Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliDal 25 giugno, il Pérez Art Museum Miami ospita “Basquiat: Figure, Segni, Simboli”, una mostra che riunisce una decina di opere di Jean-Michel Basquiat provenienti dalla collezione del finanziere e collezionista Kenneth C. Griffin. Il nucleo espositivo comprende nove dipinti e una scultura e si concentra su alcuni dei dispositivi centrali della pratica dell’artista: la figura, il linguaggio, il segno, la costruzione simbolica dello spazio pittorico.
Al centro del progetto si colloca Untitled (1982), uno dei dipinti più noti di Basquiat, raffigurante un teschio su fondo blu, passato alla storia per aver raggiunto i 110,5 milioni di dollari da Sotheby's nel 2017. L’opera, acquistata inizialmente dal collezionista giapponese Yusaku Maezawa, è entrata nella raccolta di Griffin nel 2024, in una transazione privata stimata intorno ai 200 milioni di dollari. Il passaggio segnala una dinamica ormai consolidata: la migrazione dei capolavori dal circuito pubblico delle aste a quello, più opaco, delle grandi collezioni private.
La mostra, curata da Franklin Sirmans insieme a Megan Kincaid, si propone di ricollocare Basquiat oltre la dimensione iconica e finanziaria, insistendo sulla complessità formale e concettuale del suo lavoro. In questa lettura, opere come Untitled (Tenant) (1982), Pez Dispenser (1984) e In Italian (1983) vengono presentate come dispositivi stratificati, in cui il riferimento alla storia dell’arte si intreccia con linguaggi urbani, scrittura automatica e costruzione identitaria. La scelta di Miami è precisa, si tratta di una comunità segnata da una forte componente diasporica e da una crescente centralità nel sistema globale dell’arte, offre un contesto coerente con le tensioni presenti nel lavoro di Basquiat: identità, migrazione, ibridazione culturale. Allo stesso tempo, il calendario dell’esposizione intercetta un altro fattore: l’afflusso internazionale legato agli eventi sportivi globali, con ricadute dirette sulla visibilità istituzionale.
Altri articoli dell'autore
La vendita serale di arte del XX e XXI secolo conquista collezionisti da 18 Paesi, tra record per Yoshitomo Nara, grandi risultati per Magritte e Brancusi e il trionfo white glove della collezione Renoir di Gabrielle Renard
Oltre 115 milioni di dollari raccolti: Andy Warhol, Claude Monet, Jackson Pollock, Gerhard Richter e Joan Mitchell si prendono la scena ma anche Lee Bontecou e Pat Passlof sorprendono portando a casa dei record
La mostra «The Turning Season» di Emily Kam Kngwarray, ospitata da Pace Gallery a New York, presenta la prima grande personale newyorkese dedicata all’artista aborigena australiana. Il percorso riunisce dipinti e lavori tessili che attraversano le diverse fasi della sua pratica, costruita su una relazione diretta con la terra e la cosmologia Anmatyerr
Wannenes propone a Milano la vendita di una selezione tra Deruta, Ginori, Meissen e Sèvres



