenuto poi eremita sui monti sopra Berzo: una figura centrale nell’immaginario religioso camuno.

Di particolare interesse è anche la cappella dei santi Fabiano, Sebastiano e Rocco, datata 1504 e decorata da affreschi attribuiti a Giovan Pietro da Cemmo, tra i protagonisti della pittura locale tra Quattrocento e Cinquecento. Nelle scene convivono la sensibilità tardogotica e una nuova attenzione alla prospettiva, alle architetture e alle proporzioni, segno di una stagione artistica in trasformazione.

Il restauro, promosso e diretto dalla Soprintendenza, ha affrontato i danni provocati dal tempo, dall’umidità e da precedenti interventi non adeguati. La rimozione di materiali risalenti ai restauri degli anni Ottanta ha permesso di recuperare parti di pitture murali rimaste a lungo nascoste. Sono state inoltre realizzate opere di drenaggio e impermeabilizzazione a monte dell’edificio, mentre il campanile, segnato da profonde lesioni, è stato messo in sicurezza. Gli scavi davanti alla chiesa hanno infine riportato alla luce resti dell’antico castello.

La riapertura del 10 ottobre segna una nuova tappa nella tutela di un monumento che custodisce secoli di storia. San Lorenzo torna a essere non soltanto uno scrigno d’arte, ma anche un luogo vivo, capace di raccontare, attraverso le sue immagini, le radici culturali e spirituali della Valcamonica.

Gaspare Melchiorri, 09 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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