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L’opera permanente di Diego Cibelli, «Il cielo si ricorda degli Etruschi», nell’atrio del Museo di Villa Giulia

Foto Grafi Luce. Courtesy di Museo Etrusco di Villa Giulia

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L’opera permanente di Diego Cibelli, «Il cielo si ricorda degli Etruschi», nell’atrio del Museo di Villa Giulia

Foto Grafi Luce. Courtesy di Museo Etrusco di Villa Giulia

Il museo etrusco più importante al mondo cambia volto: la rivoluzione di Villa Giulia secondo la direttrice Luana Toniolo

Il progetto espositivo permanente di Diego Cibelli, «Il cielo si ricorda degli Etruschi», tra i 29 progetti vincitori del Pac2026, rappresenta «un manifesto di Villa Giulia nel XXI secolo». Un museo inclusivo, aperto alle periferie e al contemporaneo

Nell’atrio del Museo Etrusco di Villa Giulia la prima forma di interazione tra lo spettatore e il museo avviene alzando gli occhi verso la volta. Qui la costellazione di figure antropomorfe in ceramica realizzate dell’artista di Scampia (Na) Diego Cibelli, liberamente ispirate all’iconografia etrusca, fluttua tra la cascata di foglie, grappoli d’uva, nastri floreali, che richiama la decorazione dell’emiciclo di Prospero Fontana, riunendo in un solo colpo d’occhio le due anime di un luogo in piena trasformazione. In mezzo, frammenti di azzurro guidano lo sguardo verso quel cielo letto dall’artista come «un qualcosa in continuo cambiamento, ma che conserva una sua memoria».

Il paesaggio immaginario evocato dal nuovo progetto espositivo permanente di Cibelli, intitolato «Il cielo si ricorda degli Etruschi», tra i 29 progetti vincitori del Pac2026-Piano per l’Arte Contemporanea, è stato inaugurato a Roma alla presenza del capo dipartimento per le attività culturali Massimo Osanna, del direttore generale Creatività contemporanea Costantino d’Orazio, della direttrice del Museo Etrusco Luana Toniolo, del curatore del progetto Andrea Viliani. L’opera, oltre a ridefinire lo spazio-tempo della villa come un ecosistema in cui le differenze tra passato e presente oscillano fino a diventare confluenze e sinergie, rappresenta, come ha detto la direttrice, «un vero e proprio manifesto di Villa Giulia nel XXI secolo».

L’installazione diventa così il paradigma interattivo e immaginativo delle nuove strategie e narrazioni del Museo stesso: una collezione di arte antica e di arte contemporanea che attraversa e reinventa il tempo e lo spazio facendo del passato una materia presente e del Museo un’opportunità dinamica di accesso e riconsiderazione delle conoscenze.

L’artista ha voluto che durante la giornata inaugurale dell’opera fosse organizzato, nel Ninfeo di Villa Giulia, un laboratorio creativo con tanto di banchi scolastici, che ha coinvolto i ragazzi delle scuole di Scampia. «Non ho scelto volutamente studenti delle Accademie o dei licei artistici, già avvezzi all’arte, ha spiegato Cibelli, ma ragazzi delle scuole del mio quartiere, che hanno utilizzato i calchi delle mie opere per creare nuovi lavori, partecipando all’atto creativo e superando il disagio che talvolta si avverte trovandosi di fronte a un museo come questo o a un’opera d’arte. L’idea è che anche il mio archivio dei calchi in gesso venga riattualizzato dalle loro mani. L’arte, la bellezza, la creatività sono di tutti. Iniziative come questa tendono a guardare ai musei, alla bellezza, alla creatività come a uno strumento di appartenenza rivolto a tutti».

Direttrice Toniolo, è vero che il cielo si ricorda degli Etruschi?
Il cielo si ricorda degli Etruschi, ma soprattutto noi vogliamo che gli Etruschi non siano solo ricordati, ma che si torni a conoscerli e a farli dialogare con il presente. Crediamo profondamente che il patrimonio di questo museo sia talmente forte da essere in grado di parlare a pari con il presente e di costruire delle domande per il futuro.

Che cosa significa per il museo etrusco più importante al mondo accogliere un’opera contemporanea permanente come quella di Diego Cibelli?
L’opera di Cibelli, resa possibile grazie al Piano per l’Arte Contemporanea 2026 della Direzione Generale Creatività contemporanea, rappresenta la nostra idea di museo, è un vero e proprio manifesto di Villa Giulia nel XXI secolo. 

In che modo l’opera di Cibelli si inserisce in questa sua nuova visione del Museo?
L’opera di Cibelli, già a una prima visione, unisce le due anime del Museo: il patrimonio etrusco, ripreso attraverso le due figure che danzano ispirate alle nostre opere più note, e la cascata di foglie e di grappoli che richiamano la decorazione dell’emiciclo di Prospero Fontana, che dialogano insieme.

Come si inserisce in questo suo progetto la presenza dei ragazzi di Scampia che, guidati dai collaboratori di Cibelli, sono entrati nel vivo del processo creativo?
Nella presenza dei ragazzi di Scampia trova voce un altro elemento essenziale del nostro progetto: portare le periferie all’interno del Museo. Dato che l’artista è originario di quella zona di Napoli, abbiamo voluto condurre qui i ragazzi del suo quartiere. Cibelli per l’occasione ha realizzato delle bozze di opera, ha portato le matrici, i calchi, tutti i suoi strumenti. Gli artigiani che lavorano con lui nello studio partenopeo hanno aiutato i ragazzi a comporre le opere. In questo modo i giovani hanno potuto constatare come il museo non è solo un luogo statico, che conserva la memoria, ma un posto in cui l’arte nasce, crea e si produce, in un insieme che è comunità.

Qual è la sua idea di Museo del futuro?
Il Museo è un luogo di produzione artistica e cultura contemporanea. Il nostro obiettivo è quello di costruire un dialogo nel presente e una riflessione sul nostro futuro. Il nostro museo del futuro è un luogo che unisce il patrimonio di linguaggi diversi a diversi territori, generazioni lontane, modi di parlare diversi. Il Museo etrusco del futuro sarà un luogo vivo, aperto, che si prende cura del patrimonio restando connesso anche al territorio e a chi ci vive.

In che modo il Museo Etrusco coniuga antico, contemporaneo e welfare culturale ottemperando al binomio inscindibile arte e cura?
Pienamente in linea con il Piano Olivetti, cui tiene tanto il Ministero della Cultura, abbiamo deciso di portare le periferie in città anche per mostrare come l’arte possa veramente cambiare la vita delle persone. Anche nascendo in aree complesse si può appunto arrivare all’arte. Replicheremo i laboratori nel mese di ottobre anche con associazioni di ragazzi con un autismo grave. Con i malati di Parkinson, in genere, facciamo «Dance Well» nel giardino. Ora le danze saranno effettuate assieme all’Accademia di musica di Scampia. Un modello che pensiamo si possa riproporre e che unisce il nostro patrimonio, arte contemporanea e welfare culturale.

Quale sarà il prossimo appuntamento con l’arte contemporanea?
La prossima settimana ci sarà la mostra della famosa fotografa indiana Dayanita Singh.

Che autunno sarà quello del Museo Etrusco?
Sarà un autunno ricco di riaperture. Innanzitutto avremo il Sarcofago degli Sposi completamente restaurato, ma nel suo nuovo allestimento. A fine anno si riaprirà, completamente restaurata e con una grande mostra, Villa Poniatowski, chiusa da decenni e a volte solo parzialmente aperta. Ci sarà anche l’importante riallestimento della collezione Castellani.

A proposito della collezione Castellani, in autunno il pubblico vedrà un’importante novità…
Dalla fine di ottobre sarà aperto al pubblico il progetto dei gioielli Castellani. Ci sarà un allestimento nuovo, per certi versi contemporaneo, a partire dall’ingresso monumentale. Le vetrine assomiglieranno a sculture e verranno esposti per la prima volta tutti i materiali dei depositi, l’intera collezione, inclusi pezzi inediti, mentre tireremo fuori materiali che non si vedevano dagli anni Novanta, le collezioni precolombiane, le collezioni dell’Italia contadina…

Lei, in qualità di ex funzionario archeologo presso il Parco Archeologico di Pompei e direttore dell’Antiquarium, si è occupata anche di installazioni immersive. Porterà iniziative simili all’interno del Museo Etrusco?
Con le Installazioni multimediali per la Tomba François, la collezione Castellani abbiamo cercato anche un linguaggio diverso dal solito, più vicino alla quotidianità, che riuscisse a coinvolgere tutto il pubblico. Cerchiamo in questo modo di raccontare, di formare i visitatori prima di farli entrare nelle sale in modo che sappiano già quello che incontreranno.

A che punto sono le ex Concerie Riganti, nel parco di Villa Poniatowski, pronte a diventare un nuovo spazio espositivo del Museo Etrusco?
I lavori proseguono e pensiamo di terminarli per l’estate dell’anno prossimo. Ci sarà uno spazio espositivo molto bello con una grande luce che ospiterà mostre di vario tipo. Sarà un grande potenziale per Villa Giulia e stiamo già pensando a molti progetti che uniranno le varie anime del museo: la sua importantissima collezione e lo sguardo aperto in dialogo con il presente, ma soprattutto con il futuro.

C’è qualche pezzo nascosto, oggi nei depositi, che lei vorrebbe mostrare al pubblico?
Il Museo sta cambiando. Per la fine del 2027 sarà completamente diverso, con un nuovo percorso, e questo comporta anche spostamenti di opere, al di là di uno dei nostri pezzi iconici, come l’Apollo di Veio, che a ottobre troverà una sua nuova collocazione, molto scenografica. Nei depositi conserviamo grandi tesori a livello di corredi, gioielli, sculture note solo agli studiosi. Queste occuperanno gli Spazi di Concerie raccontando la specificità delle città etrusche.

Qual è la scommessa più grande da quando è alla guida del Museo Etrusco?
Sicuramente riuscire a parlare a un pubblico diverso. Per questo lavoriamo anche con l’arte contemporanea.

Lei è un habitué di questo Museo, che frequentava già da quando aveva quattro anni…
Fu uno dei primi musei nel quale mi portarono i miei genitori quando ero ancora sul passeggino. Tornarci da direttrice è stata una grandissima emozione.

Samantha De Martin, 18 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Samantha De Martin

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