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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliI borghi italiani sono memoria viva del Paese, comunità viventi che generano valore, laboratori diffusi di innovazione, futuro, rigenerazione culturale, sociale ed economica. È il messaggio emerso dalla prima giornata di «Pnrr Piccoli Borghi», l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura e accolta dal 16 al 18 settembre negli studi di Cinecittà, a Roma. L’appuntamento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, degli enti territoriali e dei Comuni coinvolti nell’investimento 2.1 «Attrattività dei Borghi», finalizzato a sostenere il rilancio dei piccoli centri storici italiani attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale, il miglioramento dei servizi e il sostegno alle attività economiche locali.
Come ha ribadito il ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenendo all’incontro, «le tre giornate rappresentano un’occasione speciale per fare il punto e tracciare un bilancio sulla strategia nazionale messa in campo dal Governo a favore del patrimonio culturale, sociale ed economico dei borghi e delle aree interne» e per «individuare insieme nuove direttrici di sviluppo con un coinvolgimento delle comunità, del terzo settore e del mondo dell’impresa». Considerando il binomio cultura e borghi «inscindibile», Giuli ha inoltre definito questi ultimi «un elemento centrale dell’azione del Ministero della Cultura, uno scrigno di senso, di tradizioni popolari, di risorse culturali», ricordando «gli oltre 4 miliardi e duecento milioni di euro che il Ministero sta investendo per la tutela, l’innovazione e la valorizzazione del patrimonio». Di questi, circa 1 miliardo di euro di investimenti attivati hanno coinvolto in tutta Italia 315 borghi, finanziato 232 progetti di rigenerazione e portato a compimento 3.349 interventi, superando l’obiettivo europeo fissato a 3.350.
Nel corso dell’attuazione, Invitalia ha operato al fianco del MiC, fornendo supporto tecnico-operativo ai soggetti attuatori e gestendo la misura dedicata alle imprese. Se il comune piemontese di Elva, esempio virtuoso, ha scommesso su casa, lavoro e formazione per la rigenerazione della sua comunità montana, il piccolo borgo molisano di Castel del Giudice guarda al futuro con la realizzazione di un forno di comunità quale presidio di socialità, memoria alimentare e identità territoriale. Campolo, frazione dell’Appennino bolognese, rinasce invece con la sua scuola della pietra e il recupero delle antiche tecniche artigianali.
Il «Programma Borghi» si è articolato lungo due principali direttrici. La prima ha riguardato 21 grandi progetti pilota, uno per ciascuna regione e provincia autonoma, destinati a centri caratterizzati da particolari condizioni di fragilità o a rischio di abbandono. La seconda ha sostenuto 211 progetti promossi dai Comuni per valorizzare il patrimonio culturale, migliorare gli spazi pubblici e rafforzare i servizi e l’offerta culturale dei territori. Una specifica misura è stata dedicata al sostegno delle attività economiche locali. Attraverso «Imprese Borghi» sono state finanziate 2.657 iniziative imprenditoriali nei settori della cultura, del turismo, dell’artigianato, del commercio e dell’agroalimentare, contribuendo a rafforzare il tessuto produttivo dei centri coinvolti.
Se Antonio Palmisano, coordinatore della struttura di missione del Pnrr presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha sottolineato come il Piano abbia affrontato i borghi «con una strategia e interventi che riguardano anche le scuole e i presidi sanitari», Angelantonio Orlando, direttore dell’Unità di Missione per il Pnrr nell’ambito del Ministero della Cultura, ha sottolineato come il «Pnrr sia stato solo un motorino di avviamento», mentre è necessario «trovare attività affinché quello che abbiamo fatto possa durare».
Massimo Osanna, capo Dipartimento per le Attività Culturali, ha invece auspicato che «questa esperienza di grande impegno non si esaurisca con la chiusura del Pnrr, ma che le iniziative diventino valore per le comunità». «Ogni borgo, ha detto Osanna, è un luogo della memoria da tutelare e far conoscere per fare in modo che diventi seme per il futuro».
Un invito a «non fermarsi a ciò che è stato fatto oggi» è giunto anche dal ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, che ha evidenziato come «rendere appetibili i borghi significhi fare quegli investimenti tipo connettività, superamento di barriere» oltre a ricordare l’investimento effettuato anche nelle scuole e nelle farmacie rurali.
La prima giornata dell’evento «PNRR Piccoli Borghi» ha registrato anche la presenza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. «Il turismo dei borghi in Italia, ha ricordato, contribuisce ogni anno con oltre 5 miliardi di euro al Pil e con 2 miliardi e 300 milioni di euro di entrate fiscali per le casse dello Stato». Il Ministero del Turismo ha destinato 34 milioni di euro ai borghi a cui si aggiungono 75 milioni per le città Unesco e oltre 30 milioni per i cammini che li attraversano. Si parla di 150 milioni di euro investiti sul territorio per favorire la destagionalizzazione e il turismo sostenibile e diffuso.
In un videomessaggio il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme della Commissione Europea, Raffaele Fitto, ha ribadito come i borghi rappresentino «i luoghi in cui identità, tradizioni imprese e comunità continuano a generare valore» ricordando il «Right to Stay Strategy: Your Region, Your Future» la nuova iniziativa della Commissione Europea promossa per garantire a ogni cittadino il diritto di scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nel luogo in cui è nato.
Ad aver concluso tutti gli obiettivi del Pnrr è anche Cinecittà, cornice che ha accolto l’evento, e che, come ha ribadito l’amministratore delegato Manuela Cacciamani «grazie a questa conclusione oggi ha un’offerta competitiva molto alta rispetto a tutti gli altri teatri europei. Cinecittà compie 90 anni nel mese di aprile. Questo è un momento importante perché grazie a questi investimenti del Pnrr oggi può permettersi di fare offerte diversificate anche in funzione della tipologia del progetto che deve ospitare».
Samantha De Martin
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