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Alessandro Martini
Leggi i suoi articoliDal 30 settembre al 30 novembre, il progetto «Il consiglio dell’arte» porta artiste e artisti legati a Bergamo e al suo territorio, anche se spesso attivi altrove, in Italia e all’estero, a dialogare con curatori e direttori di museo accomunati dal rapporto con la città e diversi per background ed esperienze, proprio nella sala dove il Comune discute e delibera. Proprio là dove le «decisioni» vengono assunte, in uno dei luoghi del «potere» per eccellenza.
«Il consiglio dell’arte» è progetto pilota, pensato per essere replicato (replicabile e sviluppabile) altrove (e nel tempo), articolato in due filoni paralleli: sei incontri pubblici in Aula consiliare con 18 artiste e artisti, di generazioni, pratiche e linguaggi differenti, in dialogo con 18 professionisti dell’arte, tra curatori, critici e docenti, e 10 laboratori gratuiti e diffusi in città e provincia, con 9 artisti che condividono le loro pratiche. I nomi dei protagonisti restano riservati fino a una settimana prima di ogni appuntamento. Si comincia il 30 settembre con i dialoghi tra la giovane artista Martina Rota e Laura Nozza, fondatrice e co-curatrice di Performatorio; l’artista residente a Parigi Luca Resta e Giovanni Berera, responsabile progetti ed eventi della Fondazione Bernareggi; e l’artista Andrea Mastrovito, attivo tra Bergamo e New York, insieme a Maria Luisa Pacelli, direttrice dell’Accademia Carrara.
C’è qualcosa di programmaticamente scomodo nell’idea di portare l’arte contemporanea sotto gli aulici affreschi di Achille Funi, nell’Aula consiliare di Palazzo Frizzoni, sede storica del dibattito politico cittadino dal 1950. Il «consiglio dell’arte» (gioco di parole tra il luogo istituzionale e la funzione consultiva che l’arte potrebbe esercitare) nasce da un anno di ricerche e visite di studio condotte dal team di Contemporary Locus, l’associazione bergamasca che dal 2012 lavora sulla rigenerazione a base culturale di spazi dismessi o dimenticati.
Il progetto, realizzato in collaborazione con il Comune di Bergamo nell’ambito di un’intesa culturale triennale, coinvolge complessivamente 27 artiste e artisti visivi e 18 tra curatori, critici e docenti. La prima parte, quella pubblica in Aula consiliare, prevede sei incontri (30 settembre, 7 e 21 ottobre, 28 ottobre, 11 e 18 novembre, sempre alle 18.30): ciascuno mette in dialogo tre artisti di generazioni e linguaggi differenti, accomunati dal legame (di nascita, di residenza, o di percorso) con il territorio bergamasco. A guidare ogni binomio, in una formula serrata di venti minuti per coppia, un curatore o una curatrice chiamati non a una trattazione accademica ma, si legge nelle note del progetto, ad «accendere scintille» e testimoniare i nodi di una ricerca in corso.
Studio Visit. © Contemporary Locus
Parallela e distinta, la seconda anima del progetto attraversa fisicamente il territorio: dieci laboratori relazionali coordinati da nove artisti incaricati (gratuiti e aperti al pubblico) distribuiti tra i quartieri di Villaggio degli Sposi, Grumello al Piano e Celadina, l’Atelier Maffei, lo Spazio Polaresco, la Biblioteca Angelo Mai, il Parco Caprotti, e alcune realtà della provincia, dal Museo d’Arte Sacra San Martino di Alzano Lombardo a uno studio condiviso a Stezzano, fino al Tabiòt di Paesaggi Prossimi a Bonate Sopra. Attività pensate come sperimentazioni site specific, partecipative e rivolte tanto agli adulti quanto all’infanzia. Entrambe le parti del progetto sono pensate con un’attenzione specifica all’accessibilità, grazie all’interpretariato Lis, ai materiali fruibili tramite Qr code e all’assenza di barriere architettoniche.
«“Il consiglio dell’arte”, nelle sue due anime distinte ma parallele, non è certamente la conclusione né tantomeno l’esito delle nostre ricognizioni, spiega Paola Tognon, direttrice di Contemporary Locus. Al contrario, si struttura come proposta pilota per aprire nuove relazioni e micro-comunità, per condividere e diffondere l’interesse per chi fa arte e per chi si prende cura dell’arte, per dare spazio a voci lontane e vicine che esprimono e descrivono l’esperienza dell'arte nel suo farsi». Un passaggio che rende esplicita l’ambizione metodologica dell’operazione: non una rassegna che fotografa un risultato, ma, nelle intenzioni degli organizzatori, «un atto di cura rivolto alle pratiche artistiche nel momento stesso del loro sviluppo».
La scelta della sede non è indifferente. Sotto la Battaglia di Legnano e il Sant’Alessandro affrescati da Funi tra il 1948 e il 1950, in uno spazio storicamente riservato alla rappresentanza politica, il progetto pone una domanda esplicita: le arti hanno un peso nel governo del territorio? È una domanda che a Bergamo, a oltre trent’anni dalla nascita della GAMeC, non suona peregrina, e che trova nell’assessore alla Cultura Sergio Gandi un interlocutore convinto, mentre l’assessora alla Partecipazione Claudia Lenzini insiste sul valore dei laboratori diffusi come «pratica di comunità». Resta da vedere se la formula pilota, con la sua insistenza sulla segretezza dei nomi e sulla dimensione dell’incontro informale, a dialogo aperto e pubblico, riuscirà davvero ad aprire un sistema relazionale che non ha paura di confrontarsi con la sua comunità, come auspicano gli organizzatori, o se resterà legata alla specificità, non banale, di questo luogo e di questo momento bergamasco.
Una veduta della Sala Consiliare di Palazzo Frizzoni, a Bergamo. Foto Mario Albergati
Alessandro Martini
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