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Redazione
Leggi i suoi articoliContinua a essere grandissima la preoccupazione per il patrimonio culturale della Cisgiordania. Come previsto mesi fa da attivisti e organizzazioni in difesa dei diritti (in Italia gli archeologi del Pubblico Impiego avevano in proposito scritto una lettera aperta, denunciando l’uso politico dell’archeologia e la deliberata distruzione del patrimonio culturale palestinese), l’iter del disegno di legge che consentirebbe all’Israel Antiquities Authority (Iaa) di estendere la sua giurisdizione anche su questi territori, in barba al diritto internazionale, ha compiuto ulteriori passi.
L’8 febbraio sono state adottate nuove misure che di fatto concederebbero all’attuale ministro del Patrimonio israeliano di nominare il consiglio di governo, dichiarare i siti archeologici ed espropriare terreni e antichità in tutta la Cisgiordania. Unanime la condanna da più parti del mondo, come riferisce la Bbc: «Palestinesi, paesi arabi, gruppi anti-occupazione israeliani e il Regno Unito hanno condannato le nuove misure approvate dal gabinetto di sicurezza israeliano per la Cisgiordania occupata, affermando che equivalgono di fatto a un’annessione».
Le misure, che dovrebbero essere firmate dal comandante militare israeliano in Cisgiordania, mirerebbero ad aumentare il controllo israeliano sul territorio in termini di leggi sulla proprietà, pianificazione, licenze e applicazione delle leggi.
Associazioni come Peace Now e Geneva Initiative, insieme alla ong israeliana Emek Shaveh, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno espresso la loro preoccupazione per questo disegno di legge descrivendolo come un’«annessione extraterritoriale» che «rappresenta una seria minaccia alla fattibilità di una soluzione negoziata tra i due Stati».
Inoltre, il disegno di legge costituirebbe una violazione della Convenzione dell’Aia (1954), della Quarta Convenzione di Ginevra (1949) e dell’Accordo di Oslo II (1995) che ha stabilito la suddivisione della Cisgiordania in tre aree: l’Area A e l’Area B sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, mentre i siti dell’Area C sotto il controllo totale israeliano.
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