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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliAffacciata sull’Adriatico, crocevia storico tra Italia, Balcani e Mediterraneo, sospesa tra porto, stratificazioni storiche, paesaggio e nuove progettualità culturali, Ancona si prepara ad affrontare il percorso verso l’anno di Capitale Italiana della Cultura 2028. Un riconoscimento arrivato grazie a un dossier costruito sull’identità mediterranea della città, ma anche sulla volontà di trasformare musei, biblioteche, università e spazi pubblici in un sistema culturale stabile e integrato. Ne parla l’assessore alla Cultura Marta Paraventi, impegnata su vari fronti tra la riapertura della Pinacoteca Podesti, il recupero della Biblioteca Benincasa, il rapporto tra patrimonio storico e contemporaneo e la sfida di lasciare alla città un’eredità che vada oltre il calendario degli eventi.
Ancona ha costruito la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028 sul rapporto tra porto, paesaggio, patrimonio storico e produzione contemporanea. Come avete tradotto questa identità nel dossier e qual è stata la sfida più difficile?
La sfida più difficile è stata trasformare l’identità di Ancona in un progetto leggibile, non celebrativo. Ancona è porto, paesaggio, storia, mare, scambio, ma anche produzione contemporanea, università, ricerca, teatro, accessibilità. Nel dossier abbiamo provato a tenere insieme tutto questo dentro una visione unitaria: una città che non si limita a custodire il proprio passato, ma lo assume come energia per progettare il futuro. Il mare non è stato trattato come sfondo, ma come matrice culturale: luogo di partenze, arrivi, contaminazioni, lavoro, memoria e immaginazione. La difficoltà vera è stata evitare la frammentazione, mettendo in relazione musei, spazi pubblici, porto, centro storico, parco del Cardeto, il Conero e nuove generazioni. “Questo. Adesso.” significa proprio questo: riconoscere ciò che Ancona è, e decidere di attivarlo ora.
Il progetto insiste molto sulla dimensione mediterranea e adriatica di Ancona. Quanto può diventare strategico oggi il ruolo della città come ponte culturale tra Italia, Europa orientale e Balcani?
Per Ancona la dimensione adriatica e mediterranea non è uno slogan, ma una condizione storica. La città è sempre stata un punto di relazione: verso la Grecia, i Balcani, l’Oriente, le rotte commerciali, religiose e culturali che hanno attraversato l’Adriatico. Oggi questo ruolo può tornare strategico, perché l’Europa ha bisogno di città capaci di costruire connessioni, non solo confini. Ancona può essere un laboratorio culturale dell’Adriatico: una città sede del Segretariato Permanente per l’Iniziativa Adriatico Ionica che mette in dialogo istituzioni, università, porti, comunità, artisti e territori. Nel percorso verso il 2028 vogliamo rafforzare questa vocazione, anche attraverso collaborazioni internazionali e reti culturali che guardano a Spalato, Dubrovnik, Zara e all’intero spazio adriatico-ionico. La cultura e il tema del Rinascimento adriatico che è centrale nel dossier possono diventare diplomazia concreta, prossimità tra popoli, costruzione di futuro comune.
Mole Vanvitelliana (Lazzaretto), Ancona
Con la riapertura della Pinacoteca Podesti avete avviato un importante lavoro di riallestimento e ridefinizione del museo. Su quali aspetti siete intervenuti e quale ruolo avrà la Pinacoteca nel percorso verso Ancona 2028?
La riapertura della Pinacoteca Podesti non è stata soltanto la conclusione di un cantiere, ma l’avvio di una nuova centralità culturale. Siamo intervenuti sul riallestimento, sulla leggibilità del percorso, sull’accessibilità, sulla comunicazione e sull’identità del museo. Era importante che la Pinacoteca tornasse a essere percepita non come un luogo distante, ma come la casa dei capolavori della città. Il nuovo percorso valorizza opere fondamentali, da Crivelli e Tiziano a Lotto, da Guercino a Podesti, e introduce strumenti più inclusivi: didascalie bilingui, modelli tattili, approfondimenti e nuove modalità di fruizione. Nel percorso verso Ancona 2028 la Pinacoteca avrà un ruolo decisivo: sarà uno dei nodi del sistema culturale cittadino, produttore di mostre dossier come quella in corso sulla produzione tizianesca del 1520 che verrà approfondita con una serie di conferenze in collaborazione con la Fondazione Tiziano e mostre di ricerca.
Molti interventi culturali della città sono legati a fondi PNRR, restauri e rigenerazione urbana. In che modo la cultura può diventare un’infrastruttura stabile di sviluppo e non soltanto una programmazione di eventi?
Il punto decisivo è uscire dall’idea che la cultura sia soltanto calendario di eventi. Gli eventi sono importanti, ma devono poggiare su luoghi, competenze, reti e servizi permanenti. I fondi PNRR, i restauri, la rigenerazione urbana e il recupero degli spazi culturali vanno letti in questa prospettiva: non come interventi isolati, ma come infrastrutture di sviluppo. Una biblioteca riaperta, una Pinacoteca riallestita, una Mole più integrata nella vita culturale, spazi accessibili e connessi alle università e ai giovani producono valore nel tempo. Significa attrarre competenze, generare economie, migliorare la qualità urbana e rafforzare il senso di appartenenza. Ancona 2028 deve lasciare questo: non solo ricordi, ma capacità organizzativa, luoghi funzionanti e una città più consapevole del proprio potenziale.
Parco del Cardeto, Ancona
La Biblioteca Benincasa viene immaginata non solo come luogo di studio, ma come presidio aperto a giovani, famiglie e ricerca. È il modello di spazio culturale che avete in mente per Ancona 2028?
Sì, la Benincasa rappresenta esattamente il modello di spazio culturale che immaginiamo: un luogo di studio e conservazione, ma anche un presidio aperto alla città. La Biblioteca nasce storicamente da un gesto di apertura nel XVII secolo al pubblico della “libreria” di Luciano Benincasa, e noi vogliamo onorare quello spirito rendendola contemporanea. Non sarà soltanto una sala di consultazione, ma uno spazio per giovani, universitari, famiglie, ricerca, incontri, laboratori, socialità e partecipazione. Il restauro, l’accessibilità, le nuove dotazioni, gli spazi espositivi, la sala incontri, la caffetteria e le funzioni digitali devono renderla un luogo vivo nel cuore del centro storico. Per Ancona 2028 la Benincasa sarà fondamentale perché una Capitale della Cultura non si misura solo dai grandi eventi, ma dalla qualità quotidiana dei suoi luoghi di conoscenza.
Il progetto Ancona 2028 mette insieme musei, università, teatro, festival, accessibilità e grandi personalità come Dante Ferretti. Che cosa significa concretamente costruire un vero “sistema culturale” e quanto conta lasciare alla città un’eredità stabile oltre gli eventi del 2028?
Costruire un sistema culturale significa mettere in relazione ciò che spesso lavora separatamente: musei, biblioteca, università, teatro, festival, scuole, associazioni, porto, paesaggio, imprese, accessibilità. Ancona 2028 ha valore se riesce a trasformare questa rete in un metodo stabile. La presenza di figure come Dante Ferretti, il ruolo di Marche Teatro, del Museo Omero, dell’Università Politecnica e delle tante realtà culturali cittadine ci dice che Ancona può ambire a una scala nazionale e internazionale senza perdere la propria identità. Ma l’obiettivo non è concentrare tutto nel 2028. L’obiettivo è arrivare al 2028 con una città più organizzata, più riconoscibile, più accessibile e più capace di produrre cultura. L’eredità vera sarà una rete che continua a funzionare anche dopo il titolo.
Monumento ai Caduti in viale della Vittoria, Ancona
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