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Nicola Davide Angerame
Leggi i suoi articoliFin dall’antichità, la parola scritta ha cercato di farsi specchio dell’arte visiva. È la tradizione dell’ekphrasis (la vivida e dettagliata descrizione di un’opera). Il virtuosismo descrittivo diventa, in questo libro di Gabriele Tinti, un corpo a corpo filosofico esistenzialista in versi, con uno dei più grandi capolavori della scultura greca, quel «Pugile in riposo», ritrovato nel 1885 e custodito al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo (nella foto, un dettaglio dell’opera). Il bronzo ellenistico rappresenta l’antitesi dell’idealizzazione classica. Il naso fratturato, le orecchie deformate, il sangue (suggerito dagli inserti di rame), i guantoni ancora stretti alle mani: tutto parla di fatica e del danno che una carne ha vissuto e che il metallo sembra elevare (e condannare) all’eternità. Eppure, il capo scatta di lato in un movimento che è una tensione psicologica.
Espressione di quella «malattia d’infinito», come la chiama Tinti. Il volumetto, bilingue e distribuito dalla Columbia University, è costruito come il copione di un monologo interiore, segnato da una drammaturgia trattenuta, non spettacolare, nella quale fragilità, resistenza e ricerca di senso dentro il dolore diventano una sola materia poetica. La statua parla dal luogo stesso del silenzio, che, anche graficamente, avvolge i versi messi a decantare: un pugile parla poco, le parole si rassegnano davanti a lui. L’aspetto eroico è distante, il corpo ferito si trasforma in un destino e il tempo fa sentire le sue lancette in un tic tac insistente che scandisce le pagine del libro tra poesie e prose poetiche. Quel pugile sono io, sei tu, siamo tutti noi: suonati e illuminati, in qualche modo. Tinti lo ascolta dai confini del tempo e gli offre la sua voce. Un incontro e un esperimento poetico intrigante che ha sedotto alcuni grandi boxeur del cinema europeo e americano: come Willem Dafoe, Abel Ferrara, Kevin Spacey, Franco Nero e Alessandro Haber, che hanno scelto di declamare i versi togliendo dall’afonia un capolavoro d’arte antica.
The Boxer
di Gabriele Tinti, traduzione inglese di David Graham & Nicholas Benson, 72 pp., ill., Eris Press, New York 2026, € 19
La copertina del volume
Nicola Davide Angerame
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