Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Guido Reni, «Ratto di Deianira», 1619-1620, Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, inv. 537/MR 286

Image

Guido Reni, «Ratto di Deianira», 1619-1620, Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, inv. 537/MR 286

Ferdinando Gonzaga e l’ultimo splendore di una città in mostra a Mantova

Il duca mecenate al centro della mostra di Palazzo Ducale: da Guido Reni a Rubens, da Fetti ad Algardi, una quarantina di opere ricostruisce la stagione di massimo fulgore della corte mantovana alla vigilia della fine della dinastia
 

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Con Ferdinando Gonzaga, il protagonista della mostra «Sole mirabile per luce propria. Ferdinando Gonzaga mecenate e duca (1587-1626)» che si tiene a Palazzo Ducale dal 10 ottobre al 10 gennaio 2027, ci troviamo negli anni dell’ultimo splendore della dinastia mantovana, a lungo influente politicamente e famosa ovunque per il gusto, la cultura, la qualità del suo mecenatismo e delle sue committenze. Il fratello minore di Ferdinando, Vincenzo, che gli succederà alla sua morte nel 1626 e con cui si chiuderà il ramo principale dei Gonzaga, sarà colui che perfezionerà la vendita al re d’Inghilterra Carlo I della strepitosa collezione d’arte di famiglia (la «Celeste Galeria»), per cercare di tamponare i buchi delle finanze dello Stato. Ma già negli anni di Ferdinando, uomo di gran gusto e di vasta cultura, la situazione si fece critica. Il che non gli impedì tuttavia (per nostra fortuna) di chiamare a corte i migliori artisti del suo tempo e di commissionare opere d’arte di prima grandezza e imprese architettoniche come la villa La Favorita, un complesso faraonico di cui oggi resta solo una parte. «Non dobbiamo ragionare però con la mentalità di oggi, avverte Stefano L’Occaso, direttore del Palazzo Ducale di Mantova e curatore della mostra, con la collaborazione di Giulia Marocchi e Silvia Merigo. Se a noi il suo comportamento può apparire noncurante rispetto allo stato delle casse pubbliche, bisogna ricordare che allora sopravviveva politicamente solo chi riusciva a manifestare un lusso abbagliante, componente essenziale dell’autorappresentazione». 

La mostra, nell’Appartamento di Santa Croce, lo prova attraverso una quarantina di sceltissime opere giunte da importanti musei italiani e dal Musée du Louvre e dal Musée des Arts Décoratifs di Parigi, dal Musée des Beaux-Arts di Arras, dalle Colecciones Reales-Patrimonio Nacional di Madrid, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dalla Gemäldegalerie di Dresda (oltre che da collezioni private). Fra esse s’impone il dipinto di Guido Reni «Nesso e Deianira» dal Louvre, parte di un ciclo sulle «Storie di Ercole» commissionato dal duca Ferdinando per La Favorita, allora in costruzione: «Si trattava di una villa suburbana di ambizione spropositata e di assoluta novità, perché non era più semplicemente un luogo di delizia ma anche un luogo dove gestire il potere: anticipava così le grandi ville seicentesche, Versailles inclusa, che sarebbero state il luogo dell’otium ma anche quello dell’amministrazione dello Stato», continua L’Occaso. Ferdinando Gonzaga, che era stato cardinale prima di diventare nel 1612 Duca di Mantova e del Monferrato, aveva conosciuto a Roma non solo Guido Reni ma anche altri grandi artisti (compreso Caravaggio, che protesse) come Domenico Fetti, che aveva poi chiamato a Mantova come pittore di corte, e di Fetti, ci anticipa Stefano L’Occaso, «è in mostra, tra gli altri suoi lavori, un dipinto allegorico inedito». Da collezioni private giungono il «Ritratto di Camilla Faà di Bruno», nobildonna piemontese che fu la moglie «segreta» di Ferdinando Gonzaga, e il ritratto del fratello maggiore Francesco IV Gonzaga, suo predecessore, opera di Frans Pourbous il Giovane, anch’egli pittore di corte a Mantova. Il volto di Ferdinando è invece presente in quattro ritratti di diverse età uno dei quali, di quand’era «infante» (dalla Fondazione Magnani Rocca di Parma, frammento della grande pala della Santissima Trinità, capolavoro mantovano del fiammingo esposto in Palazzo Ducale), è opera di Peter Paul Rubens. La grande novità scaturita dagli studi per la mostra riguarda però un altro grande maestro del Seicento, lo scultore Alessandro Algardi, che a Roma diventerà il rivale di Gianlorenzo Bernini: «Algardi esordì proprio a Mantova, precisa L’Occaso. Arrivò, ventenne, da Bologna e ci rimase per circa sei anni, lavorando per il duca Ferdinando. Il che gli avrebbe aperto le porte della Roma papale, dove fu accolto trionfalmente. Come accade con tanti artisti, anche sugli anni della formazione di Algardi si hanno pochissime notizie, tanto che perfino Jennifer Montagu, nella sua magistrale monografia (New Haven, Londra, 1985, Ndr) si dovette arrendere di fronte alla scarsità di fonti relative a questo periodo. A forza di scavare, noi abbiamo invece trovato qualche dettaglio in più e in quest’occasione abbiamo provato a ricostruire il suo soggiorno mantovano, identificando alcune sue opere (in mostra) che sono ragionevolmente riferibili al suo rapporto con Mantova. E questo ha comportato anche una proposta di riordinamento delle datazioni, con importanti arretramenti cronologici». 

La rassegna, il cui biglietto è incluso in quello d’ingresso al Museo di Palazzo Ducale, offre anche l’occasione di visitare gli ambienti progettati, decorati o trasformati da Ferdinando Gonzaga, come la luminosissima Galleria degli Specchi, la cui decorazione pittorica (la più vasta dell’intero palazzo) fu commissionata proprio da lui. In occasioni speciali saranno aperti, su appuntamento, anche altri spazi da lui realizzati, come l’Appartamento dell’Orologio e la Scala Santa, riproduzione in miniatura della Scala Santa di Roma, da lui voluta nel 1615 e ritenuta per anni l’Appartamento dei Nani di Corte.

Domenico Fetti, «Ritratto retrospettivo di Federico II Gonzaga», 1620 circa, Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. GG 2423

Ada Masoero, 08 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Ferdinando Gonzaga e l’ultimo splendore di una città in mostra a Mantova | Ada Masoero

Ferdinando Gonzaga e l’ultimo splendore di una città in mostra a Mantova | Ada Masoero