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Bianca Castelbarco Albani
Leggi i suoi articoliFrancesco Hayez torna nel luogo che più di ogni altro contribuì a costruirne la carriera, il linguaggio e la fortuna critica. In occasione del 250° anniversario dell’Accademia di Brera, la Pinacoteca dedicherà infatti un nuovo omaggio al pittore veneziano, protagonista assoluto del Romanticismo italiano e figura profondamente legata alla storia dell’istituzione milanese.
L’appuntamento è previsto per novembre, quando saranno riallestite le sale 36 e 37 della Pinacoteca. Per la prima volta, opere provenienti dalla Pinacoteca di Brera e dall’Accademia di Belle Arti verranno riunite all’interno di un unico percorso. Un gesto apparentemente semplice, ma con un valore storico preciso: ricomporre, almeno temporaneamente, una storia che nel tempo si è distribuita tra museo e scuola, tra collezione e formazione, tra funzione pubblica dell’arte e costruzione della carriera artistica. Hayez non fu soltanto uno degli artisti più celebri passati da Brera. Fu maestro e direttore dell’Accademia, e proprio attraverso l’insegnamento contribuì a definire un’intera stagione della pittura italiana. Il suo rapporto con Brera è dunque duplice: da una parte quello dell’artista accolto e consacrato da una delle principali istituzioni culturali del Paese; dall’altra quello del docente che partecipa attivamente alla costruzione di una nuova sensibilità figurativa.
È anche per questo che il riallestimento assume un significato più ampio rispetto a una semplice celebrazione anniversaria. Rimettere insieme opere delle due istituzioni significa infatti rileggere Hayez nel punto in cui museo e accademia, produzione e insegnamento, storia dell’arte e formazione degli artisti si sovrappongono. Nato a Venezia nel 1791 e trasferitosi presto a Milano, Hayez diventa nel corso dell’Ottocento uno dei grandi interpreti del Romanticismo italiano. Pittore di storia, ritrattista, autore di immagini entrate stabilmente nell’immaginario nazionale, costruisce una pittura capace di muoversi tra idealizzazione, tensione politica, introspezione psicologica e rappresentazione sentimentale. Il caso più evidente resta naturalmente Il bacio, opera che ha finito per condensare in una sola immagine una parte significativa della cultura romantica italiana. L’intimità tra i due amanti si carica di significati politici e patriottici, mentre la scena privata diventa allegoria di una storia collettiva. È una delle caratteristiche più interessanti della pittura di Hayez: trasformare il sentimento in linguaggio politico senza rinunciare alla forza dell’immagine. Ma limitare Hayez al Bacio significherebbe ridurne la complessità. Nei ritratti, nelle grandi composizioni storiche e nei soggetti letterari emerge una capacità straordinaria di costruire psicologie, gesti, attese e tensioni. Hayez lavora sul volto e sul corpo come strumenti narrativi, ma anche sul rapporto tra individuo e storia. I suoi personaggi sembrano quasi sempre collocati in un momento di passaggio, sospesi tra decisione e memoria.
Brera fu il luogo ideale per questa ricerca. Nell’Ottocento l’Accademia rappresentava uno dei principali centri di formazione artistica della penisola e Milano era al centro di trasformazioni politiche e culturali decisive. Qui pittura, letteratura, patriottismo e costruzione dell’identità nazionale si incontravano continuamente. Hayez divenne una delle figure capaci di tradurre questo clima in immagini. Il nuovo allestimento arriva dunque in un momento simbolicamente forte. Il 250° anniversario dell’Accademia consente di ripensare il rapporto tra le diverse istituzioni che compongono il sistema di Brera, non come realtà separate ma come parti di una stessa storia culturale. La riunione delle opere della Pinacoteca e dell’Accademia va esattamente in questa direzione. Prima dell’omaggio a Hayez, a ottobre sarà inoltre inaugurata una rassegna dedicata ai cento anni dell’associazione Amici di Brera, altro capitolo della costruzione istituzionale del complesso. Due anniversari diversi, ma convergenti: da una parte la storia dell’Accademia e della formazione, dall’altra quella del sostegno e della partecipazione civile intorno al museo. Hayez diventa così qualcosa di più del protagonista di un riallestimento.
Bianca Castelbarco Albani
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