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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliLa provenienza, sì, è sempre un grande acceleratore nel mondo delle aste ma quando un oggetto arriva direttamente dall’universo di Andy Warhol il concetto stesso di collezionismo cambia scala. Se a questo si aggiunge il nome di Patek Philippe, allora il risultato è quasi inevitabile: una potenziale guerra di rilanci. Il 12 giugno, Christie's metterà in asta a New York un raffinato Patek Philippe Calatrava Ref. 570 proveniente proprio dalla collezione personale del padre della Pop Art con una stima compresa tra i 200mila e i 400mila dollari. Una cifra importante, certo, ma che racconta soprattutto il fascino inesauribile degli oggetti legati a figure capaci di attraversare il tempo e diventare mito. Il modello è uno dei grandi classici della maison ginevrina del dopoguerra: essenziale, elegantissimo, quasi austero, nulla di vistoso. Ed è proprio questo il dettaglio che lo rende affascinante. Si tratta infatti un pezzo scelto non per la sua appariscenza ma per la sua integrità orologiera e la sua sobria raffinatezza, un gusto lontano dagli eccessi cromatici associati all’immaginario warholiano ma perfettamente coerente con il lato più sofisticato e silenzioso del collezionista Andy Warhol.
A impreziosire ulteriormente il segnatempo c’è il quadrante «double signed», firmato non solo Patek Philippe ma anche Hausmann & Co., storica gioielleria romana amata dai grandi collezionisti del Novecento. Nel mercato vintage, dettagli come questo possono trasformare un bellissimo orologio in un pezzo quasi irripetibile. La storia del Calatrava sembra uscita direttamente da un film sul mercato dell’arte: l’orologio comparve per la prima volta nel 1988 durante la monumentale dispersione del patrimonio Warhol organizzata da Sotheby’s. Dieci giorni di vendita, oltre 10mila oggetti battuti e 25,3 milioni di dollari raccolti. Quell'asta fu un evento che contribuì a definire il moderno concetto di celebrity collection ma il colpo di scena arrivò poco dopo. In uno schedario con doppio fondo furono scoperti oltre 90 orologi e gioielli nascosti dall’artista, un tesoro segreto che aggiunse altri 1,6 milioni di dollari alla vendita e alimentò ulteriormente il mito del Warhol accumulatore compulsivo, capace di collezionare tutto: arte, design, gioielli, memoria culturale americana.
Il Patek Philippe tornò poi sul mercato nel 2021, ancora da Christie’s, raggiungendo 150mila dollari contro una stima massima di 95mila. Oggi rientra in sala in un mercato profondamente cambiato, dove la combinazione tra alta orologeria e provenienza celebrity è diventata una delle categorie più forti del collezionismo internazionale (si pensi soltanto al celebre Cartier Tank appartenuto a Jacqueline Kennedy Onassis, venduto nel 2017 per 379.500 dollari). Insomma, a certi livelli, un orologio smette di essere semplicemente un oggetto meccanico per diventare una reliquia culturale (anche se Warhol non fu mai fotografato mentre lo indossava).
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