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Jean Metzinger, «Femme à l’éventail», 1913

Foto tratta da Wikipedia

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Jean Metzinger, «Femme à l’éventail», 1913

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Il caso Metzinger: l’Art Institute di Chicago restituisce un capolavoro cubista disperso durante il nazismo

«Femme à l’éventail» tornerà agli eredi del collezionista ebreo Emanuel Lewenstein. A fare la differenza è stato l’uso dell’imaging a riflettografia infrarossa, che ha permesso di decifrare sul retro un’iscrizione a matita ormai invisibile a occhio nudo, riconducibile al nome di Paul Citroen, che gliela vendette nel 1928

Giorgio Valentini

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L’Art Institute di Chicago ha formalizzato la restituzione di «Femme à l’éventail», tela cubista dipinta nel 1913 da Jean Metzinger, agli eredi del collezionista ebreo Emanuel Lewenstein (1870-1930). La decisione giunge al termine di una complessa indagine scientifica e documentale sulla storia del dipinto, disperso a seguito delle persecuzioni naziste nei Paesi Bassi.

Acquistata da Lewenstein nel 1928 tramite il gallerista (e parente) Paul Citroen, l’opera era stata depositata dalla vedova del collezionista presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam per motivi di sicurezza. Nell’ottobre del 1940, pochi mesi dopo l’invasione tedesca, il dipinto fu battuto all’asta in circostanze oscure. Nonostante la mancanza di registri dettagliati sul venditore dell’epoca, l’istituto americano ha applicato una rigorosa etica della provenienza: «In assenza di prove contrarie, è doveroso considerare quella vendita come l’esito di una coercizione o di una confisca nazista», ha dichiarato Jacques Schuhmacher, responsabile della ricerca sulle provenienze del museo.

A fare la differenza è stato l’uso dell’imaging a riflettografia infrarossa, che ha permesso di decifrare sul retro della tela un’iscrizione a matita ormai invisibile a occhio nudo, riconducibile proprio al nome di Citroen. Tale dettaglio ha chiuso il cerchio, confermando il legame diretto tra il dipinto e la collezione Lewenstein. L’operazione è stata elogiata da Stuart Eizenstat, promotore dei Principi di Washington del 1998, come un «modello virtuoso di etica museale».

Il caso Metzinger s’inserisce in un quadro più ampio: gli eredi Lewenstein, assistiti da società specializzate nel recupero di beni saccheggiati, stanno cercando di rintracciare ancora un centinaio di opere disperse. Tra queste figura «La vita variopinta» (1907) di Vasilij Kandinskij, di recente restituita dopo una lunga permanenza al Lenbachhaus di Monaco e destinata al mercato d’asta.

Giorgio Valentini, 23 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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